Adolescenti e salute mentale: uno su due abbandona le cure con la maggiore età
Tra la tarda adolescenza e la maggiore età è massimo il rischio di sviluppare un problema di salute mentale. Infatti tre quarti degli adulti con disturbi psichici manifestano i primi sintomi entro i 24 anni. Ma proprio in questo momento delicato della vita un paziente sue due abbandona le cure e rischia di perdersi. Ragazzi fragili che lo diventarlo ancora di più dopo i 18 anni, nella prima età adulta.
Nei servizi di cura e assistenza c’è quindi una ‘terra di mezzo’ dove proprio chi ne ha più bisogno non trova quel sostegno fondamentale per curarsi. In Italia, la transizione dai servizi di neuropsichiatria infantile a quelli per adulti è infatti troppo spesso brusca e disorganizzata. E il 50% delle persone lasciano il percorso di cura quando ne hanno più bisogno. Un dato che arriva dal 30° congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria (SIP), che si apre oggi a Bari.
Ragazzi allo sbando
“La transizione dai servizi di cura dalla neuropsichiatria infantile alla psichiatria dell’adulto è ancora complessa e critica – spiega Liliana Dell’Osso, presidente SIP, professore di Psichiatria all’Università di Pisa –. Le conseguenze possono essere disastrose con il giovane paziente che si trova nel momento più fragile della propria vita e invece di una continuità di cure subisce una frattura”.
Proprio in questo momento lo stato di salute può complicarsi. E così un ragazzo con un disagio mentale rischia di perdersi e aumentano le dipendenze e i disturbi psichici.
“Questo mancato passaggio – aggiunge Emi Bondi, presidente uscente SIP e direttore del DSM dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – rischia di compromettere il percorso di cura e, non di rado, di peggiorare la situazione clinica, aumentando il rischio di abuso di sostanze psicoattive, abbandono scolastico e marginalizzazione”.
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Lo studio
Secondo uno studio, pubblicato su European Psychiatry, il 74% dei problemi di salute mentale insorge entro i 24 anni, rendendo fondamentale la prevenzione e l’intervento precoce tra adolescenti e giovani adulti.
Ansia, depressione e altre forme di disagio colpiscono questa fascia d’età con crescente frequenza, a causa di fattori biologici, esperienze traumatiche, esposizione a nuove sostanze e stigma sociale.
I giovani rappresentano quindi una popolazione particolarmente vulnerabile, che richiede interventi mirati e strategie preventive dedicate, soprattutto nei periodi critici dello sviluppo, quando la malattia può stabilizzarsi con conseguenze a lungo termine. Curarli bene significa avere adulti in buone condizioni di salute, un vantaggio anche per il Sistema sanitario nazionale.
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La transizione nella cura
Da uno studio pubblicato sul Bmj Mental Health è emerso che in Italia solo il 12% delle transizioni avvengono con successo, il valore più basso in Europa. Nel 22% dei casi non si conoscono gli sviluppi e solo per il 26% viene mantenuta la continuità della cura.
“Questa discontinuità assistenziale è causata principalmente da tre fattori – aggiunge Dell’Osso –: la carenza di servizi specifici per la fase di transizione; una netta cesura organizzativa tra la Neuropsichiatria infantile e la Psichiatria dell’adulto; e l’applicazione di rigidi cut-off anagrafici che interrompono la continuità delle cure. Queste criticità hanno un impatto emotivo e sociale devastante, causando disorientamento nelle famiglie e un senso di abbandono e incertezza nei giovani riguardo ai tempi e alle possibilità di presa in carico”.
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Le criticità
Nonostante questo, la legislazione attuale impone che al compimento dei 18 anni d’età i giovani pazienti perdano il diritto a usufruire delle prestazioni nell’ambito della Neuropsichiatria infantile. Non possono più frequentare i centri diurni per adolescenti, ma il problema che non trovano strutture alternative e questo rende la transizione tra i vari servizi di cura complessa.
Non si diventa adulti all’improvviso
“Il 75% dei disturbi mentali esordisce prima dei 25 anni, eppure il passaggio dai servizi per minori a quelli per adulti resta uno dei momenti più critici dell’intero percorso di cura – aggiunge Guido Di Sciascio, segretario nazionale SIP e direttore DSM dell’ASL di Bari –. Non si diventa adulti all’improvviso, a 18 anni: servono percorsi di transizione strutturati, continui e personalizzati, che garantiscano presa in carico, accompagnamento e sostegno alle famiglie”.
Ma i problemi di carattere strutturale non dipendono solo dalla legislazione. “La scarsa capacità dei servizi di dare riscontro effettivo ai giovani – continua Di Sciascio – è da imputarsi anche alla carenza di personale e alla mancanza di una formazione specifica sufficientemente adeguata, che a sua volta si tramuta in una mancanza di competenze tecnico-specifiche”.
Come intervenire
Servono interventi immediati anche perché la preoccupazione sulla salute dei giovani resta alta. Sempre più studi infatti descrivono una ‘gioventù fragile’ in preda all’ansia e a rischio dipendenze.
La Società italiana di Psichiatria ha pensato a tre obiettivi per tutelare al meglio il paziente e indirizzare al meglio le risorse del Ssn. “Siamo convinti della necessità di attivare servizi multidisciplinari e multiprofessionali dedicati alla transizione, a bassa soglia di accesso, pensati specificamente per adolescenti e giovani adulti – spiega Moreno De Rossi, vicepresidente SIP e direttore del DSM Azienda ULS3 Serenissima di Venezia – . È altrettanto fondamentale la definizione di linee guida e criteri di accreditamento condivisi tra società scientifiche per garantire omogeneità e qualità sul territorio nazionale. Infine, è importante anche la realizzazione di una formazione condivisa tra la Neuropsichiatria infantile e la Psichiatria dell’adulto per rendere la transizione un processo integrato e non un mero ‘scarto’ organizzativo”.
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