Ecco come riusciremo a bloccare il rigetto negli organi di maiale trapiantati nell’uomo

Il rene di un maiale è sopravvissuto per 61 giorni su un uomo di 57 anni in stato di morte cerebrale, raggiungendo così un record di durata.

Il dato emerge dall’analisi più completa mai condotta su un trapianto interspecie. Parliamo di due studi, appena pubblicati su Nature dal Columbia University Irving Medical Center e dal NYU Langone Health, che spiegano in dettaglio come l’organo sia riuscito a funzionare per oltre due mesi. Dati che offrono una mappa immunologica del rigetto e indicano strategie per futuri trapianti su pazienti vivi.

Nel trapianto, effettuato nel luglio 2023 sul 57enne dichiarato clinicamente morto, i chirurghi avevano impiantato un rene e il timo dello stesso maiale. L’obiettivo era ridurre le reazioni immunitarie che in passato avevano causato rigetti rapidi nel corso di xenotrapianti.

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Il ruolo chiave del timo

L’organo, proveniente da un maiale modificato solo eliminando la molecola Alfa-gal, responsabile del rigetto immediato, è rimasto in funzione per 61 giorni. Lo studio guidato da Megan Sykes della Columbia University descrive il ruolo chiave del timo, che ha la funzione di “educare” le cellule immunitarie del ricevente a riconoscere l’organo come proprio, attenuando la risposta di rigetto. Le analisi post-trapianto hanno evidenziato che l’attacco immunitario era causato soprattutto da linfociti T preesistenti e che la loro soppressione con farmaci ha permesso di ristabilire la funzionalità del rene.

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In contemporanea, il gruppo di Robert Montgomery del NYU Langone Health ha condotto un’analisi multi-omica, combinando dati genetici, metabolici e proteomici (ndr.insieme totale di proteine prodotte da un organismo) per seguire giorno per giorno l’evoluzione del trapianto. In questo modo, è stato possibile identificare tre fasi distinte della risposta immunitaria, innata, macrofagica e T-mediata, e individuare biomarcatori in grado di segnalare un rigetto fino a cinque giorni prima della comparsa dei sintomi clinici.

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Controllare la risposta del ricevente

Secondo gli autori, questi risultati dimostrano che la tolleranza immunologica può essere favorita più dal controllo delle risposte del ricevente che da un numero elevato di modifiche genetiche negli animali donatori.

“Controllare l’attività delle cellule T preesistenti può essere più importante di intervenire con decine di mutazioni genetiche e permette di adattare organi suini per i trapianti più rapidamente e in modo più accessibile”, spiega Sykes.

La combinazione di rene e timo ha inoltre evitato complicanze tipiche dei precedenti xenotrapianti, come la perdita di proteine nelle urine. Gli autori ritengono che questo approccio possa aprire la strada a nuovi protocolli di trapianto, basati su un numero limitato di modifiche genetiche e su un’accurata gestione farmacologica della risposta immunitaria.

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Montgomery ha spiegato inoltre che questo filone di ricerca potrà mettere ancora più in luce quali modifiche genetiche sono necessarie sui suini. In genere, negli xenotrapianti gli organi provengono da maiali che hanno subito almeno 10 modifiche genetiche per ridurre il rischio di rigetto. E ricorda che l’utilizzo di organi con modifiche genetiche minime deve essere convalidata con ulteriori sperimentazioni.

I trapianti su pazienti viventi

Negli ultimi tre anni, circa una dozzina di persone viventi hanno ricevuto organi da maiali geneticamente modificati, tra cui cuore, reni, fegato e un timo. Ma la maggior parte di questi organi è stata poi rimossa perché non più funzionale o non più in grado di fornire benefici sufficienti a giustificare il trattamento immunosoppressivo richiesto. Altri riceventi sono morti poco dopo il trapianto.

I ricercatori sono convinti che in futuro i risultati ottenuti miglioreranno l’esito dei trapianti su persone viventi che ricevono organi da altre persone o da animali. “A mio avviso, questa è la prima prova di come invertire il rigetto”, commenta Muhammad Mohiuddin, ricercatore clinico presso la Facoltà di Medicina dell’Università del Maryland a Baltimora, che ha condotto il primo trapianto di cuore di maiale in una persona vivente nel 2022.

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Le liste d’attesa

l risultato rafforza l’ipotesi che gli organi di maiale possano un giorno colmare la grave carenza di organi umani per trapianto. In Italia ci sono circa 5.876 pazienti in lista d’attesa per un trapianto di rene (dati del febbraio 2025). Si attende in media tre anni. Mentre negli Stati Uniti, oltre 800.000 persone soffrono di insufficienza renale terminale, ma meno del 3% riceve un trapianto ogni anno.

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