Dalla Parigi di Jim Morrison alla Londra di Amy Winehouse, la mappa dei luoghi maledetti del rock
Il rock ha le proprie capitali. E i propri luoghi maledetti. La California di Charles Manson e la Seattle di Kurt Cobain, la Camden Town di Amy Winehouse e la Parigi di Jim Morrison e del Bataclan. Una mappa parallela, itinerari all’ombra della solitudine delle rockstar: edifici e strade che nel corso degli ultimi 70 anni sono associati alla scomparsa delle stelle della musica popolare del Novecento.
Tracciare questa mappa è il compito che si è data Camilla Sernagiotto in This Must Be The Place – Atlante oscuro del rock, edizioni Arcana, una guida ragionata ai luoghi oscuri del rock. Quei luoghi che restano nella memoria collettiva perché sono simboli di una ferita: allo stesso tempo luoghi intimi del dolore di tanti artisti e luoghi pubblici dove migliaia di fan esercitano il ricordo e la memoria. Come il Dakota di New York, dove la vita di John Lennon si è fermato l’8 dicembre del 1980, ore di sgomento che hanno trasformato l’edificio sulla soglia di Central Park in un simbolo tragico.
E il libro si muove a più livelli. Aiuta ad orientarsi la scelta di dividere i luoghi e le storie che contengono non in senso cronologico ma geografico. Ogni capitolo è dedicato a una macroarea: Stati Uniti, Regno Unito, l’Europa Continentale, il Nord Europea. Sezioni particolari per le strade maledette (dalla Route 61 agli incroci delle strade italiane in cui hanno perso la vita Rino Gaetano e Fred Buscaglione) e per l’India dei Beatles. E per ogni luogo – oltre alla storia e alle immagini – indicazioni per approfondire: dai motivi per cui vale la pena visitarlo oggi alla playlist dedicata.

“Visitare questi luoghi significa misurarsi con la complessità dell’esperienza umana. Qui l’arte non è separabile dalla vita, né la creatività dalle sue zone d’ombra. Le leggende e i racconti che li circondano non sono solo folklore, ma parte della loro identità storico e simbolica. Preservali è essenziale. Non come semplici attrazioni, semmai come luoghi di memoria viva”, scrive Sernagiotto. Un invito al viaggio consapevole nei luoghi in cui la musica, solo per un momento, si è fermata.
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