All’altare senza il partner. Cos’è la sologamia e perché in questa scelta non c’è nulla di ribelle

I matrimoni diminuiscono da quarant’anni a questa parte, la natalità cala. Mi figuro un dialogo con un personaggio chiamato “Pressione sociale”, io e lei sul palco di un teatro. Lei che mi dice: “Sono un mandato antico, arcaico e forse retrogrado, spingo sottilmente le persone a sentirsi uno schifo se non si sposano e non figliano”. Io resto in silenzio, non senza una certa ricerca di effetto scenico. E poi le dico: “Sono psicoterapeuta, forse dovremmo spostarci da qui e andare nel mio studio perché, vedi, sei convinta di avere un potere ma, lasciamelo dire, sul lavoro fai veramente schifo. Credo tu soffra di una qualche forma di delirio, ma parliamone, davvero, penso di poterti essere utile”. Mi guarda perplessa, cerca un pubblico nella sala che la aiuti a rispondermi, a rifiutare la mia offerta, a ribattere. Ma il teatro è vuoto, solo io e lei. Mi gira le spalle, esce sconsolata, la seguo mentre sussurra nelle orecchie di giovani che la ignorano concentrati sui loro smartphone. Convinta, continua a sussurrare, alza la voce, qualcuno si gira a osservarla.

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Riti e leggi sociali della vita amorosa

Cambio angolatura, provo a dirla più seriamente. Ogni società ha sistemi di riti e leggi che regolano la vita amorosa. Se esiste una società libera da pressioni, da forme di corteggiamento e stabilizzazione dei legami che passando da una generazione all’altra io non la conosco. Eppure a leggere in giro, sembra che gli individui vivano con una sorta di ombra parlante sulla testa che ricorda loro come le lancette dell’orologio ticchettino impietose ed implacabili e ogni secondo passato fuori dalle relazioni d’amore sia speso in vano. E che una vita che non culmini nel matrimonio e nella riproduzione è di qualità minore, la chiamano stigma quell’ombra, che intristisce i venerdì sera e rende i risvegli del lunedì mattina di chi è solo più ingrati.

Il segreto delle coppie che continuano a fare sesso nel tempo

Quella espressione esisteva, ci sono cresciuto dentro “quanna ti truevi la vagnedda” mi rimbombava nelle orecchie nei momenti in cui già da mio sentivo che mi mancava un pezzo, una compagna, una moglie. Ma oggi, cos’è rimasto? Perché quello è il dato, i matrimoni calano, quelli religiosi di più, figli se ne fanno pochi e tardi, giornali, social media e narrativa di ogni genere cantano storie di semi-eroi solitari e fieri, alcuni tristi, alcuni incerti, bilanci di vita al volgere dei quaranta, a chi tornano pari a chi tornano dispari. Ma a guardarsi in giro, lo dico senza il supporto del mio affezionato amico, il dato statistico, chi mette su famiglia e genera prole si sente più solo che in passato, la comunità è sfibrata, il plauso per il compiuto passaggio a moglie, marito e genitore è un’eco sbiadita, con chi condividere la nascita, gli asili e la stanchezza della sera? Con chi, se gli amici di un tempo quel passaggio non l’hanno compiuto e sono impegnati chi a cercare un lavoro stabile, chi a pagare l’affitto, chi a programmare il prossimo weekend a Berlino. Pressione Sociale cammina per le strade disorientata.

Celebrare la Sologamia fa sorridere

In questo quadro la notizia delle celebrazioni di Sologamia, il matrimonio con sé stessi, fa onestamente sorridere. In fondo tutti noi cerchiamo qualcosa dal prefisso auto- che ci conforti e ci rinvigorisca: auto-stima, auto-nomia, auto-affermazione, auto-compassione. C’è bisogno di sancirlo in un finto rito che non comporta né scambi né costi, né mediazioni né compromessi, che non implica esogamia, la coniugazione col diverso da sé, vero motore degli scambi genetici in senso biologico, e dell’arricchimento e trasformazione delle società. Fa sorridere, la sologomia, suona strano il lamento contro un personaggio, Pressione Sociale, che ormai è comprimario, voce flebile, frammentato in mille alter-ego ognuno dei quali esercita la propria funzione su gruppi minuti, frammentati, sordi l’uno alle regole, ai riti e alle leggi degli altri.

Scegliere di non sposarsi oggi è più facile che in passato

Non riesco a metterla in prospettiva storica, non ho uno sguardo sul mondo così ampio da potere dire che la libertà di scelta del proprio destino sentimentale è più alta che mai, non ne ho i mezzi ne le conoscenze. Certo posso dire che scegliere oggi di non sposarsi, di non avere figli né legami è mille volte più semplice che quarant’anni fa.

Insieme ma separati, storie di coppie abituate alla distanza

I Sapiens e la ricerca di legami

La libertà, si tende a dimenticare, ha dei costi. Tutto nella vita è un rapporto rischi-benefici e se si perde il vizio di chiamare cultura qualsiasi movimento che passi attraverso le relazioni umane, un dato emerge, un borbottio oscuro, che viene dalla terra, quasi un rombo: il destino di salute dei single è meno felice di chi ha una coppia stabile, da single ci si ammala di più e si vive meno a lungo. Forse quella pressione a incontrare l’altro e diventare coppia, che duri, che non duri, vai a capire, quella pressione non è un personaggio inventato da una società oppressiva, è la voce di un segnale che trovi nell’argilla della terra più che nei libri delle norme scritte e non scritte, un segnale per così dire radicale, un portato dell’evoluzione della specie: siamo portati alla ricerca di legami stabili e sicuri che permettano cura reciproca con una persona che diventa speciale.

Sappiamo che è raro che quella persona sia per sempre, in passato perché si moriva, ahimé abbastanza giovani e i vedovi erano tanti e avevano tempo, oggi per altri motivi. Si chiama monogamia seriale, la forma di legame amoroso più diffusa sul pianeta, e non vi fate incantare da chi la reputa un residuo di un mondo occidentale che vorrebbe non più abitare, non ha a che fare con l’Occidente, ha a che fare con la specie Sapiens. Consapevoli di questo, che abbiamo libertà un tempo impensabili, che la voce del villaggio è rauca e flebile, possiamo scegliere, invocare la Sologamia come scelta anarchica, ribelle, come trasgressione coraggiosa, fa sorridere.

Giancarlo Dimaggio, psichiatra e psicoterapeuta. Cofondatore del Centro di terapia metacognitiva interpersonale (Roma)

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