La vigilia di Spalletti: Juve-Udinese vista in tv, poi l’ok al contratto
Torino – Meno di un’ora da casello a casello, così comincia oggi il breve, lunghissimo viaggio di Luciano Spalletti dentro la Juve, 127 chilometri più una vita intera. Dalla sua casa di Milano, nel Bosco Verticale, alla selva abbastanza oscura della Juventus, che pure contro l’Udinese ha ritrovato la diritta via che era smarrita da un mese e mezzo. Per Luciano il toscano (come Dante Aligheri, Marcello Lippi, Max Allegri, Gigi Buffon e Giorgio Chiellini, per limitarci ai personaggi principali) sarà una discesa nel girone d’andata, si spera non troppo infernale. Nella notte raggiunto anche l’accordo economico: è fatta.
Le parole di Chiellini, l’esordio a Cremona nel mirino
«Spalletti è un grande allenatore, ha esperienza, pratica un gioco moderno e per adesso basta così, perché di firmato non c’è niente» ha detto Chiellini. «Dobbiamo ringraziare Tudor, però serviva cambiare». Centoventisette chilometri per arrivare al tavolo dell’autografo juventino, poi, forse, alla presentazione e al primo allenamento alla Continassa. Ma sabato Spalletti sarà in panchina a Cremona per il debutto. «Voglio tornare ad allenare, devo rimarginare la ferita», ha detto prima di iniziare l’ultima attesa, la più lunga.
L’assenza a Juve-Udinese per rendere omaggio a Silvano Bini
Invisibile ma presente, Spalletti era stato annunciato a Torino già per Juve-Udinese, invece è andato al funerale di un maestro e vecchio amico, Silvano Bini, 96 anni, antico dirigente dell’Empoli. Davanti alla chiesa di Ponzano, l’ex ct azzurro ha ricordato un personaggio non noto al grande pubblico, ma di quelli che reggono gli edifici sportivi ed esistenziali di tanti ragazzi. Gli uomini di sport oscuri e preziosi. «Silvano sapeva decidere e aveva tanto da insegnare, io gli devo moltissimo», ha detto Spalletti, commosso.
La partita vista in tv
Poi è tornato nella sua dimora milanese, dove incontrò Aurelio De Laurentiis per la firma finora più importante della carriera. Dal salone ha visto in tivù una Juve che si è rimessa nella medesima posizione, dopo troppe settimane di inquietante orizzontalità. La squadra all’in piedi di cui ha bisogno Spalletti. Nello schermo, il nuovo e prossimo allenatore avrà visto che il più pesante tra i bianconeri, nel senso del peso specifico, è sempre Vlahovic, il più bravo Yildiz, il più tenace Gatti: tre colonne da cui Luciano non prescinderà. Avrà ascoltato le parole del cosiddetto traghettatore Massimo Brambilla, «ho cercato di portare serenità, la vittoria è meritata, negli occhi dei ragazzi ho visto contentezza in un momento complicato» ha detto l’allenatore con il cento per cento di successi alla guida della Juventus prima di lasciarla in eredità a Luciano.
Fischi diventati applausi
Spalletti avrà forse ascoltato qualche fischio del pubblico alla squadra, poi diventato applauso: all’ovazione, nel caso, dovrà provvedere lui. Se le telecamere hanno inquadrato il perimetro interno dello Stadium, avrà notato Spalletti gli innumerevoli scudetti tatuati sulla balconata che dà sul prato, e pure la parte esterna dell’impianto, argentata, reca una lunghissima banda tricolore: il segno più tangibile di cosa sia la Juventus, forse di cosa fosse, certamente di quello che deve tornare a essere.
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