Le attività di controllo nei processi di certificazione, tra analisi dei dati e verifiche ispettive

Sono diversi i fattori che condizionano le scelte di acquisto dei consumatori, come quelli economici (prezzo), sociali e culturali (stile di vita e valori di riferimento). Tra questi, si è fatta largo la sensibilità delle persone nei confronti dei temi legati all’impatto ambientale delle filiere e alla tracciabilità dei prodotti, dal vino ai beni alimentari, fino al biologico. E le certificazioni delle produzioni hanno acquisito sempre più importanza, perché garantiscono la loro trasparenza e affidabilità. Questo processo assicura benefici a consumatori e aziende: i primi sono rassicurati sulla sicurezza e sostenibilità del loro carrello della spesa; le seconde “rafforzano la loro reputazione”, ci dice Giuseppina Amodio, direttrice operativa di Valoritalia, società specializzata in controllo e certificazione delle produzioni, che spiega l’insieme di attività che vengono effettuate: “Per tutti gli schemi di certificazione – da quelle di prodotto a quelle di sistema – sono previste verifiche documentali, analitiche e ispettive. Ma la certificazione svolge un’altra funzione altrettanto importante, anche se meno evidente: vincola le imprese a operare all’interno di un insieme di regole che esse stesse si sono date, seguendo una procedura democratica all’interno dei consorzi di tutela. Nei fatti, le regole stabilite nei disciplinari di produzione, di cui Valoritalia verifica l’osservanza, modellano un mercato nel quale la competizione avviene a parità di condizioni e rendono molto difficile trovare scorciatoie. Può sembrare un fattore marginale, ma non lo è affatto”.

Più nel dettaglio, “le verifiche documentali sono finalizzate ad acquisire i dati necessari alla verifica della tracciabilità dei prodotti e a valutare il rispetto da parte delle aziende della normativa in vigore e, nel caso delle produzioni a denominazione, dei vari disciplinari”, chiarisce l’esperta. “Ci sono poi i controlli ispettivi e analitici, effettuati a campione, e consistono in verifiche in loco, quindi nell’azienda, per esaminare processi e strutture. I controlli possono riguardare anche i prodotti: in questo caso, sempre per campionamento, si procede all’analisi di laboratorio delle merci e, per le linee a denominazione, anche di quelle organolettiche”. Alcuni controlli vengono effettuati con preavviso, quindi sono programmati; altri a sorpresa, secondo la normativa europea. E come direttrice operativa, Amodio sovrintende le varie attività, occupandosi del monitoraggio, dell’organizzazione e della pianificazione: “Il nostro lavoro si svolge su tutta la penisola, siamo 230 dipendenti, oltre 1200 collaboratori esterni: è fondamentale il coordinamento tra ispettori, uffici tecnici e i laboratori per le analisi dei campioni”.

I processi di controllo e certificazione presentano diverse sfide, fa notare Amodio: “Una prima difficoltà è la complessità normativa, soprattutto quella italiana, e gli aggiornamenti continui di regole e disposizioni. Ancora, operiamo con filiere eterogenee che richiedono competenze specifiche. A volte poi dobbiamo confrontarci con una percezione distorta della certificazione da parte delle aziende, che la considerano come una forma di controllo, un’imposizione; invece noi forniamo un servizio che attribuisce valore aggiunto ai prodotti”. Per superare questi ostacoli, Valoritalia investe sul capitale umano e sulla formazione, giuridica, tecnica e quella legata allo sviluppo delle soft skill: al netto delle competenze specifiche per le diverse filiere, “è importante avere capacità di analisi documentale, sapersi muovere durante le attività ispettive, e avere padronanza degli strumenti digitali. Per quanto riguarda le soft skill, formiamo le persone in modo che siano precise e imparziali, e in grado di comunicare chiaramente”, continua, ricordando inoltre che “Valoritalia è stata tra i promotori della costituzione di associazioni di enti di controllo per individuare criticità comuni e trovare soluzioni. E ha investito in comunicazione per sensibilizzare le aziende su una corretta percezione della certificazione”.

Amodio evidenzia l’uso delle nuove tecnologie nelle varie attività, tra cui soluzioni di intelligenza artificiale: “La digitalizzazione ci consente di gestire realtà diverse, automatizzando i processi e rendendo più efficiente il lavoro dei collaboratori. Il nostro ultimo software – che ci supporta nel comparto del vino, il nostro core business – ha funzioni che si basano sull’IA sia per effettuare analisi predittive che per la gestione dei dati, la cui elaborazione ci permette di fornire ad aziende, consorzi ed enti territoriali anche servizi diversi dalla certificazione, come analisi e previsioni sull’andamento delle filiere produttive e del mercato di riferimento”.

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