Certificazioni, più trasparenza e fiducia per chi acquista

Negli ultimi anni i consumatori hanno maturato una maggiore attenzione verso ciò che acquistano. Non si limitano più a valutare il prezzo o l’aspetto di un prodotto, ma vogliono conoscerne l’origine, i metodi di produzione e il rispetto di criteri di sicurezza, qualità e sostenibilità. In questo scenario le certificazioni rappresentano uno strumento essenziale di garanzia e trasparenza, capace di attestare la conformità dei processi produttivi e la tracciabilità lungo l’intera filiera. Per chi compra, si tratta di un supporto concreto alla scelta: le certificazioni aiutano a ridurre il rischio di frodi o contraffazioni, a verificare il rispetto degli standard previsti dalle normative europee e a riconoscere prodotti realizzati secondo criteri di qualità verificabili. In un mercato globale e sempre più competitivo, diventano quindi un riferimento utile per orientarsi.

Tra le certificazioni più note figurano quelle ottenute attraverso l’adesione a disciplinari di produzione: Dop (denominazione di origine protetta), Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) e Igp (indicazione geografica protetta) e Stg (specialità tradizionale garantita), che riguardano in particolare i prodotti agroalimentari. Nel settore vinicolo, le denominazioni Doc (denominazione di origine controllata) e Docg (denominazione di origine controllata e garantita) identificano i vini che rispettano specifici requisiti qualitativi e territoriali, controllati da consorzi di tutela e riconosciuti dall’Unione europea. Ottenere una di queste denominazioni richiede il rispetto di un disciplinare rigoroso, che definisce le caratteristiche del prodotto, le modalità di produzione e l’area geografica di provenienza. I produttori, attraverso i consorzi di riferimento, devono inoltre presentare alle autorità competenti la documentazione che attesta la specificità e le radici storiche della loro produzione.

“Ogni volta che un consumatore sceglie un vino o un alimento certificato, sta premiando un sistema di regole, controlli e responsabilità che difende il lavoro dei produttori e tutela il valore del Made in Italy – spiega Francesco Liantonio, presidente Valoritalia, ente leader nelle certificazioni agroalimentari in Italia – Il vero salto di qualità è passare dal bollino come semplice marchio in etichetta al bollino come porta d’accesso alle informazioni. Oggi chi acquista vuole poter verificare con un gesto – spesso con lo smartphone in mano – che dietro quel prodotto ci siano davvero territorio, lavoro responsabile e sostenibilità dimostrabile. E l’unico strumento per dimostrarlo sono, appunto, le certificazioni” . Le tecnologie digitali hanno contribuito a rendere il sistema delle certificazioni ancora più solido. Blockchain, Qr code e piattaforme di tracciabilità consentono oggi di seguire il percorso di un prodotto “dal campo alla tavola”, offrendo ai consumatori informazioni chiare e immediate sull’origine delle materie prime, sul rispetto degli standard ambientali e sul percorso logistico. Un’etichetta digitale può così raccontare la storia completa di un formaggio, di un vino o di un olio, rendendo la trasparenza un valore tangibile e quotidiano.

La digitalizzazione delle filiere è anche una leva di competitività per le imprese, che possono dimostrare in modo oggettivo l’affidabilità del proprio lavoro, valorizzando l’eccellenza italiana nei mercati internazionali. La tracciabilità, un tempo percepita come un obbligo burocratico, è diventata un elemento di marketing e reputazione: i consumatori premiano i marchi che comunicano in modo chiaro la provenienza e la sostenibilità dei loro prodotti. ”La digitalizzazione permette di raccontare le filiere in modo completamente nuovo: non più solo una denominazione in etichetta, ma la storia concreta di chi coltiva, trasforma e imbottiglia – prosegue Liantonio – Questo rende le certificazioni uno strumento vivo e dinamico, che collega il consumatore al produttore e dà finalmente visibilità a tutto ciò che prima restava nascosto dietro un codice. Allo stesso tempo, avere numeri e statistiche sempre disponibili consente alle imprese di interpretare con maggiore precisione i trend e di posizionarsi in modo più consapevole e competitivo sui mercati, trasformando i dati in scelte strategiche”.

Anche la crescente attenzione alla sostenibilità sta ampliando il ruolo delle certificazioni: accanto a quelle legate alla qualità, si diffondono sempre più le cosiddette certificazioni volontarie, etichette ambientali e sociali – come le certificazioni biologiche, da agricoltura integrata e sostenibile o carbon neutral – che permettono ai consumatori di compiere scelte più consapevoli e responsabili. In prospettiva, le nuove direttive europee sulla rendicontazione di sostenibilità (Csrd) e sulla due diligence delle catene del valore spingeranno le imprese a integrare i principi delle certificazioni nei propri modelli di business. “Le imprese che investono in percorsi certificati di sostenibilità non stanno inseguendo una moda: oltre ovviamente a dare un contributo concreto ad una gestione sostenibile delle risorse sotto il profilo ambientale, economico ed etico, stanno scegliendo il proprio posizionamento per i prossimi dieci anni – dice il presidente di Valoritalia – Nei mercati internazionali, chi non saprà dimostrare in modo oggettivo come produce, che impatto ha sull’ambiente e sulle comunità locali, semplicemente resterà fuori gioco”.

L’evoluzione in corso, alimentata da dati e innovazione, rafforza così la fiducia tra chi produce e chi acquista, trasformando il semplice atto di consumo in un gesto informato e partecipato, dove qualità, trasparenza e responsabilità diventano parte di un’unica promessa di valore. “La certificazione si sta evolvendo da strumento di controllo a leva di marketing – conclude Liantonio – Il nostro ruolo non si limita a verificare il rispetto delle regole: sempre più spesso siamo chiamati a essere un interlocutore tecnico per le imprese che vogliono alzare l’asticella della qualità. Le certificazioni diventano così un terreno di collaborazione, in cui produttori e organismi di controllo lavorano insieme per dare più valore ai prodotti e più garanzie a chi li acquista”.

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