Diabete, la pandemia silenziosa: in Italia colpite quattro milioni di persone

Un peso per la salute, un macigno per la sanità, la scuola, il lavoro, il welfare e la finanza pubblica. Il diabete, in Italia, è una vera e propria “pandemia silenziosa” che riguarda circa 4 milioni di persone, con almeno un altro milione non ancora diagnosticato.

Diabete, i 50 centri di cura di eccellenza in Italia

La patologia assorbe circa il 10% della spesa del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), un dato che evidenzia il suo enorme impatto economico e sociale. La Giornata Mondiale del Diabete 2025, che si celebra il 14 novembre, è l’occasione per puntare i riflettori su questa emergenza di rilevante interesse pubblico.

Complicanze

Oltre al peso finanziario sul SSN, il diabete è associato a gravi complicanze che, a loro , comportano costi sociali ed economici indiretti molto alti. Il diabete è infatti la prima causa di amputazione non traumatica degli arti inferiori; la prima causa di cecità in età lavorativa; la prima causa, insieme all’ipertensione, dell’insufficienza renale terminale. La presenza di diabete, inoltre, aumenta di circa 3 volte il rischio di infarti, ictus e mortalità per cause cardiovascolari e circa il 40% dei pazienti con scompenso cardiaco presenta la patologia.

Diabete e malattia renale cronica: perché è importante conoscere i rischi

Un aspetto cruciale è ‘impatto del diabete negli ambienti di lavoro. Sulle oltre 540 milioni di persone con diabete nel mondo, 7 su 10 sono in età lavorativa. Molte di queste persone incontrano quotidianamente difficoltà come stigma, discriminazione ed esclusione nell’ambiente lavorativo. “Ecco perché – spiega Dario Pitocco, associato di Endocrinologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOSA di Diabetologia della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – è importante parlare di diabete, certamente in occasione della Giornata Mondiale, ma continuando però a farlo per tutto l’anno”.

Ulcere

Tra le complicanze più diffuse e invalidanti ci sono le ulcere. Si stima che nel 10% dei 4 milioni di italiani con diabete, alterazioni della circolazione e della sensibilità portino alla formazione di ulcere del piede. Queste lesioni, se non trattate tempestivamente, possono evolvere fino alla perdita dell’arto. Ogni anno si registrano più di 7.000 amputazioni maggiori legate a questa complicanza in Italia, di cui almeno un terzo potrebbe essere evitato con diagnosi precoce e trattamento adeguato. Di fronte alla necessità di ridurre drasticamente le amputazioni, soprattutto nei casi più gravi che non rispondono alle terapie standard, si fa strada una soluzione innovativa: la Traslazione Tibiale Trasversale (TTT).

Tecnica mini-invasiva

Questa tecnica mini-invasiva consiste nel praticare un piccolo taglio controllato sull’osso della tibia, creando un “falso segnale di frattura” che spinge l’organismo ad attivare i suoi spontanei processi di rigenerazione. Questo meccanismo stimola la formazione di nuovi vasi sanguigni e la circolazione del sangue nella gamba e nel piede, favorendo la guarigione delle ulcere e potendo così evitare l’amputazione. Enrico Brocco, responsabile della UOC Diabetologia Piede Diabetico dell’IRCCS MultiMedica, che per primo ha introdotto la TTT in Occidente dopo averla studiata in Cina, ha riportato risultati incoraggianti in Italia: su sedici pazienti affetti da gravi lesioni, in molti casi con poche speranze di recupero, solo due hanno subito un’amputazione maggiore. Tredici pazienti su quattordici sono tornati a camminare e hanno visto scomparire il dolore.

Gengive

C’è inoltre un aspetto spesso trascurato nella prevenzione e nella gestione del diabete di tipo 2: la salute orale. Le evidenze scientifiche dimostrano che le malattie gengivali, in particolare la parodontite, non sono solo un problema locale della bocca, ma possono alimentare processi infiammatori sistemici e alterazioni metaboliche che favoriscono il peggioramento del diabete. “Tra diabete e parodontite esiste una relazione bidirezionale per cui l’una influenza e aggrava l’altra”, spiega Giorgio Stroppa, esperto della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIDP). “Le persone con malattie gengivali hanno un rischio maggiore di sviluppare diabete, mentre chi è già diabetico è fino a tre volte più esposto a forme gravi di parodontite. Questo – continua – deve farci riflettere sul fatto che la parodontite non è una semplice infezione locale: l’infiammazione cronica che la accompagna rilascia nel sangue citochine pro-infiammatorie, che riducono la sensibilità all’insulina e peggiorano il controllo glicemico”. Nei diabetici, la presenza di parodontite severa può aumentare fino a tre volte il rischio di complicanze renali e cardiovascolari.

Malattie endocrine in Italia: un allarme silenzioso (che riguarda milioni di persone)

Progetti

Per affrontare l’emergenza diabete, secondo gli esperti, è fondamentale aumentare la consapevolezza. L’Italia, in linea con l’Unione Europea, sta potenziando le sue azioni. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è coinvolto in due importanti Joint Action (azioni congiunte) europee dedicate alla prevenzione e gestione del diabete. La prima è Care4Diabetes (C4D), la quale mira alla gestione ottimale del diabete di tipo 2 attraverso un programma semestrale di educazione del paziente.

I programmi si concentrano su nutrizione, esercizio fisico, stress e qualità del sonno. I dati preliminari italiani hanno mostrato feedback incoraggianti, con una riduzione di indicatori come emoglobina glicata, peso, colesterolo e un aumento dell’attività fisica. La seconda Joint Action si chiama JACARDI (Joint Action on Cardiovascular Diseases and Diabetes): sostiene i Paesi europei nella prevenzione e gestione delle malattie cardiovascolari e del diabete. Questo progetto è cruciale per l’attuazione del Registro Nazionale Diabete e per lo sviluppo di percorsi sostenibili per lo screening pediatrico del diabete di tipo 1 e della celiachia.

Insulina settimanale

Risale infine a pochi mesi fa una delle novità terapeutiche più importanti degli ultimi anni. È da poco disponibile in Italia, la prima insulina basale a somministrazione settimanale per il trattamento di soggetti adulti con diabete mellito di tipo 2 e di tipo 1 che richiedono più di un’iniezione di insulina al giorno. Un’opzione importante per circa 1,3 milioni di italiani, cioè per tutte le persone che convivono con il diabete e costrette a sottoporsi a iniezioni quotidiane di insulina basale. Grazie all’approvazione di questa nuova tecnologia da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco, è possibile per i pazienti passare da 365 iniezioni di insulina all’anno a 52. Significa avere la possibilità di gestire il diabete con una sola iniezione a settimana anziché 7, con un miglioramento della qualità della vita, una potenziale maggiore aderenza terapeutica e anche un beneficio in termini di ridotto impatto ambientale.

Condividi questo contenuto: