Un test cerebrale predice la capacità di raggiungere l’orgasmo
La capacità di avere un’erezione o di raggiungere l’orgasmo sembra essere correlata ai livelli di serotonina nel cervello che, a loro volta, possono subire delle alterazioni in seguito all’assunzione di antidepressivi. Ora un test, studiato sui pazienti in cura, può predire cosa accadrà in un rapporto sessuale durante il trattamento.
Gli antidepressivi hanno “riportato alla vita” milioni di persone ma non sempre senza sacrifici. Infatti, dal 25% all’80% dei pazienti che assumono questi farmaci sperimentano effetti collaterali di natura sessuale. La ricerca della Copenhagen University Hospital ha individuato uno strumento che potrebbe un giorno aiutarli a sentirsi meglio e a mantenere intatta la sessualità.
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Il test sul cervello
Si tratta di un test cerebrale che misura indirettamente i livelli di un neurotrasmettitore fondamentale, la serotonina, coinvolto nella libido, nell’eccitazione, nell’umore, nell’appetito, nel sonno, nella memoria e nel comportamento sociale. Le potenzialità di questo strumento sono stato presentate in occasione del 38esimo congresso dell’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP) ad Amsterdam.
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Problemi d’orgasmo
“Il lavoro dei ricercatori affronta un problema che è sicuramente molto diffuso in chi segue una terapia farmacologica contro la depressione, ovvero l’insorgenza di problemi nella sfera sessuale, soprattutto a livello dell’orgasmo”, commenta Matteo Balestrieri, già ordinario di Psichiatria all’Università di Udine e co-presidente della Società Italiana di Neuro Psico Farmacologia (Sinpf). “Quindi, andare a identificare i fattori predisponenti prima di iniziare il trattamento consente di poter scegliere quello più adatto a ogni persona. Questo è sicuramente un obiettivo importante”, aggiunge.
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Terapie “su misura”
Sebbene casi di disfunzione sessuale indotta da antidepressivi siano stati documentati fin dal 1960, non è mai esistito un modo per prevedere il rischio di problemi di libido, di orgasmo o di altre funzioni sessuali, prima di assumere un antidepressivo. Questa incertezza potrebbe cambiare in futuro. Se i risultati dello studio condotto sul test venissero infatti replicati in trial con un numero maggiore di partecipanti, “potrebbero consentire un approccio più preciso al trattamento della depressione”, afferma Kristian Jensen, medico e ricercatore presso l’Unità di ricerca neurobiologica dell’Ospedale universitario di Copenaghen e del Centro di servizi di salute mentale di Copenaghen. Questi test potrebbero aiutare i medici a selezionare i farmaci per ridurre al minimo il rischio di effetti collaterali sessuali nei pazienti più inclini a sperimentarli.
Il test
Il test non invasivo studiato dai ricercatori è in sostanza un elettroencefalogramma, o EEG, che consiste nel posizionare piccoli elettrodi sul cuoio capelluto per registrare l’attività elettrica del cervello. Il test rileva uno specifico biomarcatore chiamato “Loudness Dependence of Auditory Evoked Potentials”, o LDAEP, che misura l’attività elettrica del cervello in risposta al suono. La percezione uditiva dipende dai livelli di serotonina nel cervello, poiché il neurotrasmettitore regola l’elaborazione delle informazioni sensoriali, incluso il suono. Più basso è il livello di LDAEP, maggiore è l’attività della serotonina. E dopo che la serotonina ha svolto la sua funzione nel cervello, le cellule nervose la riassorbono.
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Serotonina
Un comune antidepressivo e alcuni inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, o SSRI, agiscono limitando la ricaptazione cerebrale, rendendo disponibile una maggiore quantità di serotonina per la regolazione dell’umore. Sebbene questo aumento possa essere benefico per l’umore, è anche uno dei meccanismi che si ritiene causino la disfunzione sessuale correlata agli antidepressivi. Studi precedenti hanno suggerito che potrebbe valere la pena di indagare il marcatore LDAEP nelle persone con problemi di salute mentale come depressione, disturbo bipolare e ansia, in quanto i livelli di LDAEP potrebbero aiutare a prevedere quanto bene un paziente risponderà a diversi farmaci psichiatrici.
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La depressione
Nella nuova ricerca gli scienziati hanno preso in esame 90 partecipanti affetti da disturbo depressivo maggiore e hanno scoperto che valori LDAEP più bassi (ovvero livelli di serotonina più alti) prevedevano la disfunzione orgasmica dopo otto settimane di trattamento con un comune antidepressivo con una precisione dell’87%. La misura, tuttavia, non ha predetto in modo significativo la riduzione della libido, ma è stata leggermente associata alla gravità della diminuzione della libido correlata agli antidepressivi.
Aderenza terapeutica
La preoccupazione maggiore, come sottolinea Balestrieri, riguarda l’aderenza alla terapia. Molti pazienti, infatti, non riescono a parlarne apertamente e decidono di interrompere la cura da soli. “A un certo punto, i pazienti interrompono il trattamento”, sottolinea Balestrieri. “Molte volte non lo dicono e sbagliano. Perché il medico può modificare i dosaggi o provare trattamenti alternativi con altri farmaci che hanno meno effetti collaterali”, aggiunge Balestrieri.
Per questo i ricercatori sono convinti che il loro test “potrebbe migliorare l’aderenza al trattamento e la qualità della vita complessiva, e in generale offrire migliori opzioni di trattamento per la depressione”, sottolinea Jensen. “Abbiamo bisogno di uno studio più ampio, con più uomini, per ottenere dati accurati sulla disfunzione erettile”, aggiunge. Jensen e il suo team di ricerca stanno attualmente lavorando a uno studio simile con 600 partecipanti.
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