Fabio Canino: “Mi volevano in pista, per questo ho lasciato Ballando”
«Dalla giuria mi hanno tolto loro, dal programma me ne sono andato io». Non potrebbe spiegare meglio, Fabio Canino, come ha deciso di lasciare Ballando con le stelle dopo 17 anni di onorato servizio dietro al bancone dei giudici, palette alla mano. E in una chiacchierata con l’agenzia Adnkronos mette ordine tra indiscrezioni, retroscena e interpretazioni: nessun litigio, nessuna porta sbattuta, ma una proposta che non faceva per lui e una giuria che, comunque, era destinata a cambiare.
La proposta della produzione, racconta Canino, era un contratto biennale: “Vorremmo farti fare il ballerino quest’anno perché abbiamo bisogno di un ballerino pop, divertente. L’anno prossimo torni al tuo ruolo di giudice”. Una prospettiva che lui ha rifiutato senza drammi, ma con una ragione molto concreta: «Dopo 17 anni che fai la giuria è complicato. Ti uccidono dopo cinque minuti». E poi c’è il lavoro: teatro, radio, serate. «Non ho il tempo di stare tutta la settimana a provare balletti. Era un impegno molto grosso».
Nel frattempo, però, «loro effettivamente volevano un po’ fare dei cambi nella giuria». E allora Canino ha fatto un passo indietro. «A un certo punto ho detto, ok, me ne vado io». Non c’è, assicura, alcun risentimento verso Milly Carlucci. Anzi. Il suo messaggio di addio, ammette, è stato fin troppo rapido: «L’ho fatto talmente veloce per renderlo indolore». Ma troppo veloce per ricordarsi di ringraziare: «Mi sono dimenticato di ringraziare Milly, di salutare tutti». Una dimenticanza che, riconosce, ha offerto «materiale a quelli che adorano i complotti». Il grazie a Carlucci, però, arriva adesso ed è convinto. «Lei 17 anni fa mi ha convinto, come solo lei sa fare, a prendere una strada che non avevo mai preso». Canino veniva dalla seconda serata e da un pubblico diverso: «Mi disse: fidati, in prima serata uno come te ci sta. E io l’ho seguita, mi sono fidato». Poi, per trovare il suo posto in quella giuria, ci sono voluti “due o tre anni”. La sua cifra, spiega, è stata quella di non voler fare il fenomeno a tutti i costi: «Volevo giocare con i personaggi, non prendermi gioco dei personaggi». E si è ritagliato il ruolo dello spettatore dentro lo show, «un po’ come i vecchietti dei Muppets, che guardano gli show e commentano».
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Dopo 17 anni, ciò che gli resta di Ballando sono soprattutto le persone. «È una macchina da guerra», e dietro quella macchina vede “seri professionisti”, dai ballerini agli autori, fino alla produzione e soprattutto alle persone che lavorano dietro le quinte. E poi c’è l’orchestra, la sua “colonna sonora”. Non tutto, naturalmente, gli è piaciuto. «Alcuni personaggi non mi sono piaciuti», ammette, citando in particolare «gli ex politici, sgradevoli quando fanno questo washing televisivo». Però riconosce anche che sono «molto funzionali al programma».
La vera partita, adesso, sarà capire cosa succederà alla giuria. Per Canino il punto non è tanto il singolo giudice quanto la combinazione dei cinque: «La forza della giuria di Ballando è che sono cinque persone scelte non a caso, messe lì con diverse personalità, diversi modi di reagire e diversi modi di agire». Una squadra, appunto, costruita nel tempo. «Noi ci conosciamo tutti, quindi sappiamo quando sta per intervenire quello che cosa dirà». Ed è qui che arriva la sottile “stoccata” sulla nuova formazione. «Se tu ci metti delle persone che non vogliono sporcarsi le mani, che fanno i buonisti, diventa una roba noiosa», avverte. Perché Ballando, secondo Canino, non può ridursi a una sequenza di «come sei bravo, come sei bello, come sei simpatico, che talento». La vecchia giuria aveva un’altra funzione: «Era l’unica giuria che diceva: no, non sai ballare». E da lì partiva la scintilla.
Quanto a ciò che arriverà, Canino non si sbilancia. Il suo futuro, del resto, non passa necessariamente dalla televisione. Dopo la battuta rivolta a Pier Silvio Berlusconi nel video d’addio, “Pier Silvio, se ci sei, vengo”, Canino mette le mani avanti: «Era una battuta». Nessun contatto, nessun accordo, nessun contratto per un ritorno di Cronache marziane. E alla domanda se gli piacerebbe rifarlo, la risposta è immediata: «Sì, magari». Poi si ferma e ride: «Non facciamo un altro appello, perché sennò veramente mi prendono di nuovo». Per ora, dice, vuole dedicarsi soprattutto alle cose che gli piacciono davvero. C’è il teatro con Il brutto anatroccolo, «molto nuovo per il mio genere di spettacoli», con sei musicisti e un leggio, e c’è la radio. «In questo momento non sto pensando a un programma televisivo preciso». Poi, naturalmente, «se al lavoro mi dicono vuoi presentare la messa della domenica, ti dico pensiamo, vediamo se mi posso affacciare anch’io».
A chiudere il capitolo Ballando arriva però un riconoscimento che per Canino ha un peso diverso: la nomina a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del presidente Sergio Mattarella. «Due anni fa mi dissero che ero nella rosa dei candidati», racconta, soprattutto per attività che «non si sanno», «le vere cose serie vanno fatte in silenzio». Poi, venti giorni fa, la lettera: «Il Presidente della Repubblica ti ha nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito». L’emozione è stata forte: «Mattarella è il mio superpresidente. Il fatto che abbia pensato anche solo a me, che abbia detto una volta il mio nome, mi ha reso molto felice e orgoglioso».
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