Mercato Ppa, l’Europa rallenta ma non può farne a meno

Il mercato europeo dei Ppa (Power Purchase Agreement) ha subito nel 2025 un brusco rallentamento. Secondo le stime di osservatori autorevoli come WindEurope, SolarPower Europe e BloombergNef, il numero di contratti siglati è diminuito del 60% rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre la capacità complessiva è calata del 40%.

Le ragioni di questa flessione dipendono da diversi ostacoli strutturali. Il primo riguarda le reti, con connessioni insufficienti e tempi di autorizzazione troppo lunghi. L’Europa non sta costruendo infrastrutture di rete e sistemi di accumulo con la rapidità necessaria: centinaia di gigawatt di nuovi progetti rinnovabili restano in attesa di allaccio.

Altro freno è il permitting, ancora troppo lento e disomogeneo. Ventisei Stati membri risultano in violazione delle norme Ue per non aver applicato le procedure semplificate previste dalla direttiva sulle energie rinnovabili. A rallentare la corsa verde c’è anche la bassa velocità dell’elettrificazione, cioè il modo più economico ed efficiente per decarbonizzare industria e consumi, ma i tassi di crescita in Europa sono fermi, con conseguenze dirette su competitività e sicurezza energetica.

A ciò si aggiunge il nodo dei prezzi negativi dell’elettricità, sempre più frequenti nelle ore di sovrapproduzione. Un fenomeno che rende più complessa la definizione dei contratti a lungo termine e accentua la necessità di nuove soluzioni di stoccaggio flessibili.

I Ppa – contratti di lungo termine stipulati tra un produttore che garantisce la fornitura di energia rinnovabile per un periodo pluriennale (spesso 10-20 anni) e un acquirente (azienda, trader o fornitore di energia) – restano però una leva decisiva per la decarbonizzazione industriale e la stabilità dei prezzi. Come sottolinea il nuovo Clean Industrial Deal, senza un mercato dei Ppa solido l’Europa rischia di perdere competitività e di mancare gli obiettivi climatici. Il motivo è semplice: questi accordi garantiscono alle imprese certezza sui costi energetici e permettono a nuovi impianti rinnovabili di ottenere finanziamenti, riducendo l’esposizione alla volatilità dei mercati.

Per rilanciare il mercato, la Commissione europea e la Banca europea per gli investimenti stanno introducendo nuovi strumenti. Bruxelles ha aggiornato il quadro sugli aiuti di Stato del Clean Industrial Deal (Cisaf), permettendo ai governi nazionali di offrire agevolazioni temporanee sui prezzi dell’elettricità alle industrie energivore che investono in rinnovabili, accumulo o elettrificazione diretta, anche attraverso Ppa. La Bei, intanto, prepara un programma pilota da 500 milioni di euro per sostenere i Ppa aziendali delle imprese di medie dimensioni.

La Commissione ha inoltre lanciato il progetto dei contratti tripartiti: un nuovo modello di Ppa pensato per facilitare gli investimenti in rinnovabili, in particolare nei progetti offshore wind e ibridi solare-batteria. Contratti che consentono ai governi di intervenire come terza parte per condividere i rischi e ridurre i costi sia per i produttori di energia rinnovabile sia per le aziende acquirenti.

In sintesi, le imprese europee chiedono energia pulita e stabile, e l’Europa vuole maggiore indipendenza e competitività. Il rilancio dei Ppa sarà una condizione essenziale per trasformare queste ambizioni in risultati concreti.

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