Napoli, la vittoria della squadra che non c’è: urgente studiare un piano di acquisti per gennaio
È la vittoria della squadra che non c’è. Il Napoli che si condanna dopo gli scudetti alla fatica di vincere e vincere. Sono fuggiti uno dopo l’altro gli allenatori, lasciando contratti milionari. Prima Spalletti, poi Conte. Meglio disoccupati che rimanere a Napoli, meglio sparire che accettare un mercato fittizio, illusorio, irrisorio.
Meglio fuggire e non fidarsi. Qualcosa raccontano gli ultimi anni, non tutto è stato compreso nei segreti di sottofondo. Dalla Grande Bellezza si passa così al gol segnato in costante emergenza, lo stile di vita del Napoli di oggi, apparso confuso e modesto anche contro un deludente Bologna.
Lo stress di una infinita sofferenza ha portato via di corsa dal campo un furibondo Allegri, lui che ha predicato serenità dopo le tre avvilenti sconfitte consecutive.

Dov’è il Napoli che gli era stato promesso e non ha trovato? Dov’è il Napoli che il fantacalcio estivo faceva ritenere concreto anche agli abbonati prima delle 24mila tessere e non hanno ancora visto? Qualcuno doveva avvertire prima che il botteghino cominciasse ad ingoiare soldi e sogni che il Napoli non si sarebbe presentato al mercato?
Mercato clemente due volte. Favasuli, che storia. Il Bari lo tessera, non lo riscatta per un milione, lo perde. Il Napoli, stessa cassaforte, si ripresenta, lo riprende in prestito, versa un milione e si ritrova un ragazzo calabrese di Africo Nuovo che riaccende gioco e speranze. La chiamate programmazione? Quanti altri ragazzi del Sud sono passati inosservati mentre i padroni del mercato internazionale ne facevano arrivare tanti e tanti altri? Favasuli aveva l’unico torto di non superare mai il milione di euro sulla roulette truccata del calciomercato italiano. Lode al direttore sportivo Giovanni Manna che ha avuto il coraggio di pescare al di fuori delle perverse filiere. Allo stesso Manna va chiesto che cosa ha raccontato ad Allegri, se lo ha informato nei dettagli sulla squadra che non avrebbe trovato. Dopo 28 giocatori impiegati l’anno scorso per tamponare 43 infortuni muscolari. Con quel che resta di una stagione ancora tutta da spiegare Allegri valorizza le ultime energie, magari con qualche errore prima di rischiare.
Il Napoli parte con una formazione opaca nelle idee. Allegri prova con due mezzepunte intorno ad Hojlund. De Bruyne e Vergara. Il campione belga tarda a darsi o trovare una idea di calcio. Vergara occupa un ruolo ibrido. Dovrebbe essere il sostituto di McTominay, l’erede di Alisson, il simmetrico partner di De Bruyne. Che confusione per un giovane a disagio nel suo club e nello stesso tempo in preallarme per la Nazionale. Non arriva un aiuto da Politano, spento e involuto, irrisolto in un dilemma. Meno rende, più rivela senilità sportiva, più gli si allunga il contratto. Sé non è un artificio ragionieristico per spalmare la cifra l’amministratore Chiavelli chiarisca cos’è. Dopo un primo tempo tutto sotto ritmo, con mezzo Napoli pigro e contemplativo e l’altro mezzo che prova a combattere, finalmente l’ora dei cambi. Con quasi mezz’ora di anticipo sul suo predecessore Conte, e cco la svolta. Favasuli difensore avanza sulla destra e si accende un fuoco vivo dov’era un vulcano spento. Lang porta la sua caparbia vivacità dove languiva Vergara. Con Lang diventa Spinazzola padrone della fascia sinistra. Gilmour prende quota e copre De Bruyne. A destra Di Lorenzo aumenta la presenza in area. Inutile che il Bologna inverta Cambiaghi con il biondo Bernardeschi. Ma è Favasuli che con la sua antica sete diventa uomo ovunque per dare l’assist del gol più atteso, sofferto e meritato a Lobotka. Vittoria giusta e in parte rassicurante. Se la società non è cieca come la fortuna cominci a studiare gli acquisiti di gennaio.
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