Due giornalisti ucraini uccisi da un drone russo a Kramatorsk
Olena ed Yevgeny sono morti in quel momento in cui non ti senti più – o non ti senti ancora – in pericolo. I giubbotti con la scritta “Press” erano nel bagagliaio, la strada tranquilla, il serbatoio vuoto. Erano a Kramatorsk, che dalla secessione di Donetsk nel 2014 è il capoluogo del Dombass ancora controllato dagli ucraini. Una città a lungo bombardata dai missili, mai conquistata sebbene ci abbia provato già nel 2014 “Strelkov” – l’ex colonnello dei Servizi russi che si era “licenziato” per diventare il comandante delle forze armate dei ribelli filorussi. Stavano andando a fare benzina in un’area di servizio, ha raccontato la televisione nazionale ucraina per la quale lavoravano, Freedom Tv: un drone “Lancet” russo ha visto la loro auto e l’ha attaccata.
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Sono morti così la giornalista Olena Gubanova e il cameraman Yevgeny Karmazin. Un terzo giornalista, il 47enne inviato speciale Alexander Kolychev, è ricoverato con fratture e ferite. Olena aveva 43 anni, Yevgeny 33. Tutti e tre conoscevano perfettamente sia la zona che il loro mestiere, compresi i rischi e le precauzioni che vanno prese per tentare di tornare a casa vivi. Non erano sprovveduti, ma cavarsela lavorando nel Donbass è una gincana tra pericoli mortali in cui non c’è esperienza che garantisca la sopravvivenza. Operavano abitualmente “nei punti più caldi della regione di Donetsk”, ha detto su Freedom Tv il conduttore Yuriy Kulinych, esprimendo il suo dolore e le condoglianze di tutti i colleghi.
“Fin dai primi giorni dell’invasione russa su vasta scala hanno seguito la situazione nella regione, raccontando la verità sui crimini nemici, sull’evacuazione della popolazione civile e sulle storie dei nostri difensori. Hanno lavorato nei punti più caldi della regione di Donetsk ed erano sempre i primi ovunque”, ha scritto il capo dell’amministrazione civile e militare della regione, Vadym Filashkin.
Da qualche tempo, da quando i russi sono riusciti nuovamente ad avvicinarsi, Kramatorsk è finita sotto tiro anche dei droni. Lo era stata nella prima parte dell’invasione, quando i russi erano arrivati quasi alle porte della città, ma erano altri tempi e i droni erano rari: venivano ancora usati per ricognizione, per lo più, e poi il lavoro sporco lo facevano l’artiglieria e i missili.
Oggi sono diventati un’infestazione nelle aree del fronte, ma a malaria di questi quadricotteri mortali si estende per decine di chilometri e raggiunge ormai anche Kramatorsk. Spesso sono guidati dai fili di fibra ottica per aggirare la guerra elettronica, così arrivano comunque a destinazione. E se ti puntano, se finisci nell’obiettivo e il pilota russo acquattato chissà dove ha deciso di ucciderti, anche se te ne accorgi in tempo le chance di cavartela sono più che minime.
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Gli inquirenti della procura regionale hanno già aperto un’indagine per crimine di guerra ai sensi del secondo comma della dell’articolo 438 del codice penale ucraino. “I giornalisti sono civili protetti dal diritto internazionale umanitario. Stavano adempiendo al loro dovere professionale”, dice il difensore civico della Verkhovna Rada, Dmytro Lubinets, definendo “questa tragedia l’ennesimo esempio dei sistematici crimini di guerra commessi dalla Russia contro i civili”.
Entrambi i giornalisti uccisi conoscevano perfettamente la zona perché c’erano nati, nella regione di Donetsk. Yevgeny Karmazin era nato proprio a Kramatorsk: dal 2022 lavorava come operatore per le emittenti radiotelevisive statali ucraine. Olena Gubanova (è un cognome d’arte, quello vero era Gramova) era nata a Yenakiieve, e lavorava da giornalista già durante gli studi universitari. Dopo la laurea aveva condotto un programma radiofonico a radio Melodia, poi era sbarcata nel mondo della tv lavorando per una televisione regionale. Da marzo 2021 lavorava per la tv nazionale, e nel giugno 2023 le era stato conferito l’Ordine di III grado della Principessa Olga.
L’elenco degli operatori dei media uccisi in missione in Ucraina dopo l’invasione del febbraio 2022 è salito ora a 21 nomi secondo il Nuju, il sindacato nazionale dei giornalisti ucraini. L’ultimo omicidio era stato quello del fotoreporter francese Antoni Lallikan, ucciso il 3 ottobre in un attacco russo a Druzhkivka, a pochi chilometri da dove sono morti loro. E’ lo stesso saliente, la stessa linea di fuoco che passa da Druzhkivka per arrivare proprio a Kramatorsk. Ma l’elemento che unisce queste tragedie è la modalità: Antoni era stato il primo giornalista ucciso da un drone, in tre anni e mezzo di guerra: venti giorni dopo ce ne sono altri due.
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