Il governo prepara la lista delle spese per l’energia: nel 2026 già 7 miliardi
ROMA – La lettera annunciata per Ferragosto ufficializza la richiesta dell’Italia all’Europa di usare la clausola di salvaguardia nazionale per circa 35 miliardi pari all’1,5% del Pil: lo 0,9 per la difesa, 21 miliardi, e lo 0,6 per la sicurezza energetica, 14 miliardi. I tecnici sono al lavoro. Ma non sarà troppo di dettaglio.
Come riferito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alle Camere dieci giorni fa, conterrà «un elenco di massima delle misure» che il governo intende finanziare e «una stima preliminare dei costi attesi». Una cornice per il triennio 2026-2028, dunque, che servirà ad aprire il confronto con la Commissione. La richiesta potrà poi essere aggiornata e integrata. Il conto è quello già autorizzato dal Parlamento, come detto.
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La scelta della difesa
Sulla difesa cominciano però a delinearsi tempi e destinazioni. Fonti qualificate indicano uno 0,3% del Pil nel 2027 e uno 0,6% nel 2028: circa 7 e 14 miliardi. Tre i filoni allo studio.
Il primo è l’innovazione tecnologica: ricerca e sviluppo, sinergie tra difesa, università e imprese, quantum computing, cybersecurity e nuove fonti di energia, fino ai mini reattori nucleari per la motricità di navi e sommergibili. Il secondo è la difesa aerea. Il terzo sono i droni: non solo quelli aerei, ma anche sottomarini, destinati tra l’altro alla protezione delle dorsali delle telecomunicazioni e dell’energia nel Mediterraneo.
Sono risorse aggiuntive, da non confondere con i 14,9 miliardi del Safe. Quel prestito europeo viaggia su un binario diverso e riguarda programmi militari già esistenti, anche comuni con industrie di altri Paesi Ue: può dunque sostituire stanziamenti già messi a bilancio. La clausola, invece, apre nuovo spazio di spesa.
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Le opzioni per l’energia
Più fluido il capitolo energia. Il governo chiede il massimo consentito: 0,6% del Pil cumulato, con un tetto dello 0,3% l’anno. Una quota, fino a circa 7 miliardi, può essere utilizzata già sul 2026 per misure addizionali decise dal 28 febbraio. Giorgetti ha indicato due cornici europee, AccelerateEu ed Electrification Action Plan: investimenti nelle reti e nelle infrastrutture, accumuli, elettrificazione di industria e trasporti, riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e maggiore sicurezza degli approvvigionamenti. Fuori invece accise e sussidi.
Le tappe
La lettera è solo l’inizio. A settembre la Commissione valuterà la richiesta e potrà proporre al Consiglio Ue di autorizzarla. Il 9 ottobre, all’Ecofin, è attesa la raccomandazione. Solo dopo il governo tornerà in Parlamento per lo scostamento di bilancio, da approvare a maggioranza assoluta, con cifre e interventi più definiti. Poi toccherà alla manovra ripartire le risorse. Il governo proverà a usare la clausola anche per liberare spazi utili all’ultima legge di bilancio della legislatura. La lista delle richieste è già lunga.
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