Investimenti: gli italiani vogliono sapere, ma non sanno da dove iniziare
Nove italiani su dieci sono interessati ad approfondire i temi legati agli investimenti e ai mercati finanziari, anche se in molti casi non sanno a chi rivolgersi per apprendere le nozioni necessarie. È uno dei dati centrali della quinta edizione dell’Osservatorio Edufin “Il futuro non attende”, promosso da Pictet Asset Management in collaborazione con Finer Finance Explorer, che fotografa un’Italia più consapevole ma ancora incerta. Dal 2021, la quota di cittadini che si dichiara “molto o abbastanza interessata” alla finanza è passata dal 76% al 91%. Ma la curiosità non basta a colmare il divario culturale: il 43% degli intervistati afferma di non trovare contenuti o referenti adeguati per approfondire la materia, una percentuale quasi raddoppiata in quattro anni. È la prova di una contraddizione diffusa: cresce la voglia di capire, ma mancano ancora guide autorevoli in grado di tradurre concetti complessi in linguaggio comprensibile.
L’alfabetizzazione come chiave di volta per il benessere finanziario
La ricerca, realizzata su un campione di 5 mila individui tra investitori e non, mostra un legame sempre più stretto tra cultura finanziaria e benessere personale. Per quasi la metà del campione (48%), il principale obiettivo dell’educazione finanziaria è “sostenere i propri progetti di vita”. Non si tratta più solo di imparare a risparmiare o investire, ma di acquisire strumenti per pianificare il futuro in modo consapevole.
Eppure, questa volontà di approfondire si scontra con una diffusa “fatica cognitiva”: troppi contenuti, spesso superficiali o poco verificabili, generano disorientamento. Le nuove generazioni, abituate a una fruizione rapida delle informazioni, prediligono i video brevi, che diventano la forma più efficace di e-learning finanziario.
Social, IA e il nuovo ecosistema della conoscenza
La dieta mediatica degli italiani si sposta definitivamente online. I social network sono oggi il principale canale per informarsi sulla finanza (42%), con un incremento del 15% dal 2021, mentre stampa, televisione ed eventi fisici scendono al 20%. A dominare la scena sono Instagram e, tra i giovanissimi, TikTok, mentre WhatsApp resta la piattaforma di riferimento per le generazioni più adulte.
Questa evoluzione si accompagna a una crescita della fiducia nei social come fonte di “advice informale”: dal 2% del 2021 si passa al 31% nel 2025. E si affaccia anche un nuovo attore: l’intelligenza artificiale, ritenuta affidabile dal 12% del campione. Tuttavia, quando si tratta di utilizzare l’IA per le scelte finanziarie, la fiducia scende bruscamente: solo il 23% la considera un supporto credibile.
Sul fronte istituzionale, restano forti le aspettative verso la scuola e i docenti (60%), seguiti da istituzioni come Consob e Bankitalia (47%) e dai consulenti finanziari (34%). Ma quasi la metà degli italiani pensa che l’educazione finanziaria debba iniziare solo all’università o con l’indipendenza economica, “quando ormai è probabilmente troppo tardi”.
Risparmiare sì, ma senza una bussola
Gli italiani restano un popolo di risparmiatori: il 52% riesce a mettere da parte una quota del reddito, ma in modo discontinuo e senza pianificazione. Le motivazioni principali sono due: affrontare emergenze future e garantirsi tranquillità economica (66%). Tuttavia, la previdenza complementare rimane un tabù: l’82% del campione non vi ha aderito, e solo l’1% del segmento a bassa alfabetizzazione la considera uno strumento utile.
Anche l’orizzonte temporale delle scelte resta limitato. Il 56% degli italiani conta sul sistema pensionistico pubblico o su eredità e lasciti familiari per affrontare il futuro, una dipendenza che Pictet AM definisce “eteronomia economica”. Nel frattempo cresce l’ansia finanziaria, che riguarda il 73% del campione, e domina la paura: il 68% degli intervistati ammette di lasciarsi condizionare da emozioni negative nelle decisioni economiche. “La sensazione di sicurezza è soltanto apparente e nasconde in realtà il cosiddetto loss aversion bias”, spiega Daniele Cammilli, head of marketing di Pictet AM. “Il dolore emotivo di una perdita è circa il doppio dell’euforia per un guadagno equivalente. Solo una maggiore conoscenza finanziaria consente di gestire in modo efficace ed equilibrato il proprio equilibrio emotivo”.
Investimenti prudenti, visione a corto raggio
A dominare i portafogli restano le obbligazioni (49%) e la liquidità (19%), mentre le azioni si fermano all’8%. Un segnale di prudenza che si rafforza con l’età: gli over 55 detengono la quota maggiore di azioni (14%), mentre gli under 40 preferiscono titoli di Stato e conti correnti. Il risultato è il “paradosso del lungo termine”: chi avrebbe più tempo per investire in strumenti dinamici è anche chi si mostra più restio a farlo.
“Sul fronte degli investimenti, le preoccupazioni alimentano il focus sul breve termine”, commenta ancora Cammilli. “Le scelte spesso non contribuiscono a costruire serenità economica di lungo periodo; per quella è essenziale una corretta pianificazione finanziaria che includa anche strumenti azionari, cruciali per l’aumento della ricchezza nel lungo termine”.
Educare al futuro
Per Nicola Ronchetti, fondatore e ceo di Finer Finance Explorer, il messaggio è chiaro: “Risparmio e investimento sono ormai temi imprescindibili e che interessano a tutti, inclusi i più giovani. La crescente consapevolezza collettiva e bisogno di ampliare le conoscenze economico-finanziarie ha portato all’inserimento della stessa educazione finanziaria nelle scuole a partire dallo scorso anno”.
Un segnale positivo, ma ancora lontano dal traguardo. Il futuro, come recita il titolo dell’Osservatorio, non attende: per affrontarlo servono competenze, pianificazione e la capacità di trasformare la paura in conoscenza. Perché, come conclude la ricerca, l’educazione finanziaria non è un fine, ma un mezzo per realizzare i propri progetti di vita.
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