Branzi e De Lucchi si mettono in mostra a Lucca
In programma fino al prossimo 8 agosto a Pietrasanta (Lucca) presso Antonia Jannone Disegni di Architettura, ‘Andrea Branzi e Michele De Lucchi’ propone un interessante dialogo tra due artisti che hanno segnato profondamente il panorama del design fra gli anni ’70 e ’80. Pioniere del ‘radical design’, Branzi è stato tra i fondatori di Archizoom Associati. De Lucchi, dopo aver fatto parte di Cavart e Alchimia, è stato un membro di spicco del gruppo Memphis, al quale ha aderito poi lo stesso Branzi. Pur muovendosi su percorsi diversi, le loro visioni condividono il desiderio di superare i limiti del funzionalismo per restituire all’oggetto una dimensione poetica e riflessiva. Per Branzi l’architettura è sempre stata una disciplina teorica, quasi filosofica, capace di diventare linguaggio e strumento per interrogare la società contemporanea. A sua volta, De Lucchi ha perseguito una ricerca incentrata sull’uomo, sul potere evocativo delle forme, sulla capacità dello spazio di suscitare emozioni e generare senso.
Lungo il percorso espositivo ritroviamo una selezione di vetri concettuali realizzati da Branzi insieme al maestro vetraio Massimo Lunardon. Si tratta di oggetti delicati e poetici nei quali la trasparenza del materiale diventa supporto per segni, colori e narrazioni. Queste opere incarnano la visione di un’architettura debole, non impositiva, capace di adattarsi all’incertezza e alla complessità del presente. Il vetro, in questo contesto, si fa mezzo per esplorare il confine tra visibile e invisibile, tra idea e materia, tra progettazione e contemplazione. Accanto alle sculture sono esposti anche i disegni preparatori, autentici micromondi tracciati con linee leggere dai quali prendono poi forma le opere.
Insieme a Ettore Sottsass, De Lucchi ha contribuito a mettere da parte le rigidità del razionalismo, proponendo un design ricco di ironia, colore e simbolismo. Esposti una selezione di disegni autografi che restituiscono il lato più intimo e narrativo del suo lavoro: architetture immaginate che sfuggono alla logica costruttiva per seguire quella del racconto, dell’intuizione, del pensiero libero. Negli ultimi anni, De Lucchi ha sviluppato una riflessione sull’architettura come narrazione dove ogni progetto diventa un’occasione per esplorare l’identità, il tempo e lo spirito dei luoghi. Il disegno riacquista così la sua valenza originaria di strumento poetico e critico. Completano l’esposizione alcune sculture tratte dalla serie ‘Sassi’ dove il sasso, archetipo di forma e simbolo di memoria, diventa materia viva e spirituale. Realizzate in bronzo, evocano presenze arcaiche, primitive, consunte dal tempo ma profondamente legate alla mano dell’uomo, in un dialogo continuo tra natura e cultura, permanenza e trasformazione.
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