Il film vincitore della Festa di Roma 2025 è “La mia famiglia a Taipei”
Alla Festa di Roma vince La mia famiglia a Taipei, film d’esordio da solista della regista taiwanese Shih-Ching Tsou. Un racconto al femminile che è ritorno alle radici, uno sguardo sul presente e una carezza sul futuro.
La cineasta è stata già coautrice con Sean Baker di Take Out e produttrice dei film successivi (The Florida Project, Red Rocket). Dopo l’anteprima mondiale alla Semaine de la Critique di Cannes, dove ha vinto il Gan Foundation Award for Distribution, il film conquista il Premio per il Miglior Film.
Prodotto, co-sceneggiato e montato dallo stesso Sean Baker, La mia famiglia a Taipei è un racconto intimo e urbano che intreccia tradizione e modernità, memoria e cambiamento, radici e libertà. Il film sarà distribuito nelle sale italiane da I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection e WISE Pictures, a partire dal 25 dicembre, come titolo di Natale della stagione d’autore.
Ambientato nella Taipei contemporanea, il film segue una madre single e le sue due figlie che, dopo un periodo trascorso lontano, tornano a vivere nella capitale. Shu-Fen riapre una bancarella in un mercato notturno per saldare i debiti e garantire un futuro alle figlie, mentre la maggiore, I-Ann, si divide tra studio e lavoretti. È la piccola I-Jing, cinque anni, a guidare lo sguardo dello spettatore: una bambina curiosa e vivace che scopre la città con stupore, tra i colori, le luci al neon e il frastuono delle strade. Finché un giorno il nonno le proibisce di usare la mano sinistra, “la mano malvagia”. Da quel momento, il divieto diventa una ferita e un segno di resistenza: un gesto quotidiano che si trasforma in simbolo di emancipazione.
I vincitori della Festa del Cinema di Roma 2025, da Jasmine Trinca a “La mia famiglia a Taipei”
“Il titolo originale, Left-Handed Girl, nasce da un dettaglio apparentemente piccolo — ha spiegato la regista — ma per me pieno di senso. In molte famiglie dell’Asia ancora oggi essere mancini è considerato un difetto, qualcosa da correggere. Io volevo raccontare il contrario: la mano sinistra è la mano della libertà, dell’indipendenza, di chi si costruisce da solo il proprio destino”.
Girato interamente a Taipei, nel film che tenta di restituire la vita della città come un organismo pulsante, popolato di voci, suoni, odori e gesti dentro il quale si muovono temi universali: il lavoro precario, il legame tra generazioni, la memoria, la forza femminile, il peso delle tradizioni e la ricerca di autonomia. Tre generazioni di donne — la nonna, la madre, la figlia — si muovono in un mondo quasi privo di figure maschili, e dentro questo vuoto Shih-Ching Tsou mette in scena la tenacia di chi tiene insieme la famiglia. Uno sguardo che trasforma la vita quotidiana in racconto politico. «Volevo filmare le donne del mercato come le mie eroine — ha raccontato la regista — perché sono loro che fanno andare avanti il Paese. Non volevo eroi, ma volti normali, corpi stanchi e forti. La mia macchina da presa è sempre vicina a loro, respira con loro”. “Il cinema di Shih-Ching Tsou — si legge nelle motivazioni del premio — restituisce dignità ai gesti più piccoli e alle persone invisibili. La mia famiglia a Taipei è un film che vibra di vita, e nel suo silenzio trova una forza politica e poetica rara”.
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