Le altezze del coraggio: la vetta di Loretta, sei volte sullo Stelvio dopo il tumore al seno
Il vento taglia il respiro, le gambe bruciano, l’aria si fa sottile. Ma Loretta Pavan, 64 anni, non si ferma. Davanti a sé ha lo Stelvio, da scalare per sei volte consecutive: 8.848 metri di dislivello, l’altezza dell’Everest. Dietro di sé, invece, una salita ben più dura: quella iniziata nel 2006, quando le è stato diagnosticato un tumore al seno. Oggi a Vicenza, durante la presentazione del docufilm “Le altezze del coraggio”, Loretta racconta la sua impresa e, soprattutto, ciò che l’ha resa possibile: la capacità di trasformare la paura in movimento, la fragilità in energia vitale. “Mi è crollato il mondo addosso”, ricorda. “Avevo perso le mie due sorelle per lo stesso male. Non pensavo potesse accadere anche a me”.
Operata dal professor Veronesi a Milano e poi seguita a Vicenza, Loretta decide di riscrivere la sua vita. “Dopo un momento di smarrimento ho capito che dovevo cambiare tutto. Mi sono dimessa dal lavoro, ho cambiato abitudini. E nel 2008 ho scoperto la bici: io, che non ero mai stata sportiva, mi sono innamorata delle due ruote. Pedalare mi ha restituito equilibrio e serenità”.
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La rinascita in salita
Da allora, ogni pedalata è diventata una dichiarazione di libertà. Nel 2014 le prime grandi distanze, poi le imprese benefiche a sostegno del Gruppo Amici del Quinto Piano, i volontari dell’Oncologia di Vicenza. Fino alla sfida più estrema: l’Everesting sullo Stelvio. “Volevo mettermi alla prova. Per ottenere il brevetto dovevo scalare sei volte la montagna, raggiungendo la quota dell’Everest. Una follia per chiunque, figuriamoci per una ex paziente oncologica. Ma io volevo alzare l’asticella, continuare a trasmettere coraggio e speranza”.
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La fatica, la paura, la libertà
“Fisicamente ero pronta: da gennaio a luglio avevo percorso 13.500 km di allenamento. Ma oltre i duemila metri manca l’ossigeno. In certi momenti ho pensato che non ce l’avrei fatta. Ho cercato di non andare in panico, rallentare, restare concentrata. Non volevo mollare”. E non ha mollato.Perché Loretta sa che, dopo il cancro, ogni traguardo è più di una conquista: è un modo per riconciliarsi con la vita. “Pedalare è la mia medicina. Mi aiuta a gestire la paura che il male possa tornare. Ogni salita mi ricorda che la fatica è temporanea, ma la gioia di arrivare resta. Lo sport mi dà forza, attenzione e mi riconnette con la mia luce”. Loretta ha condiviso l’esperienza dell’Everesting sullo Stelvio con due grandi medici oncologi e appassionati ciclisti: Massimo di Maio, presidente Aiom e Rocco De Vivo, direttore f.f. Oncologia di Vicenza. “Averli al mio fianco – racconta la donna – mi ha regalato sicurezza e serenità. Oltre ad aver eseguito tutte le visite propedeutiche all’impresa, ho seguito i loro consigli sia durante la preparazione che durante la sfida”.
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Un messaggio per chi lotta
Oggi Loretta si rivolge alle donne che affrontano una diagnosi di tumore al seno con parole che sono insieme carezza e scossa: “Affidatevi ai medici, la scienza ha fatto passi enormi. E se potete, muovetevi. Anche solo una passeggiata al sole può cambiare la giornata. L’attività fisica aiuta il corpo e l’anima, regala fiducia e voglia di vivere”.
Le altezze del coraggio
Nel docufilm, diretto da Nicodemo Valerio, giovani e talentuoso videomaker vicentino che segue da tempo le sue imprese, Loretta appare in tutta la sua semplicità e forza. “Se nel 2006 venivo operata di tumore al seno, a luglio di quest’anno scalavo sei volte lo Stelvio. Se ce l’ho fatta io, possono farcela in tanti. Vorrei che questo film fosse proiettato in tutti gli ospedali, per dare speranza a chi sta ancora lottando”. Il docufilm ‘Le altezze del coraggio’ non è solo la storia di un’impresa sportiva. È la prova che si può risalire la montagna della vita, anche quando sembra impossibile. Perché il coraggio, come la vetta, si raggiunge un giro di pedale alla volta.
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