Libera, astuta potente. Valerio Massimo Manfredi racconta Zenobia, la regina di Palmira

Una donna di circa 35 anni, dai lunghi capelli neri e dai lineamenti arabo-greci, indossa l’elmo e si arma di scimitarra, arco e faretra. Rivolge una preghiera silenziosa ad Al-lat, dea della guerra, affinché protegga i suoi soldati che stanno andando a combattere, convinti di essere nel giusto, perché lei li ha ingannati.

La donna si chiama Zenobia (questa la versione romana del nome; ma lei preferisce essere chiamata con l’originale Zainab), è la prima e unica regina di Palmira, in Siria, e oggi è l’ultima in ordine di tempo tra le eroine, reali o immaginate, del mondo antico, che vengono riscoperte dalla letteratura: da Cleopatra (cui la siriana viene accostata, per le sue mire di conquista sull’Egitto) a Ipazia (matematica; linciata, smembrata e data alle fiamme dai cristiani, cui non fu mai ostile, perché accusata di stregoneria) fino a Penelope (un riferimento letterario su tutti, ma imperdibile: la poesia sulla sua Disperazione di Ghiannis Ritsos).

Zenobia. Il romanzo della Regina Guerriera (Mondadori) è il nuovo libro di Valerio Massimo Manfredi, archeologo specializzato in topografia antica, ex docente universitario, conduttore televisivo e prolifico scrittore sulle civiltà che furono. Lo ha scritto in collaborazione con Andrea Argenti, anch’egli ex accademico, appassionato di storia antica e moderna.

Il racconto, che a parte le figure e i fatti storici è frutto di fantasia, si apre nel 267 d.C. con l’omicidio del mite ma scaltro Odenato, marito di Zenobia e alleato di Roma, di cui Palmira è una colonia.

Ucciso dal cugino Meonio, d’accordo, ma per ordine di chi? Dei notabili che, grazie alle loro ricchezze, sono i veri governanti della città? Del re persiano Shapur, che Odenato aveva sconfitto? Dell’imperatore romano Gallieno, padrone tutto sommato benevolo ma infido e spregiudicato, tanto da avere lasciato morire il padre fatto prigioniero dai persiani? Il mistero verrà svelato alla fine, quando Zenobia ammetterà, anche se solo con la propria coscienza, di avere mentito alla gente di Palmira per sete di potere.

Comunque sia: morto Odenato, assassinato dalla stessa mano il figlio di primo letto Erode, la seconda moglie Zenobia diventa regina. Il popolo la ama; non altrettanto i notabili, perché donna e perché nemica di Roma e di Shapur, con cui fanno affari. È elegante, fiera, forte, coraggiosa ma anche orgogliosa (“il suo punto debole”, fa dire Manfredi a uno dei personaggi) e pochissimo incline ai sentimenti (verso gli uomini, tanto da considerarsi fortunata per il matrimonio con Odenato proprio perché senza amore; ma anche verso l’unico figlio, l’adolescente Vaballato).

Soprattutto è molto, molto ambiziosa. Il suo obiettivo? Creare un Impero d’Oriente indipendente, alla pari con quello d’Occidente. E poi attaccare Roma, approfittando della sua decadenza. Palmira, che da villaggio di nomadi del deserto è diventata “la città che tutti ammiravano, la perla dell’Oriente”, potrebbe diventare la capitale del mondo, e Vaballato detentore di un potere senza fine.

La storia si dipana tra agguati, amicizie tradite, instabili alleanze, dicotomie fratricide (due gemelli divisi dalla politica) ma anche amori sinceri: quello dell’ex generale Haddan per la prostituta Terenzia; del comandante in capo Zabdas per Zenobia; addirittura della stessa, fredda regina per Demetrio, precettore della sua adolescenza, che ricompare per salvarla da una congiura. Il duello tra i due, quando lei ancora non lo ha riconosciuto, richiama quello di Achille e Pentesilea che molto affascina la protagonista: l’amore e la morte, reale o solo sfiorata. Demetrio è anche l’unico a parlarle con onestà: contro Roma non si può vincere.

Zenobia però non lo ascolta, e sarà proprio l’ambizione a perderla. Dapprima la fortuna sembra dalla sua: conquista Antiochia, nominando il figlio legato; e poi l’Egitto, strategico per le forniture di grano a Roma e per i commerci con l’India; e tutto l’Oriente fino all’odierna Ankara. Ma l’imperatore romano Aureliano si riprende tutto, fino a vincere l’esercito palmireno guidato da Zabdas, l’amante della regina, alle porte di Antiochia. E poi il disastro, la fine di tutto: la caduta di Palmira. Zenobia tenta di fuggire verso la Persia, ma viene fatta prigioniera e condotta a Roma con Vaballato. Qui la sorte di madre e figlio si perde, per Valerio Massimo Manfredi e per la storiografia ufficiale. Di una donna forte fino alla durezza, di una madre indifferente, di una regnante bugiarda resta un dettaglio di tenerezza: nei momenti di difficoltà, Zenobia interrogava la Luna, la dea cui la madre l’aveva affidata.

Il libro

Valerio Massimo Manfredi, Zenobia. Il romanzo della regina guerriera, Mondadori, pagg. 334, euro 21

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