Pogacar: “Mi ritiro dopo il 2028”. Conquista il suo quarto Tour, ma nell’ultima van Aert lo stacca
Parigi – Tadej Pogacar è solo il quinto corridore della storia del ciclismo a vincere il Tour da campione del mondo. È il primo ad arrivare sul podio in sei edizioni consecutive. E la coppia Pogacar-Vingegaard è la prima a occupare i primi due gradini della classifica in cinque edizioni di fila. Tutto quello che tocca Pogacar, insomma, diventa storia, qualcosa di diverso dall’ordinario. Con il suo quarto Tour lo sloveno ha raggiunto Chris Froome e si è installato alle spalle di Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain, in attesa di raggiungerli e, se ne avrà voglia, di superarli. La voglia è quello che guida questo formidabile campione, l’ossessione della vittoria, ma anche per la sfida. Accettarne di nuove e provare a vincerle.
La salita di Montmartre, lo spettacolo della sfida
Ha fatto così ieri, in una tappa parigina resa indimenticabile dalla salita di Montmartre, ma soprattutto da lui, dal suo atteggiamento aggressivo: perché sarebbe stata una vittoria diversa, più avventurosa e selvaggia delle solite. «Era la natura della tappa a stimolarmi. Tutti correvamo per divertirci. Era l’ultima giornata del Tour, era più facile spingersi a tutta. È stata una giornata bellissima». L’ha staccato Van Aert. Solo davanti al grande fiammingo, Tadej ha tirato indietro la gamba. È stato staccato da un corridore solo sull’ultima salita del Tour. E l’ha vinto a una media record, 43,389 km/h. Il record era di Vingegaard (42,102 tre anni fa), gli ha tolto anche quello, l’ha polverizzato.
van Aert vince, ma Pogacar ha il gusto dell’invenzione
Da un certo momento della carriera, avendo preso coscienza di potere tutto, Pogacar ha iniziato a inventare. Qui ha smesso di vincere a Peyragudes, in questo Tour, e ha iniziato a distribuire doni: sarebbero state vittorie simili a tante altre, che puoi inventarti a La Plagne o sul Col de la Loze? A Parigi sarebbe stato diverso. Pogacar sta scoprendo la noia del vincitore, il tedio del non avere avversari. E negli ultimi giorni è sembrato apatico: «Burnout? No, non l’ho vissuto, ma se dovesse succedermi, la mia carriera finirebbe subito. Il mio prossimo obiettivo è vincere la Roubaix. Ma non voglio pensarci ora». In un’intervista con l’Équipe, Pogacar ha detto: «Non credo che smetterò subito, ma non mi vedo ancora a lungo in gruppo. Le Olimpiadi di Los Angeles sono uno dei miei obiettivi. Dopodiché, potrei iniziare a pensare al ritiro: vedremo».

L’idea di smettere dopo il 2028
Nel 2029 il Tour potrebbe partirà dalla Slovenia. E lui: «Ci sarò, non so se come corridore, ma non potrò mancare». Merckx e Hinault smisero poco dopo i trent’anni. Pogacar ne ha 26. Ha vinto quasi tutto. Quando quel quasi sparirà, saluterà tutti. La Vuelta per un po’ italiana, con le prime tre tappe in Piemonte, avrà Vingegaard al via, ma probabilmente non Tadej. Altre tre settimane, ancora Vingegaard? Se potesse inventarlo, un avversario, lo farebbe. Ha Van der Poel nelle classiche. Qui si è preso anche la maglia a pois, la maglia verde se la porta a casa Jonathan Milan. Ha vinto il bacio di Urska Zigart, la fidanzata con i capelli arricciati da una pioggia che ha un po’ rovinato la sera più bella del mondo, l’ultima del Tour, ma la giornata era stata infinita.
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