Il turismo sociale di Marina di Venezia

Dalla strada che costeggia Punta Sabbioni il camping village più grande di Europa non si nota subito. Settanta ettari. Tre mila piazzole che fanno da cornice alle unità abitative, caravan e minicavan. Un campo da minigolf, aree attrezzate per le famiglie, parchi divertimento. Famiglie con bambini, tantissimi e di tutte le età. Si scivola sulle giostrine, si prende il sole tiepido di settembre. Si passeggia lungo il decumano centrale, “il Liston”, che porta diritto alle dune di sabbia, fino al mare. Chi guarda le vetrine, chi prende un gelato o uno “spritz” ai tavolini di bar e ristoranti. Un mondo ordinato, quasi invisibile, che arriva ad ospitare fino a 12 mila persone al giorno e nel quale lavorano, tra diretti e indiretti, circa 950 persone. Un mondo fatto di due anime, la laguna e il mare, che per chi li conosce entrambi “hanno linguaggi diversi, ma qui sfumano e si sanno parlare”, dice Paolo Bertolini, presidente del Marina di Venezia a Cavallino Treporti.

Le targhe di auto e camper sono quasi tutte estere. “Siamo nati con il turismo tedesco, con i primi campeggi nel 1958, e ancora oggi rappresenta il nostro bacino principale”, spiega. La presenza di italiani qui negli ultimi anni si ferma al 5%, risultato comunque inedito: “Anche i nostri connazionali si stanno affezionando al tipo di vacanza che offriamo: non abbiamo il mare della Sardegna, e questo è innegabile, ma compensiamo con i servizi”. La dimensione di “relax” non si esprime solo con la tradizionale vacanza sotto l’ombrellone, ma con un mix di attività: la bicicletta, le piscine, le escursioni, i giochi d’acqua.

Una realtà a misura di bambino. Ma, tra i grandi mutamenti del mondo, a partire anche dal calo demografico, cambiano anche le prospettive. “Sta cambiando la ricettività. Non puntiamo più ai grandi numeri, la nostra priorità è la qualità”. Anche per questo la riqualificazioni di questo spazio negli ultimi anni ha visto l’intervento di architetti come Matteo Thun, scelto proprio perché “dobbiamo essere bravi a creare una forte italianità nonostante il nostro sia un modello che guarda al Nordeuropa. Thun, che ha uno studio a Milano ma è sudtirolese, credo abbia espresso in maniera eccellente questo spirito nel progettare il corso principale con i negozi”.

Percorrendo il “liston”, non manca il verde. Guardando sulle cime degli alberi, si nota che questi sono legati tra loro: “Lo facciamo per garantire la sicurezza degli ospiti. Dobbiamo essere pronti ad affrontare anche eventi climatici estremi. Nel 2017 abbiamo avuto un temporale con raffiche di vento così forti da abbattere ben 400 piante. Da allora ci siamo attrezzati con impianti che resistono a questi episodi e con potature studiate”.

L’ambiente è dopotutto la vera “casa” dentro la quale alloggiano i vacanzieri “mobili”: “Occupiamo il medesimo suolo che avevamo in origine. È stata una scelta precisa, e anche le nostre unità abitative, che cambiamo all’incirca ogni sette anni, sono smontabili in sette minuti”, spiega ancora Bertolini.

Intanto, cala la sera. Si cena ancora fuori, perché “la stagione estiva non è ormai più solo di quattro mesi, ma dura almeno fino a novembre, e questo è una buona notizia, anche per gestire meglio i flussi e permettere ai dipendenti di avere contratti continuativi”. I bambini giocano insieme. Norvegesi, tedeschi, italiani. “Quello che abbiamo creato qui”, conclude infatti Bertolini, è un “modello di turismo sociale”.

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