La buona educazione fa la differenza, anche sul posto di lavoro

Questione di feeling o, meglio, di gentilezza: per creare un ambiente di lavoro positivo e costruttivo vanno semplicemente bandite maleducazione e mancanza di rispetto. A confermarlo un’indagine condotta nel mese di giugno 2025 da parte di Censuswide per conto di Babbel for business, piattaforma per la formazione linguistica aziendale, che ha coinvolto un campione rappresentativo di mille italiani dai 18 anni d’età in su. In particolare, a compromettere il benessere psicologico di 9 dipendenti su 10 (92%) sarebbero soprattutto i pettegolezzi e i giudizi ‘alle spalle’ (34% dei rispondenti), le critiche non costruttive (28%) e le facili ironie (26%). “La gentilezza rappresenta in tal senso una ‘soft skill’ trasversale in grado di fare sempre più la differenza nel moderno ambiente di lavoro – commenta Laura Gualdi, senior learning content quality manager di Babbel for business – Promuovere una comunicazione attenta e inclusiva non solo migliora la qualità della vita delle persone ma contribuisce a creare in modo concreto equità, motivazione e, in ultima analisi, impatta sulle performance aziendali”.

Particolarmente irrispettosi risultano essere gesti come interrompere ripetutamente il discorso di qualcuno (39% del campione, 45% tra i Boomer), correggere pubblicamente grammatica e pronuncia (31%), monopolizzare la conversazione senza lasciar spazio agli altri (28%) e dare per scontato il significato di acronimi e neologismi (28%, 36% tra gli Zoomer). Complici le nuove dinamiche d’interazione con i colleghi introdotte dallo smart working, il 30% degli intervistati lamenta, inoltre, le interruzioni frequenti che avvengono durante le ‘video call’, il 27% la mancanza di puntualità d’ingresso nelle riunioni e un ulteriore 27% la presenza di partecipanti impreparati che leggono appunti nascosti. Recente motivo di forte irritazione da parte di più di 4 dipendenti su 10 (43% dei rispondenti) è, a sua volta, il ‘phubbing’ – fusione di ‘phone’ e ‘snubbing’ – ovvero la pratica di ignorare una persona per prestare attenzione al proprio ‘device’. A considerarlo inaccettabile sono gli appartenenti alla Generazione X (49%, +6 punti percentuali rispetto alla media nazionale) e i Boomer (47%, +4 punti). Più tolleranti, invece, gli Zoomer (27%, -16 punti), a conferma del loro rapporto fluido tra mondo fisico e digitale.

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