L’impatto dell’IA sul lavoro: diversificare le competenze per rimanere competitivi

La diffusione di soluzioni di intelligenza artificiale nelle fabbriche e negli uffici ha alimentato forti preoccupazioni sugli impatti sociali legati a questa svolta tecnologica, e in particolare, alla sostituzione delle persone con robot, chatbot, operatori e assistenti digitali nello svolgimento di alcuni ruoli e funzioni, a cominciare dalle attività più ripetitive e a minor valore aggiunto fino a compiti più specialistici che richiedono maggior studio, formazione ed esperienza. Per rimanere competitivi in un mercato del lavoro in rapida trasformazione, sarà cruciale “puntare sulla diversificazione delle competenze e l’integrazione di discipline parallele nel proprio percorso formativo e professionale. Sarà sempre più importante la capacità di riuscire a sorprendere”, ci spiega Giuseppe Milito, Managing Partner (Cina & Singapore) di Boyden, società che opera nel campo dell’Executive Search e Leadership Advisory, con oltre 75 uffici in più di 45 Paesi.

“Non basterà essere veloci e intelligenti nel portare a termine mansioni e incarichi, sul quel campo l’IA e le macchine miglioreranno sempre di più. Il valore competitivo sarà nell’imperfezione umana, nella capacità di raccontare facendo pause, di interpretare, di dare un senso e non solo risposte, di costruire legami, storie e visioni. L’imperfezione rende il racconto umano e indimenticabile”, continua l’esperto, aggiungendo che nelle organizzazioni occorreranno “filosofi d’impresa, storici del cambiamento, narratori, esperti di retorica aziendale capaci di dare un linguaggio alle decisioni. In un contesto caratterizzato dall’automazione della produzione, lo storytelling avrà ancora più importanza nel presentare un prodotto realizzato da macchine con l’obiettivo di suscitare emozioni umane”.

L’IA in fabbriche e uffici

Nel raccontare questo trend tecnologico, e come IA, robotica e automazione stanno rimodellando le nostre economie, Giuseppe Milito porta l’esempio delle dark factories, “impianti industriali ad alta automazione, progettati per operare senza personale 24 ore su 24, che non hanno bisogno di illuminazione o aria condizionata, riducendo costi energetici e di personale. La Cina è leader nello sviluppo di questi modelli: ha investito nella creazione di fabbriche indipendenti con manodopera automatizzata”, fa notare, raccontando il caso emblematico del colosso dell’elettronica Xiaomi, che nel 2023 ha inaugurato un impianto di questo tipo nel distretto di Changping (Pechino): “Uno stabilimento di circa 81.000 metri quadrati, interamente automatizzato, capace (secondo stime di capacità teorica) di produrre fino a uno smartphone al secondo grazie a sistemi avanzati di controllo digitale e di robotica integrata”.

Una tendenza che comporta nuove sfide per governi e imprese relative agli effetti sull’occupazione – e sulle necessità di riqualificazione – delle persone e che non si limita alle catene di montaggio e alla manifattura, ma riguarda anche i colletti bianchi. Il trend interessa infatti anche il lavoro cognitivo e, più nello specifico, tutte quelle attività di analisi e sintesi, redazionali e di ricerca, svolte a livello operativo in diversi ambiti, come quelli giuridico, finanziario e della consulenza. “Che sono poi attività di cui si occupano soprattutto i neolaureati o i lavoratori più giovani, all’inizio della loro carriera – ci dice Milito – Provenienti da ottime scuole e con un solido curriculum, in passato si occupavano di preparare presentazioni per i senior partner delle società di consulenza o le analisi di mercato per le grandi banche d’affari, o ancora realizzare ricerche per studi legali internazionali: così imparavano sul campo, accumulavano esperienza. E su queste attività venivano poi selezionati i talenti migliori. Questo tipo di mansioni oggi possono essere svolte in buona parte da soluzioni di IA, e il ruolo della persona si limita al controllo e alla revisione dei risultati”.

Per non essere travolti da questi cambiamenti e riuscire a essere competitivi sul mercato, secondo Milito sarà necessario diversificare le proprie competenze, integrando skill e conoscenze di discipline diverse: “Con un approccio simile a quello del pugile ucraino Vasyl Lomachenko, che seguì lezioni di danza classica seguendo il consiglio del suo allenatore – il padre Anatoly. Gli allenamenti in queste due discipline, apparentemente lontane, finirono per influenzare la sua tecnica pugilistica, con risultati positivi sul ring”. Sarà inoltre necessario tornare a studiare, continua l’esperto: “Ma studiare non solo nel senso di conquistare un titolo per ottenere un posto di lavoro, ma per diventare persone migliori, approfondendo temi e discipline – come la storia e la filosofia – che contribuiscono a formare l’essere umano”.

Il potere politico e quello legislativo sono chiamati a svolgere un ruolo importante, perché dovranno regolare questa trasformazione, salvaguardando diritti e interessi della collettività. “Se siamo già esposti al rischio che le macchine e i robot finiscano per lavorare al posto nostro, chi guadagnerà per spendere?”, si chiede Milito, ipotizzando che in un futuro in cui le aziende decidano di sostituire completamente il lavoro umano con robot e IA, gli stati dovranno tassare diversamente il valore della produttività automatizzata, in modo da poter garantire alle persone un dividendo sociale da questa evoluzione tecnologica, da un’economia che continua a creare valore senza il lavoro umano. “L’ansia della precarietà e l’incertezza sul futuro riguarda tutte le generazioni, dai più giovani che temono di essere sostituiti o di non riuscire a trovare un posto in azienda, ai lavoratori più anziani, che temono di essere messi da parte o di non riuscire a compiere l’ultimo salto tecnologico e professionale”.

Infine, per quanto riguarda il processo di selezione di un top manager, l’esperto sottolinea che non si fa ancora uso dell’IA (o questa tecnologia ha un ruolo marginale). Si tratta ancora di attività basate su un lavoro umano di connessione e sulle segnalazioni: “La ricerca e l’individuazione dei profili dirigenziali adatti per guidare un certo tipo di azienda – in Asia soprattutto di country manager e cfo – è ancora un lavoro che possiamo definire ‘analogico’, si basa su relazioni e referenze, oltre che sull’analisi delle competenze, del suo background professionale e culturale, delle esperienze internazionali. Segnaliamo il candidato che ha determinate caratteristiche professionali, che è stato esposto a un modo di pensare e di fare impresa, e a una cultura aziendale che sono simili a quello del nostro cliente”.

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