Ex Ilva, arriva la manifestazione di interesse di Federacciai: una cordata di 14 aziende
ROMA – La manifestazione di interesse è arrivata. Per l’Ilva c’è anche una cordata italiana, formata dai principali nomi dell’acciaio, pronta a rilevare il complesso di Taranto, esclusa l’area a caldo messa fuori gioco dal Tribunale di Milano e di non interesse per le imprese che si sono candidate. In ballo ci sono anche tutti gli altri siti del gruppo in Italia.
La cordata italiana
Una squadra messa insieme dal numero uno di Federacciai, Antonio Gozzi, che nel giro di una quindicina di giorni, è riuscito a coagulare attorno allo stesso obiettivo l’interesse di quattordici aziende, da Arvedi a Marcegaglia, da Feralpi ad Acciaierie Venete, fino a Beltrame, Alfa Acciai, Duferco, O.R.I. Martin e altri big della siderurgia tricolore. Il segnale era atteso dai commissari di Acciaierie d’Italia e dal governo, che aveva spinto perché l’industria nazionale, che ha sempre mostrato timidezza rispetto al dossier Ilva, uscisse allo scoperto. La situazione si è sbloccata dopo la decisione della Corte di Appello del Tribunale di Milano, che impone la chiusura degli altoforni causa emissioni elevate e presenza di amianto. Stop fissato per il 26 ottobre.
Una scelta contro la quale, il 14 agosto, i commissari hanno presentato ricorso in Cassazione, ma che in realtà, rende più agevole la scesa in campo della cordata nazionale da sempre non interessata all’aria a caldo, ma ai laminatoi e a tutto il complesso a freddo. Manifestazione attesa come offerta alternativa a quella degli indiani di Jindal, che fino all’inizio di agosto erano i favoriti rispetto al percorso avviato dell’esecutivo Meloni per la cessione di Acciaierie d’Italia e che dicono di voler prendere tutto, altiforni compresi. In lizza, formalmente e a botte di rilanci, c’è pure il fondo americano Flacks.
Si aggiungono ora i 14 acciaieri italiani: ABS Acciaierie Bertoli Safau, Acciaieria Arvedi, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext), AFV Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Duferco Travi e Profilati, Feralpi Siderurgica, Ferriera Valsabbia, Lucchini RS Holding, Marcegaglia Carbon Steel, O.R.I. Martin e Rubiera Special Steel.
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I prossimi passi
Cosa cambia con la manifestazione presentata da Gozzi? L’iter potrebbe ripartire da zero per permettere agli italiani di accedere alla due diligence e presentare un’offerta vincolante già a settembre. Offerta che potrebbe essere confrontata con le altre alla prossima riunione del tavolo al ministero delle Imprese e del Made in Italy, sempre a settembre. Intervistato da Repubblica il presidente di Federacciai spiegava che l’interesse era rivolto «a tutto quello che viene a valle delle bramme, compresi i laminatoi a caldo, non agli altiforni e alle acciaierie a colata continua, di cui non vogliamo sapere nulla». Altro punto era che restasse sulle spalle dello Stato «la gestione dell’eredità legale, ambientale e sociale dell’area a caldo». Come soluzione ponte «Marcegaglia ha detto di essere disposta a inviare 200 mila tonnellate di bramme a Taranto ai primi di ottobre in conto trasformazione» per sostenere l’attività. Per Gozzi «tutto si potrebbe chiudere entro l’anno, per essere operativi nel 2027».
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