L’ultima lezione di Babylon Berlin: “La democrazia è fragile”
ROMA – Cinque settimane che avrebbero cambiato il mondo. Cinque settimane in cui tutto era ancora possibile. La quinta stagione di Babylon Berlin, la serie tedesca di grande successo ideata da Tom Tykwer, Achim von Borries e Henk Handloegten, racconta esattamente le cinque settimane del 1933 che separarono la nomina di Adolf Hitler da parte del feldmaresciallo Hindenburg a nuovo cancelliere del Reich e le elezioni del 5 marzo che consegnarono al partito nazionalsocialista il potere assoluto. Dopo dieci anni e cinque stagioni si sta per concludere la serie che ha raccontato la Repubblica di Weimar adattando i romanzi polizieschi di Volker Kutscher.
“Babylon Berlin 5”, è il 1933 e Hitler sta per prendere il potere – Trailer
“Quando abbiamo iniziato, 13 anni fa, avevamo una certezza: non saremmo andati oltre il 30 gennaio 1933, il giorno in cui Hitler ottenne il potere – spiega da Berlino Achim von Borries – arrivati all’ultima stagione, ci siamo resi conto che quel limite non segnava davvero la fine. Abbiamo capito che le cinque settimane successive rappresentano un periodo incredibile, che mostra quanto siano fragili le democrazie nelle nostre società, quanto sia fragile la nostra civiltà quando viene a mancare il buon senso. Ciò che richiede anni per essere costruito può essere distrutto in un attimo”.
Questa nuova stagione – otto episodi, due a settimana a partire dal 10 novembre su Sky e Now – si apre con un misterioso referto riguardante Hitler, redatto da un medico che lo ebbe in cura nel 1918 nell’ospedale militare Pasewalk, quando quello che allora era un soldato semplice venne ricoverato per una presunta cecità dovuta al gas mostarda. “Hitler non era ancora la figura che tutti noi conosciamo oggi; all’epoca era solo un soldato della Prima Guerra Mondiale, profondamente traumatizzato – spiega lo sceneggiatore e regista – C’è un dettaglio, raccontato da lui stesso: negli ultimi giorni di guerra, si ritrovò cieco – a suo dire, a causa di un attacco con i gas. Tuttavia, è difficile immaginare come si possa guarire da una cecità provocata da gas tossici. Gli fu diagnosticata una “cecità isterica”: fenomeno noto, che si verifica quando una persona, dopo aver assistito a orrori insopportabili, subisce un trauma tale da “spegnersi”. Se si seguono tutte le cinque stagioni, ci si rende conto che molti dei personaggi ritratti – incluso il protagonista, suo fratello, e persino il loro nemico armeno – sono, fin dall’inizio, uomini distrutti dalla Prima guerra mondiale”.
Il protagonista è sempre l’ispettore di polizia Gereon Rath, interpretato da Volker Bruch, che scompare misteriosamente all’inizio della stagione. “Per chi vive in un determinato periodo storico, è difficile cogliere il senso degli eventi mentre accadono; la prospettiva cambia radicalmente quando se ne parla a distanza di quasi cento anni – spiega l’attore che lo ha interpretato per dieci anni – Per me, la storia rimane un grande mistero; più imparo, meno riesco a comprenderla”.
Secondo von Borries però il racconto contemporaneo di quello che accadde quasi cento anni fa può essere di grande utilità. “Oggi, osservando quegli eventi, si può capire come un sistema possa essere distrutto in un lasso di tempo brevissimo, ma si può anche imparare come sia possibile opporre resistenza. C’è una trama che ruota attorno a ben 37 tentativi di assassinio contro Hitler; alcuni sono fatti noti, ma uno in particolare avrebbe potuto cambiare completamente il corso della storia. Per questo, fino all’ultimo istante dell’ultima stagione, non si può mai sapere come andrà a finire”. Mentre il commissario scompare senza lasciare traccia, la sua compagna Charlotte (Liv Lisa Fries) indaga su una serie di omicidi di reduci dal fronte, emergono sempre più indizi che suggeriscono un legame diretto tra questi delitti, il passato di Gereon e quello del nuovo Cancelliere del Reich.
La serie è considerata tra le più costose, se non la più costosa, della tv tedesca. “Si è rivelata una libertà immensa – commenta Volker Bruch – avere il tempo per prepararsi, scenografie e costumi straordinari…Non abbiamo mai avvertito alcuna pressione: i produttori hanno fatto in modo che restasse sempre un’opportunità”. La serie è arrivata a impiegare circa 700 persone, il costumista Jean Perel per una sola sequenza di questa stagione ambientata durante il Carnevale di Colonia ha realizzato 160 costumi d’epoca. “Quando nella sigla d’inizio vedi quel metronomo, ti ricordi di averlo già notato altrove. Sono oggetti che in realtà non esistono, vengono creati appositamente – spiega lo showrunner – oppure prendi le borse: ne realizzano di incredibili, che contengono di tutto – bombe, dinamite, chissà cos’altro – proprio come ci si aspetterebbe dal bagaglio di un terrorista dell’epoca. Sono fatte in cuoio, ricostruite in modo magistrale; ogni minimo dettaglio è curatissimo. Avere un budget importante ha significato, soprattutto, poter lavorare con i migliori professionisti nei rispettivi campi. Certo, se confrontiamo il budget con quello di altre produzioni, per esempio The Crown, la loro cifra era quattro o cinque volte superiore alla nostra. Facendo un confronto con serie di quel calibro, però non volevamo sfigurare. È un lavoro enorme”.
E ora che, dopo 13 anni di lavoro intensissimo, questo viaggio sta per finire che effetto fa? “È un addio al personaggio per me tanto quanto lo è per il pubblico – dice Bruch – Spero che conservino un bel ricordo di lui e, magari, che riescano a perdonarlo per quando è stato troppo intenso, troppo autoritario o impulsivo”. “Sono quasi sollevato che sia finita – confessa lo showrunner – che abbiamo finalmente raggiunto l’iceberg – per fare un paragone con il film Titanic: tutti sanno che la storia non avrà un lieto fine, eppure…È un po’ triste, ma allo stesso tempo sono anche un po’ felice. mi mancheranno i personaggi; mi mancherà scrivere per Gereon, Charlotte e tutti gli altri. Anche se posso sempre ritrovarli incontrando gli attori che li hanno interpretati”.
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