Alessandro Haber, “Volevo essere Marlon Brando”: lo spettacolo imperfetto come la sua grande umanità
Se Alessandro Haber non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Ma siccome c’è, godiamoci lui, il suo talento artistico e i racconti di una vita un po’ alla Bukowski. Vita che sta per finire nel suo nuovo spettacolo, Volevo essere Marlon Brando, presentato in anteprima domenica e lunedì al festival di Borgio Verezzi, da autunno in giro per l’Italia. A comunicare all’attore che sta per morire è Dio in persona (ma con le fattezze di Michele Placido) e al nostro non resta che tracciare un bilancio, “che non è un’autocelebrazione, ma il racconto di una vita tra luci e ombre”. In realtà un po’ di autocelebrazione c’è, ma in dosi omeopatiche e accostata all’autoironia, e comunque stiamo parlando di uno dei grandi del cinema italiano, oltre 160 film e non proviamo neanche a contare gli spettacoli a teatro.
Un copione vero non esiste, ma solo alcuni temi su cui il nostro si esercita in aneddotica, stimolato da tre bravi attori, Francesco Godina, Brunella Platania e Giovanni Schiavo, diretti da Giancarlo Nicoletti in una produzione di Goldenart Production e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. E i temi sono poi quelli classici, a cominciare dagli amori. Anche lì Haber ha dato, a cominciare da Giuliana De Sio, che bella come in quegli anni non è stata mai, “ma mi tradì, e allora la tradii anche io. Però non è grave quando ti tradisce una donna: l’intollerabile è quando ti tradisce un amico”. E anche qui la tematica è vasta. Non quella dei tradimenti, ma quella degli amici, sia chiaro, da Monicelli a Tognazzi, da Monica Scattini a Ennio Fantastichini, “tanti, ma sempre meno”, ricorda l’attore, che non nasconde niente, neppure di aver risposto al telefono a Nanni Moretti mentre faceva sesso, e di non aver smesso neanche in quel momento.
Si ride parecchio, si pensa altrettanto, proprio come nella vita. Una vita imperfetta come tutte, e imperfetto è anche questo spettacolo, con immagini video poco chiare e auricolari che non funzionano. Ma fa parte della filosofia artistica di Haber, per cui una gaffe sul palco ogni tanto aumenta l’umanità del tutto. E a giudicare dagli applausi ha ragione.
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