Prematuro di appena un chilo e con problemi al cuore: salvato grazie a tecnica innovativa

È una macchina eccezionale, il cuore. Ma a volte, per fortuna raramente, se il piccolo ha fretta di nascere non ha tempo per formarsi completamente. Così, proprio per la prematurità, possono presentarsi cardiopatie congenite tanto gravi da richiedere una correzione pressoché immediata. La circolazione, infatti, si altera in maniera pesantissima fin dai primissimi giorni di vita, creando una condizione di estrema criticità. Da un lato, il sangue esce a fatica dal cuore sinistro, rendendo difficile il passaggio nell’aorta e quindi all’intero organismo; dall’altro, può crescere la quantità di sangue che giunge ai polmoni, con conseguente sovraccarico della circolazione in questo distretto vascolare. Risultato: la vita stessa è in pericolo. Non si può perdere tempo e occorre correggere rapidamente quanto accade. Solo che in certi casi l’intervento chirurgico salvavita non può essere eseguito, proprio per la prematurità del piccolo paziente e le sue condizioni. E allora? Allora può accadere quanto capitato a Luca, nome di fantasia. Grazie a una tecnica mininvasiva innovativa gli specialisti del Bambino Gesù di Roma sono riusciti a stabilizzare il neonato in attesa dell’intervento cardiochirurgico. Si tratta del bambino di peso più basso al mondo trattato con questa strategia.

Niente bisturi

Luca, nato in Sardegna alla 29esima settimana, è un gemellino che per la sua grave cardiopatia congenita combinata con la prematurità, non poteva essere sottoposto a un intervento cardiochirurgico. Quindi all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma si è puntato su una innovativa procedura mininvasiva eseguita interamente per via transcatetere per guadagnare tempo e consentire al piccolo di crescere. Senza aprire il torace, attraverso sottilissimi cateteri introdotti nei vasi sanguigni, gli specialisti hanno raggiunto direttamente il cuore e i grandi vasi. Nel caso di Luca è stato posizionato uno stent, una piccola retina metallica cilindrica, nel dotto arterioso per mantenerlo aperto e garantire un adeguato flusso di sangue verso l’aorta.

Non solo: per raggiungere l’altro fondamentale obiettivo, nelle arterie polmonari sono stati impiantati due speciali dispositivi (tecnicamente pulmonary flow regulators), uno a destra e uno a sinistra. Si tratta di piccoli “tappi” dotati di una membrana con una minuscola apertura che permette al sangue di continuare a raggiungere i polmoni, ma in quantità controllata, evitando di sovraccaricarli. In pratica, in qualche modo si fa qualcosa di simile a quanto si verifica in caso di intervento chirurgico, solo che si è realizzato un “bendaggio” delle arterie polmonari realizzato dall’interno dei vasi anziché attraverso un intervento chirurgico. La strategia non corregge definitivamente la cardiopatia, ma permette a neonati estremamente piccoli e fragili di guadagnare il tempo necessario per crescere e affrontare successivamente la cardiochirurgia.

Non solo Luca

Il Bambino Gesù ha iniziato a utilizzare questa strategia circa due anni fa e ha progressivamente sviluppato un programma strutturato dedicato ai neonati di peso estremamente basso. L’Ospedale è l’unico centro italiano e uno dei tre in Europa con un programma per il trattamento transcatetere delle cardiopatie congenite anche in bambini di peso inferiore al chilogrammo, a partire da circa 700 grammi. Nell’ultimo anno sono stati trattati con questa particolare strategia 5 bambini di peso compreso tra 1 e 1,8 chili. Nello stesso periodo sono stati complessivamente 30 i bambini con cardiopatie congenite e un peso inferiore ai 2 chili sottoposti al Bambino Gesù a procedure transcatetere.

“In bambini così piccoli la cardiochirurgia può non essere immediatamente praticabile e fino a pochi anni fa le possibilità di trattamento erano estremamente limitate – spiega Gianfranco Butera, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia Interventistica del Bambino Gesù – Con questa tecnica possiamo intervenire senza aprire il torace, regolando dall’interno dei vasi la quantità di sangue che raggiunge i polmoni e mantenendo contemporaneamente un flusso adeguato verso l’aorta. Non correggiamo ancora la cardiopatia: creiamo le condizioni perché il bambino possa crescere fino all’intervento definitivo”.

Il futuro per il bimbo

L’intervento ha quindi permesso di stabilizzare il neonato e di farlo crescere in attesa dell’intervento cardiochirurgico risolutivo. Grazie a questa strategia transcatetere combinata, a circa tre mesi dalla procedura, oggi Luca pesa due chili e mezzo e si prepara all’intervento chirurgico verso e proprio. A circa tre mesi dalla procedura, il percorso del bambino procede positivamente. “Siamo molto soddisfatti del recupero – sottolinea Andrea Dotta, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Terapia Intensiva Neonatale del Bambino Gesù, dove Luca è attualmente ricoverato – È nato gravemente pretermine, alla 29esima settimana, con un peso di appena un chilo e una cardiopatia molto complessa. Oggi ha più che raddoppiato il peso, è libero dalla ventilazione meccanica invasiva e si alimenta regolarmente attraverso un sondino. Anche il quadro neurologico e gastrointestinale è particolarmente confortante”. Il prossimo obiettivo è vicino: occorre raggiungere un peso di circa 3 chili, che potrebbe consentire a Luca di affrontare l’intervento cardiochirurgico necessario per correggere la cardiopatia.

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