Laricchia (BlackRock): “Le assicurazioni guardano ai private market”

Pur restando prudenti, le compagnie assicurative mantengono i nervi saldi. Le tensioni geopolitiche, gli allarmi sulle bolle in formazione a Wall Street e i timori di una ripresa dell’inflazione non hanno modificato la loro propensione al rischio negli ultimi dodici mesi. È questa la principale evidenza che emerge dal 14mo rapporto globale sulle assicurazioni di BlackRock, secondo il quale solo il 12% delle società intervistate intende aumentare l’esposizione complessiva al rischio entro la fine dell’anno. Si tratta di una percentuale sostanzialmente in linea con quella del 2024. Un valore certamente basso ma che non stupisce più di tanto in un settore, quello assicurativo, dove il contenimento del rischio è un obbligo.

Questo atteggiamento generale non preclude però la ricerca dei rendimenti in quelle asset class che offrono un buon rapporto fra rischi e rendimenti. È questo il caso dei private market che, ormai da diversi anni, stanno attirando l’attenzione dei colossi assicurativi. Quasi un terzo (30%) degli assicuratori – sono stati intervistati 463 professionisti senior degli investimenti in 33 mercati per un totale di 23.000 miliardi di dollari di asset in gestione – prevede infatti di incrementare gli investimenti nel corso dell’anno, segnalando il proseguimento della transizione strutturale verso il privato, un trend che si è mantenuto costante attraverso diversi cicli di tasso. Il credito privato, le infrastrutture e le strategie multi-alternative restano le opportunità più frequentemente citate. Allo stesso tempo, i mercati pubblici continuano a rappresentare la base dei portafogli: il 73% degli assicuratori intende mantenere le allocazioni attuali, mentre il 21% prevede di aumentarle.

“L’esposizione verso asset illiquidi sta aumentando ad ogni latitudine ma a velocità differenti – spiega Fabio Laricchia, di recente nominato responsabile Financial institutions group per l’Europa continentale di BlackRock – In Italia siamo infatti intorno all’8%, in Germania al 20% e negli Stati Uniti al 25%. Soprattutto in Paesi come il nostro i margini di crescita sono significativi. I private market offrono diversificazione, rendimenti il più delle volte superiori a quello dei governativi e, in molti casi, rischi contenuti. Penso per esempio al financing garantito da infrastrutture che, non a caso, rappresenta assieme al private credit uno dei comparti in maggiore espansione dei private market”.

Ed è anche conseguenza di questo trend la diminuzione dell’esposizione delle assicurazioni verso i governativi italiani. Nell’arco di un lustro, ovvero dal 2020 al 2025, il ramo vita ha visto la quota del proprio portafoglio riservata ai Btp scendere dal 41,2% al 31,7%. Su questa decisione presa dai responsabili degli investimenti ha pesato la volontà di diversificare il rischio ma anche il restringimento dello spread. “I private market sono entrati nei radar degli investitori nel periodo in cui i tassi dei governativi erano finiti in territorio negativo – prosegue Laricchia – Il ritorno dei rendimenti non ha però scalfito la loro appetibilità. Sono infatti subentrati fattori quali la decorrelazione rispetto alle altre grandi asset class, la protezione dall’inflazione e, ovviamente, i rendimenti che sono generalmente superiori a quelli degli asset liquidi”.

Dall’indagine condotta da BlackRock emerge anche come gli assicuratori stiano dirottando una larga parte dei propri investimenti verso le tecnologie legate all’intelligenza artificiale con l’obiettivo di migliorare la selezione degli investimenti e i processi di sottoscrizione del rischio. Nei prossimi 12 mesi gli assicuratori a livello europeo prevedono di investire soprattutto in software e piattaforme di gestione di portafoglio e del rischio (71%), seguiti da software di intelligenza artificiale (68%) e tool analitici e attuariali (55%). Le percentuali mostrate dalle compagnie italiane sono sostanzialmente in linea con queste. “L’efficacia dell’intelligenza artificiale dipende dalla disponibilità di dati e da infrastrutture robuste in grado di gestire grandi volumi di informazioni finanziarie e di rischio – conclude Laricchia – L’adozione di questi strumenti mira a rafforzare la competitività, aumentando precisione ed efficienza nelle decisioni operative e di investimento”.

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