Covid: l’infezione aumenta i rischi sotto i 18 anni, il vaccino li riduce
È vero che la vaccinazione anti-Covid può comportare un rischio, seppur estremamente basso (circa 0,0018%), di complicazioni come pericarditi e miocarditi negli under18. Tuttavia, il rischio di complicazioni più serie e frequenti è maggiore per chi si infetta senza essere vaccinato: per questo, anche per i più giovani, la vaccinazione risulta complessivamente vantaggiosa. A indicarlo è uno dei più ampi studi condotti sulla popolazione sotto i 18 anni, pubblicato su The Lancet Child & Adolescent Health da un gruppo dell’Università di Cambridge.
Miocardite, ecco come un virus può sabotare il battito cardiaco e arrestare il cuore
Le miocarditi
“Dato che le miocarditi di questa origine sono eventi molto rari, per ottenere risultati solidi dal punto di vista statistico era necessario analizzare una popolazione molto vasta: il nostro campione comprendeva 13,9 milioni di under18 britannici – spiega Angela Wood, epidemiologa di Cambridge e prima autrice dello studio – Le condizioni che abbiamo esaminato sono cinque: miocardite (infiammazione del muscolo cardiaco), pericardite (infiammazione della membrana che riveste il cuore), trombosi venosa, trombosi arteriosa, sindromi infiammatorie e trombocitopenia. Miocardite e pericardite sono molto rare: in media colpiscono circa 5 bambini su 100.000 ogni anno. Dopo una diagnosi di Covid, negli under18 non vaccinati, il rischio di miocarditi e pericarditi nei sei mesi successivi aumenta di 2,24 casi ogni 100.000 individui, con un picco pari a tre volte il rischio normale nella prima settimana e un aumento che rimane rilevabile per quasi un anno. Nei vaccinati, invece, il rischio aggiuntivo è molto più basso: 0,85 casi ogni 100.000, e torna ai livelli di base dopo 4-6 settimane”.
Long-Covid e non solo, cosa rischia il cuore e come prevenire infarto, ictus e scompenso
La trombosi venosa
Ancora più marcata la differenza riguardo alla trombosi venosa, cioè la formazione di coaguli nelle vene. “Anche questa è una condizione rara — circa 12 casi ogni 100.000 bambini all’anno — ma nella settimana successiva alla diagnosi di Covid il rischio aumenta di circa cinque volte, e poi diminuisce gradualmente, restando comunque superiore di circa il 50% per quasi un anno. Con la vaccinazione, invece, non abbiamo osservato aumento del rischio”, sottolinea Wood.
Cos’è il tromboembolismo venoso?
Lo studio ha riscontrato un lieve aumento del rischio di miocarditi dopo la vaccinazione: “Si tratta però di un aumento limitato alle quattro settimane successive alla prima dose di Pfizer-BioNTech: eventi molto rari, che nei non vaccinati compaiono più spesso (+22%) dopo l’infezione e perdurano più a lungo nel tempo – spiega Wood – . L’infezione da SARS-CoV-2 negli under18 non vaccinati è risultata associata a complicazioni vascolari e infiammatorie anch’esse rare, ma più frequenti e prolungate. Per trombosi venosa, trombosi arteriosa e trombocitopenia non abbiamo riscontrato aumenti dopo il vaccino, mentre dopo l’infezione tutti questi rischi crescono”.
L’Ema: “Vaccini Covid sicuri, segnalazioni chiuse senza impatto sul rischio-beneficio”
I dati
Il verdetto che emerge dallo studio inglese è chiaro: ogni 100.000 bambini e adolescenti, dopo una diagnosi di Covid si osservano 17 casi in più di condizioni infiammatorie, 6 casi in più di trombosi venosa, 3 casi in più di trombocitopenia, 3 casi in più di miocardite/pericardite e 1 caso in più di trombosi arteriosa. Invece con la vaccinazione, l’unico aumento significativo riguarda circa 1 caso in più di miocardite/pericardite ogni 100.000 vaccinati.
Nella scelta se vaccinare gli under18 — sempre tenendo a mente che i rischi per loro restano globalmente più bassi rispetto agli adulti — conta anche la maggiore o minore aggressività delle varianti circolanti. “Il nostro studio invita i genitori a valutare i rischi dell’infezione, tenendo conto anche della variante prevalente – precisa Wood – . Abbiamo analizzato i dati dal gennaio 2020 al dicembre 2022 — periodo in cui erano attivi sia il testing diffuso sia la vaccinazione pediatrica — quindi non abbiamo potuto includere le varianti più recenti o i dati successivi». Certo, il virus è oggi diverso rispetto a quello del 2020-22, è meno aggressivo, e l’immunità nella popolazione è più ampia. Tuttavia non bisogna abbassare la guardia, anche alla luce del possibile — sebbene raro — rischio di Long Covid pediatrico, che può avere conseguenze cardiache che vanno oltre la miocardite, come aritmie ventricolari, cardiomiopatia, insufficienza cardiaca, tromboembolismi e palpitazioni”.
Condividi questo contenuto:




