Oltre il bilancio: il punto di vista di un banchiere sull’importanza del capitale in partnership

Nell’attuale scenario di volatilità geopolitica, le aziende stanno ripensando il modo migliore per finanziare la crescita, assicurarsi asset strategici e rafforzare la propria resilienza. Con l’aumento del fabbisogno di capitale e l’allungamento degli orizzonti di investimento, in particolare nei settori dell’energia e delle infrastrutture, le joint venture e i modelli proprietari basati su partnership stanno emergendo come un’alternativa sempre più interessante alle tradizionali operazioni di M&A, consentendo alle imprese di condividere i rischi e, al contempo, preservare la flessibilità finanziaria.

Per le banche, questo cambiamento sta trasformando la natura della domanda da parte dei clienti. Il finanziamento non consiste più soltanto nell’apporto di capitale. Sempre più spesso, i clienti hanno bisogno di istituti in grado di coordinare una pluralità di stakeholder, strutturare operazioni complesse e mettere in collegamento diverse fonti di capitale. Questa evoluzione rappresenta un’importante opportunità per le banche capaci di combinare competenze di advisory, capacità avanzate di strutturazione e una solida presenza nella distribuzione.

Le joint venture sono diventate una soluzione interessante perché consentono alle aziende di condividere sia gli impegni finanziari sia le competenze specialistiche, ottenendo al contempo un’esposizione ad asset di grandi dimensioni. Per i progetti che richiedono miliardi di dollari di investimenti e anni di sviluppo, la proprietà condivisa può migliorare l’efficienza nell’impiego del capitale, preservare la flessibilità di bilancio e distribuire tra più sponsor i rischi legati alla costruzione, alla gestione operativa e al contesto politico. Può inoltre ampliare l’accesso alle soluzioni di finanziamento, comprese le strutture di reserve-based lending e borrowing-base lending, che altrimenti potrebbero non essere disponibili.

Allo stesso tempo, la platea di investitori che sostiene questi progetti si è notevolmente ampliata. Oltre alle banche commerciali e agli sponsor privati, i progetti attirano sempre più spesso fondi sovrani, investitori infrastrutturali, fondi pensione, agenzie di credito all’esportazione, società attive nel trading di materie prime e partner industriali strategici. Anche i governi stanno assumendo un ruolo più attivo, promuovendo la partecipazione di operatori nazionali e partnership di lungo periodo nei settori considerati cruciali per la sicurezza economica e la competitività industriale.

L’espansione del North Field da parte di QatarEnergy, un vasto giacimento di gas al largo della costa nord-orientale del Qatar, rappresenta un esempio di questo cambiamento. Il progetto, uno dei maggiori sviluppi di Gnl al mondo, è sostenuto da un ampio consorzio di società energetiche, contractor, banche e finanziatori legati al settore pubblico. Anziché dipendere da un unico sponsor, il progetto mostra come rischi, capitale e competenze possano essere distribuiti tra un gruppo eterogeneo di partecipanti.

Le strutture basate su partnership sono sempre più diffuse anche a livello societario. Attraverso la propria “satellite strategy”, il gruppo energetico italiano Eni ha scorporato alcune attività in entità separate, o “satelliti”, concepite per attrarre investimenti esterni pur rimanendo strategicamente allineate alla capogruppo. Analogamente, la creazione di Borouge Group International, che riunisce asset petrolchimici riconducibili ad Adnoc e Omv, riflette la crescente preferenza per strutture di partnership in grado di integrare attività complementari, creare economie di scala e sostenere gli investimenti futuri, invece di affidarsi esclusivamente ai tradizionali modelli di proprietà individuale.

Questa tendenza interessa l’intero settore delle risorse naturali, dai progetti energetici upstream alla raffinazione, dalla distribuzione di carburanti alla petrolchimica, fino alle tecnologie emergenti per la transizione energetica, come l’idrogeno e i biocarburanti. Mentre le aziende adeguano i propri portafogli per far fronte a fabbisogni di investimento sempre maggiori, le joint venture possono offrire una soluzione concreta per finanziare l’espansione mantenendo sotto controllo l’esposizione finanziaria.

Dal punto di vista finanziario, queste complesse strutture di partnership richiedono spesso una combinazione di project finance, acquisition finance, reserve-based lending, finanziamenti al commercio e alle scorte, soluzioni di copertura, supporto da parte delle agenzie di credito all’esportazione e accesso ai mercati dei capitali. Il successo dipende sempre più dalla capacità di integrare efficacemente queste competenze e adattarle alle esigenze specifiche degli sponsor e degli asset.

Anche la connettività globale è diventata essenziale. Molte operazioni coinvolgono sponsor situati in una regione, asset localizzati in un’altra e finanziamenti provenienti da diversi mercati. Coordinare queste strutture richiede sia una profonda conoscenza dei mercati locali sia la capacità di operare in più giurisdizioni, conciliando gli interessi di un numero crescente di stakeholder.

La domanda di energia, capacità industriale e infrastrutture strategiche rimane solida. La questione non è se gli investimenti verranno realizzati, ma come finanziarli in modo efficiente e nella misura necessaria. Per questo motivo, le joint venture e i modelli proprietari basati su partnership continueranno probabilmente a svolgere un ruolo centrale nella prossima fase di crescita del settore delle risorse naturali.

Per le banche, il successo nell’era del capitale in partnership dipenderà meno dalla capacità di impiegare il proprio bilancio e sempre più dalla capacità di integrare competenze di advisory, strutturazione avanzata e sindacazione globale in un’offerta fluida e completa per il cliente.

*Head of Corporate Loan Origination and Syndicate di MUFG EMEA

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