Il diritto alla salute entra in classe: il benessere a scuola non è un lusso

“Gli ambienti hanno a che fare con la salute degli studenti. È giusto che la regione Veneto svolga un ruolo importante nelle sedi sovraregionali in accordo con le province per far sì che gli studenti possano vivere e studiare in ambienti confortevoli non solo per loro, ma anche per tutto il personale scolastico”, così il Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani a margine del suo intervento al Festival di Salute di Padova in cui ha parlato di “modello Veneto” e di medicina del territorio. La salubrità delle scuole – così come dei posti di lavoro, delle abitazioni e delle città – è un tema centrale e particolarmente urgente: problemi legati all’edilizia, sovraffollamento e (mancata) climatizzazione sono gli aspetti più critici. Rimanendo nel Veneto, per esempio, un edificio scolastico su cinque non ha nessuna delle tre certificazioni di agibilità, prevenzioni incendi, omologazione della centrale termica; secondo l’indagine svolta l’anno scorso dalla commissione per l’edilizia scolastica della Consulta Provinciale degli Studenti di Padova, tra sedi dichiarate inagibili, pannelli e travi pericolanti, infiltrazioni su laboratori informatici e muffe in numerose scuole, risulta addirittura difficile stabilire una priorità agli interventi. La questione è recentemente balzata all’onore delle cronache anche a livello europeo, a seguito delle recenti proteste da parte degli studenti francesi per le cattive condizioni delle scuole transalpine.

Festival della Salute 2026, modello Veneto con il presidente della Regione Alberto Stefani

Classi pollaio

Considerando primarie e secondarie su scala nazionale, le cosiddette “classi pollaio” nell’anno scolastico 23/24 si aggiravano intorno al 6% (facendo riferimento alle norme su sicurezza e dell’edilizia che prevedono un numero massimo di 25 alunni per classe e almeno 1,96 metri quadrati a disposizione per ogni individuo); in Veneto, la percentuale di classi che supera i trenta studenti è pari al 2,89%. Frazioni che potrebbero sembrare piccole, ma che comunque corrispondono, in numeri assoluti, a decine di migliaia di studenti. La situazione è ancora più critica se si guarda alla temperatura delle aule: solo il 7,42% delle scuole pubbliche italiane nel 2025 disponeva di impianti di climatizzazione, un dato nettamente inferiore alle esigenze del territorio soprattutto in considerazione della crisi climatica e delle ondate di calore sempre più estreme e frequenti.

Cosa dice la scienza

La comunità scientifica ha più volte certificato l’esistenza di un nesso tra l’ambiente dell’apprendimento – la scuola, in questo caso – e la qualità dell’apprendimento stesso. Uno studio recentemente condotto dall’Università di Salford ha per esempio dimostrato che alcune caratteristiche fisiche degli spazi scolastici come luce, temperatura, qualità dell’aria influenzano significativamente i processi di apprendimento. Un altro lavoro, a firma di un gruppo di esperti della Technical University of Denmark ha evidenziato invece che le conseguenze della permanenza in un ambiente scolastico troppo caldo costituiscono rischi concreti di malori, svenimenti, disidratazione e colpi di calore. Inoltre, le prestazioni cognitive diminuiscono drasticamente quando la temperatura supera i 23-24°C. Garantire aule che rispettino le norme di sicurezza, ben ventilate e non sovraffollate non dev’essere considerato un privilegio o un lusso, ma un diritto inalienabile per la salute di tutti coloro che usufruiscono degli ambienti scolastici.

* Gli autori dell’articolo sono studenti che hanno partecipato al Festival di Salute di Padova: Carlo Giuseppe Mastrolia, Liceo scientifico Enrico Fermi Francesca Botta, Liceo scientifico Enrico Fermi Alberto Scatola, Liceo scientifico Alvise Cornaro

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