Rinnovabili al palo: “Target ancora invariati a due anni dalla Cop28”

Triplicare la capacità globale di energia rinnovabile entro il 2030: era questa la grande promessa sottoscritta da 133 Paesi alla Cop28 di Dubai, formalizzata in un obiettivo di 11.000 GW per stare in linea con il percorso verso 1,5°C. Ma a distanza di quasi due anni, quella promessa rimane disattesa. Lo denuncia Ember, think tank indipendente sull’energia elettrica, nel suo ultimo report pubblicato il 31 luglio (“What’s new with national renewables targets? Nothing much!”). Secondo l’analisi, i target nazionali aggiornati dai governi al luglio 2025 ammontano a 7.380 GW: solo il 2% in più rispetto a novembre 2023. Il gap per raggiungere gli 11.000 GW resta pressoché invariato: mancano all’appello 3.700 GW. In pratica, i Paesi stanno lavorando per raddoppiare la capacità rinnovabile rispetto al 2022, non per triplicarla.

Le cause? Innanzitutto, l’inerzia dei processi nazionali. La maggior parte dei governi continua a seguire i cicli di pianificazione ordinaria, senza reagire direttamente agli impegni presi in sede Cop. Solo 22 Paesi hanno modificato i loro obiettivi al 2030 negli ultimi due anni: 16 li hanno aumentati, sei li hanno abbassati. E fuori dall’Unione europea – dove 15 Stati hanno rivisto i propri Piani nazionali integrati per l’energia e il clima (Pniec) – solo sette Paesi hanno aggiornato i target, tra cui Regno Unito, Brasile, Indonesia e Corea del Sud. Nessuna revisione invece da giganti come Stati Uniti, Canada, Russia o Turchia.

Tra i maggiori mercati elettrici dell’Ue, Germania e Italia non hanno modificato i propri obiettivi. I Pniec aggiornati sono stati presentati, ma senza variazioni sulle ambizioni rinnovabili al 2030 rispetto ai piani precedenti. Francia e Spagna, invece, hanno aumentato i propri obiettivi rispettivamente di 5 e 19 GW. Ember sottolinea che è improbabile che i Paesi dell’Ue rivedano nuovamente i target prima della prossima scadenza del Pniec nel 2029, che sposterà l’attenzione al 2040.

L’analisi evidenzia poi il caso emblematico degli Stati Uniti. Dopo l’abrogazione del Clean Power Plan e la progressiva erosione degli incentivi previsti dall’Inflation Reduction Act (Ira), l’ambizione si è ridimensionata. Ember stima che il nuovo “One Big Beautiful Bill Act” ridurrà di circa 72 GW la capacità rinnovabile aggiuntiva tra 2025 e 2030. Anche la Russia non ha un target al 2030 e la nuova strategia energetica approvata nel 2025 non prevede alcuna proiezione per le rinnovabili. Fa eccezione l’India, che punta a 509 GW di rinnovabili nel 2030, più del triplo rispetto al 2022. E la Cina, che ha già superato con sei anni di anticipo il proprio obiettivo di 1.200 GW di eolico e solare, potrebbe arrivare a oltre 2.400 GW secondo proiezioni governative. Ma da sole non bastano a colmare il ritardo globale.

Ember avverte: i target nazionali non sono solo cifre simboliche, ma strumenti essenziali per guidare gli investimenti, coordinare le infrastrutture di rete e la flessibilità, attrarre capitali privati e orientare le politiche pubbliche. Continuare a operare con obiettivi sottostimati rischia di rendere il sistema elettrico più esposto a costi elevati, inefficienze e vulnerabilità sistemiche. Con la Cop30 alle porte, la finestra per riallineare l’ambizione globale alla traiettoria 1,5°C si sta chiudendo. E senza un cambio di passo nei prossimi mesi, il triplo delle rinnovabili rischia di restare solo uno slogan.

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