Appello delle imprese all’Ue: serve piano urgente per salvare la manifattura solare

Il futuro dell’industria solare europea si gioca nei prossimi giorni. Con una lettera congiunta indirizzata al vicepresidente esecutivo della Commissione Stéphane Séjourné e alla direttrice generale Kerstin Jorna, e trasmessa ai ministri del Consiglio Competitività, l’European Solar Manufacturing Council (Esmc) e SolarPower Europe (Spe) hanno lanciato un appello a Bruxelles: usare la prossima riunione dei ministri del Consiglio Competitività del 30 settembre per per annunciare un piano d’azione concreto per il fotovoltaico made in Europe.

“L’industria solare europea è a un bivio. Senza un’azione immediata e coordinata, rischiamo di perdere le ultime basi manifatturiere rimaste. Chiediamo ai leader dell’Ue di trasformare l’ambizione del Net Zero Industry Act in realtà”, ha dichiarato Walburga Hemetsberger, ceo di SolarPower Europe.

La cornice politica non manca: il Net Zero Industry Act (Nzia) e la EU Solar Charter del 2024 fissano l’obiettivo di almeno 30 GW di capacità solare prodotta in Europa entro il 2030. Ma sul campo la situazione è opposta: dispiegamento rallentato, fabbriche in difficoltà, chiusure e insolvenze lungo la catena del valore. “L’Ue deve agire ora per preservare la propria sovranità solare”, ha avvertito Christoph Podewils, segretario generale di Esmc. “L’ambizione dei 30 GW non si sta materializzando e il tempo stringe. I produttori non possono aspettare il prossimo quadro finanziario pluriennale”.

Le due associazioni indicano cinque priorità su cui i leader UE dovrebbero impegnarsi già al prossimo vertice: un Action Plan europeo per l’industria PV al 2030, una roadmap politica per ricostruire e ampliare la capacità manifatturiera lungo tutta la filiera; revisione delle norme sugli appalti pubblici, per premiare resilienza, cybersicurezza e contenuto europeo, garantendo spazio al “Made in Europe” nelle gare, un nuovo fondo per la manifattura cleantech, con una linea dedicata al solare che copra sia Capex che Opex.

E ancora: estensione del sostegno operativo temporaneo (Opex), oggi limitato, a tutti i segmenti della filiera per evitare ulteriori chiusure e salvaguardare l’occupazione qualificata; maggiore ruolo della Banca europea per gli investimenti (Bei), con prestiti a tasso zero o agevolato, controgaranzie e criteri “Made in Europe” nei progetti finanziati.

“Questo è un momento decisivo”, conclude la lettera. “L’Ue deve dimostrare di essere pronta a preservare e ricostruire l’industria solare europea, prima che sia troppo tardi”.

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