Clima: il Parlamento Ue conferma il -90% al 2040, ma passo indietro sulla finanza sostenibile

Giornata cruciale per il futuro del Green Deal. Oggi (13 novembre) il Parlamento europeo ha votato su due pilastri della politica climatica e finanziaria dell’Unione: la modifica alla Legge Clima per fissare l’obiettivo di decarbonizzazione al 2040 e il pacchetto di semplificazione legislativa sulla finanza sostenibile, il cosiddetto “Omnibus I”. Due dossier con esiti molto diversi, che mostrano quanto sia ormai difficile costruire una maggioranza stabile sulle politiche ambientali in una fase di forte pressione politica interna e internazionale.

Target clima al 2040

Sul fronte climatico, l’Aula ha approvato la riduzione del 90% delle emissioni nette entro il 2040 rispetto al 1990, confermando la posizione adottata dai ministri dell’Ambiente ed Energia dei 27 Paesi Ue sulla traiettoria da perseguire verso la neutralità climatica al 2050. La maggioranza è stata solida, nonostante due emendamenti votati a scrutinio segreto: uno per rinviare di tre anni l’avvio del nuovo sistema di scambio delle emissioni per edifici e trasporti stradali (Ets2), l’altro per abbassare il target climatico all’83%. Entrambi sono stati respinti.

Per Ecco, il think tank italiano per il clima, il voto è un segnale politico importante. “Il Parlamento oggi ha scelto la coerenza”, osserva Marta Lovisolo, senior policy advisor sulle politiche europee. “È prevalsa la responsabilità verso cittadini, imprese e generazioni future.”

La modifica della Legge Clima introduce anche nuove forme di flessibilità: fino a cinque punti percentuali della riduzione potranno provenire da crediti di carbonio internazionali di alta qualità; per le emissioni più difficili da abbattere sarà possibile ricorrere a rimozioni permanenti di CO2 sul territorio europeo. Approvato anche lo slittamento dell’avvio dell’Ets2 al 2028, evitando l’impatto troppo brusco che avrebbe determinato con l’inizio del 2027.

Omnibus I, cosa cambia

Molto diverso l’esito sul pacchetto Omnibus, nato per alleggerire gli oneri amministrativi ma con un impatto diretto sulla finanza sostenibile, perché interviene proprio su due pilastri della disclosure Esg: la rendicontazione (Csrd) e la due diligence lungo la catena del valore (Csddd). Senza dati solidi e comparabili, infatti, la capacità dell’Europa di orientare gli investimenti verso la decarbonizzazione viene indebolita. Secondo molti osservatori, tra cui Ecco, le modifiche approvate rischiano di compromettere la credibilità dell’intero quadro europeo della finanza sostenibile. Il voto congiunto tra Ppe ed estrema destra — un’alleanza inedita — ha ridotto in modo sostanziale gli obblighi di rendicontazione (Csrd) e di due diligence (Csddd), esentando ampie fasce di imprese e rimuovendo l’obbligo di predisporre piani di transizione.

La posizione negoziale approvata dall’Aula — 382 voti favorevoli, 249 contrari, 13 astensioni — restringe drasticamente il campo di applicazione della rendicontazione di sostenibilità: l’obbligo varrà solo per le imprese con più di 1.750 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato. Anche l’informativa sulla tassonomia sarà limitata allo stesso perimetro. Le norme vengono semplificate: meno requisiti qualitativi, standard settoriali non più obbligatori, divieto per le grandi imprese di chiedere alle Pmi informazioni oltre gli standard volontari. Sul versante della due diligence, l’obbligo scatterà solo per le società con oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato. Le aziende dovranno adottare un approccio basato sul rischio, utilizzando per lo più informazioni già disponibili. Viene eliminato anche l’obbligo di elaborare un piano di transizione compatibile con l’Accordo di Parigi. Le sanzioni restano affidate agli Stati membri, così come la responsabilità civile. I deputati chiedono inoltre alla Commissione un portale digitale unico che raccolga moduli, linee guida e obblighi Ue sulla rendicontazione.

I negoziati con i governi inizieranno il 18 novembre, con l’obiettivo di chiudere entro il 2025. Un passaggio chiave per capire se l’Unione riuscirà a conciliare semplificazione e ambizione climatica o se la direzione intrapresa rischia di allontanarla dai suoi impegni.

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