Ho scritto calcio sulla sabbia

Un anno fa, più o meno, il Manchester United perdeva per 3-0 il derby, ultimo atto di una riscrittura delle gerarchie in una città messa sottosopra nel giro di una quindicina di stagioni. Un tempo piccolo in cui lo scrittore Colin Shindler, tifoso del City, ha avuto modo di cambiare idea più di una volta. Il suo libro Manchester United Ruined My Life sarebbe diventato nel sequel Manchester City Ruined My Life, per la disillusione provata all’arrivo della nuova proprietà straniera, con la gentrificazione di un club e di un sentimento. Aveva intuito tutto.

In questi anni lo United ha sperimentato che perdere è terribile. Adesso il City sta scoprendo che pure aver vinto non è bastato per essere felici. Prima erano perseguitati quelli del City, poi quelli dello United, adesso tutt’e due. A quella partita era dedicato il primo numero di questa rubrica. Guardiola stava meditando l’addio, Amorim sarebbe stato licenziato di lì a poco, Michael Carrick avrebbe preso il suo posto piazzando la squadra terza nella classifica della Premier fra complimenti, applausi, la speranza di una vita nuova uguale a quella vecchia.

Manchester United, il declino inesorabile: altra sconfitta in Premier. E Conte è pronto

Sembrava che finalmente a Old Trafford avessero trovato la persona giusta, la pace, invece la curva dello United sta di nuovo aspettando un prossimo inviato dal destino, forse sarà Julian Nagelsmann, forse Antonio Conte, mentre quelli del City attendono le sanzioni che rischiano di riscrivere albi d’oro e giudizi, parabole personali e storie collettive.

Un anno dopo il senso di tutto è che col pallone va così. Ogni allenatore è quello giusto fino a quando non diventa quello sbagliato, ogni acquisto è la soluzione fino a quando non diventa un problema, ogni stagione è quella della svolta fino a quando non si scopre che la svolta era un girotondo. Non c’è nemmeno bisogno che qualcuno ci inganni, facciamo tutto da soli. Ho scritto calcio sulla sabbia.

Poche cose più del calcio, forse nessuna, sanno riprodurre in modo così crudele l’alternanza di gioie e delusioni che ci tocca, riuscendo ogni volta a farcele sembrare una sorpresa, le une e le altre. Eppure sappiamo che c’è sempre un’altra domenica e un’altra palla al centro. È la straordinaria capacità che ha questo gioco di far ripartire tutto daccapo, ogni volta, ogni volta, e ogni volta, anche quando intuiamo già il finale.

Questa rubrica si conclude qui. Grazie alla direzione e alla redazione di Repubblica per questo spazio e questa possibilità, grazie a chi ha letto ogni mattina con attenzione e spirito critico.

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