Sclerosi multipla e gravidanza: da tabù a percorso di salute
Per decenni, alle donne con sclerosi multipla (Sm) veniva consigliato di rinunciare alla maternità. Si temeva che la gravidanza potesse riaccendere la malattia, accelerarne il decorso, aumentare la disabilità. Ma la ricerca ha ribaltato questo paradigma: oggi la gravidanza non solo è considerata possibile, ma può essere anche un periodo di protezione per le donne con Sm.
“Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione culturale e clinica», racconta Doriana Landi, neurologa del Centro Sclerosi Multipla dell’Università di Roma Tor Vergata. “In passato la gravidanza veniva scoraggiata nelle pazienti perché si presumeva che avesse un impatto negativo sulla malattia. Le evidenze scientifiche più recenti, invece, hanno dimostrato chiaramente il contrario: la gravidanza è una condizione protettiva, anche se resta un rischio di riattivazione fisiologica nel periodo postpartum”.
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Dalla paura alla gestione attiva
Il cambiamento, spiega Landi, è stato reso possibile da una nuova consapevolezza terapeutica. “Oggi i rischi di riattivazione della malattia possono essere minimizzati attraverso una corretta gestione delle donne, sia in fase preconcezionale che nel postpartum”, prosegue. “L’uso di farmaci ad alta efficacia, laddove indicato, consente di garantire una gravidanza sicura dal punto di vista materno e fetale”.
Non si tratta solo di scegliere il farmaco giusto, ma di raccogliere e analizzare i dati che riguardano le donne trattate e i loro bambini. “Tradizionalmente i registri di gravidanza si concentravano sugli eventuali esiti fetali. Oggi, invece, l’attenzione si estende anche al rischio materno”, sottolinea Landi. “Abbiamo imparato che sospendere la terapia nel preconcepimento, solo per paura di un potenziale rischio, può avere effetti paradossali, con un aumento della disabilità. È una lezione importante: proteggere la madre significa proteggere anche il bambino”.
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L’ambulatorio SMamma: un modello integrato
Proprio con questo obiettivo, nel 2016 è nato a Tor Vergata l’ambulatorio multidisciplinare SMamma, portato avanti dal Centro Sm, diretto da Girolama Marfia. Un modello di presa in carico che riunisce neurologi, ginecologi, ostetrici, esperti di fertilità e psicologi. “Accompagniamo le donne in tutte le fasi del pregnancy journey”, racconta Landi. “Dalla pianificazione del concepimento al postparto, con controlli ravvicinati e personalizzati. È un percorso pensato per rispettare i parametri di sicurezza in ogni momento”.
Anti-CD20: farmaci efficaci e più sicuri
Negli ultimi anni, uno dei temi centrali è stato l’utilizzo dei farmaci anti-CD20, come ocrelizumab. “Se in passato le donne in età fertile erano spesso sottotrattate, oggi sappiamo che non è corretto offrire terapie meno efficaci solo perché si desidera una gravidanza”, spiega Landi. “I farmaci anti-CD20 ci permettono di ottenere un controllo quasi totale della malattia, con una riduzione fino al 100% delle ricadute e delle riattivazioni radiologiche”.
Le evidenze raccolte negli ultimi anni hanno portato anche a un importante aggiornamento delle schede tecniche. “Inizialmente si consigliava di attendere 12 mesi tra l’ultima infusione e il concepimento, un tempo clinicamente troppo lungo”, ricorda Landi. “Oggi, grazie ai dati di sicurezza provenienti da oltre seimila gravidanze esposte o parzialmente esposte, possiamo ridurre questo intervallo a 4 mesi. È un passo avanti enorme, basato su dati reali di farmacovigilanza”.
Lo studio presentato da Landi e colleghi al congresso della Società Italiana di Neurologia, che si è svolto a Padova dal 26 al 28 ottobre, ha mostrato che, grazie all’iniziativa condotta in collaborazione con Roche, tra il 2022 e il 2025 si è registrato un aumento significativo dei report spontanei di gravidanze nei registri di farmacovigilanza italiani.
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Nuovi dati sull’allattamento
“Fino a poco tempo fa le donne erano costrette a scegliere tra curarsi o allattare”, racconta Landi. “Oggi, grazie ai risultati di studi condotti in donne in trattamento con ocrelizumab, sappiamo che la concentrazione del farmaco nel latte materno è molto bassa e che i bambini non presentano eventi avversi. Questo ci permette di incoraggiare l’allattamento esclusivo, con tutti i suoi benefici, senza rinunciare al controllo della malattia. Oggi possiamo dire che la gravidanza è sicura in tutte le sue fasi”, conclude Landi. “E questo non significa solo poter avere figli, ma poterli avere in salute, senza dover scegliere tra la propria malattia e la propria vita”.
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