Clima, l’Ue a un passo dal target 2030: emissioni ridotte del 37% dal 1990
L’Europa continua a ridurre le proprie emissioni di gas serra e, salvo rallentamenti, potrebbe centrare i target climatici al 2030. È quanto emerge dal nuovo rapporto “Trends and Projections in Europe 2025” pubblicato il 6 novembre dall’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), che misura i progressi compiuti dagli Stati membri verso i target climatici ed energetici.
Secondo le stime, nel 2024 le emissioni nette di gas serra dell’Ue sono diminuite di un ulteriore 2,5%, portando il totale a una riduzione del 37% rispetto ai livelli del 1990. Se si considerano solo le emissioni prodotte all’interno dell’Unione, escludendo trasporto aereo e marittimo internazionale, il calo supera il 39%.
Complessivamente, gli Stati membri prevedono di conseguire entro il 2030 una riduzione del 54% rispetto al 1990: un risultato molto vicino al target del -55% fissato dalla legge europea sul clima, ma raggiungibile solo a condizione che vengano pienamente attuate tutte le misure e politiche previste.
Come negli anni scorsi, il contributo maggiore alla diminuzione delle emissioni è arrivato dal settore della produzione energetica, dove la transizione verso fonti più pulite continua a produrre effetti tangibili. In altri comparti, come agricoltura, edilizia e gestione dei rifiuti, i progressi restano invece più limitati, mentre nel 2024 si è registrato un leggero aumento delle emissioni industriali e dei trasporti, sia interni sia internazionali.
Il rapporto segnala tre criticità principali che rischiano di rallentare la corsa dell’Europa verso la neutralità climatica. La prima è la flessione delle vendite di veicoli elettrici nel 2024, dopo anni di crescita costante. La seconda riguarda la stagnazione delle riduzioni di gas serra in diversi settori produttivi e in alcuni Stati membri. La terza è la tendenza negativa di lungo periodo nella capacità di assorbimento del carbonio delle foreste e dei suoli europei, un tema cruciale per la compensazione delle emissioni residue.
Nonostante queste difficoltà, la transizione energetica europea è ormai ben avviata. L’Eea rileva che la riduzione complessiva delle emissioni dal 1990 è dovuta in gran parte al cambiamento strutturale del sistema energetico: l’Ue ha ridotto in modo significativo l’uso dei combustibili più inquinanti, come carbone e petrolio, e accelerato la diffusione delle fonti rinnovabili.
L’obiettivo condiviso è raggiungere almeno il 42,5% di energia rinnovabile entro il 2030 e ridurre ulteriormente i consumi finali. Ma la distanza da questi traguardi resta ampia. Per rispettare le tempistiche, la capacità installata di energia pulita dovrà più che raddoppiare rispetto alla media annua degli ultimi cinque anni, e lo stesso ritmo servirà per la riduzione dei consumi energetici.
L’Eea giudica queste ambizioni “raggiungibili ma impegnative”: serviranno piena attuazione delle normative già approvate e un forte potenziamento delle tecnologie abilitanti, dalle pompe di calore ai veicoli elettrici, che consentono di tagliare le emissioni e ridurre l’uso di combustibili fossili.
Il rapporto conclude che le basi del progresso sono solide: negli ultimi anni si è registrata un’accelerazione nelle riduzioni di emissioni e nella diffusione di soluzioni tecnologiche e politiche efficaci. Restano però sfide importanti, come il rafforzamento dei pozzi naturali di assorbimento del carbonio, la decarbonizzazione del trasporto su gomma e marittimo e l’attuazione coerente delle politiche nazionali.
Ogni tonnellata di CO2 evitata, conclude l’Agenzia, riduce rischi e costi futuri. Ogni nuova installazione rinnovabile, ogni edificio riqualificato o veicolo elettrico immesso in circolazione rappresenta un passo concreto verso un’Europa più pulita, indipendente e resiliente.
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