“Doc” ritorna e ritrova il suo pubblico
Giovedì sera Luca Argentero è passato prima dallo studio di Affari Tuoi e ha scherzato con Stefano De Martino (percepibile l’entusiasmo in gran parte del pubblico). E ha chiesto al collega se potesse chiudere cinque minuti prima per favorire la partenza della nuova stagione, numero 4, di Doc-Nelle tue mani. Che è partita comunque alle 21.50, ma siccome è stato un successone al 26 per cento, significa che comunque lo spettatore tradizionale dei giovedì sera di Rai1 si è sentito di nuovo a casa.
Punta evoluta della tradizione delle fiction per tutti, ma davvero per tutti, di quella serata classica, il futuro di Doc con Argentero incorporato è stato vagamente incerto, ma di pochissimo (c’è anche caso che lui si sia divertito molto di più interpretando lo spregiudicato avvocato Ligas su Sky).
Ma certe emozioni non si interrompono e prima ancora che si andasse in onda con la 4 è stata annunciata dall’attore in persona anche la quinta. Frase: “Se si facesse senza di me, rosicherei”, Altra frase: “Se ci saranno idee forti, ci sarò”.
Più che idee forti sono sufficienti spunti vivaci e conseguenti per qualcosa che funziona e piace, mescolando il medical classico con il drama sentimentale interno, il tutto condito con il piccolo grande caso-thriller di stagione.
E su tutto, quasi aspirando alla promozione a fiction civile, la questione della sanità pubblica martoriata da tagli e ridimensionamenti: l’ospedale Ambrosiano sotto attacco e il Doc – che torna dopo la gravissima perdita della moglie – a riprendersi il ruolo di divino rompiscatole contro i poteri forti (ricetta: tornare al passato). Roba da affidargli il Campo largo per la tigna che ci mette, ma anche da rosicare, alla pari di Argentero, constatando che il successo della fiction serve a poco o nulla nella realtà.
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L’abilità principale di avvocati e criminologi e indagatori che girano per i talk su Garlasco è quella di riuscire a non confondersi, ricordarsi dove si trovano in quel momento e chiamare con il nome giusto la conduttrice o il conduttore quando chiedono la parola.
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