Logistica italiana, riparte la crescita: AI e sostenibilità cambiano la filiera
Dopo la frenata del 2023, la logistica conto terzi torna a crescere. Nel 2024 il fatturato ha registrato un +1,7% e nel 2025 toccherà i 112,4 miliardi di euro (+1,9% secondo le stime), segno di una filiera che, pur tra costi in aumento e incertezze globali, sta sperimentando nuove forme di efficienza. Il comparto conta oggi circa 79.000 aziende, una platea stabile ma attraversata da profonde trasformazioni organizzative e tecnologiche.
Il 2025 vede ancora crescere i costi operativi: la manodopera segna +4,4%, l’energia elettrica +7,9%, gli affitti +3,5%. A scendere sono invece diesel (-3,7%) e costo del denaro (-22%). Intanto, l’integrazione verticale avanza: gli operatori internalizzano più processi, riducendo la dipendenza da terzisti e portando la quota dei servizi acquistati da altri dal 71,9% al 68,9%.
Il quadro arriva dall’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano, presentato al convegno “Intelligenza (artificiale e umana) per il futuro della Logistica”. Un settore che resta esposto a volatilità, costi variabili e difficoltà nel reperimento di manodopera. “Il mondo a cui eravamo abituati non esiste più”, osserva Marco Melacini, responsabile scientifico dell’Osservatorio. Una sfida che spinge le imprese a ripensare modelli, governance e competenze. Quasi un terzo delle aziende committenti (30%) ha già avviato progetti di intelligenza artificiale nella logistica; in tre anni saranno il 44%. Tra le grandi imprese l’adozione sale al 46%, mentre nelle piccole si ferma al 19%, segno di un divario tecnologico ancora marcato. Le applicazioni più diffuse riguardano le attività “da ufficio”: gestione ordini, previsioni della domanda, riordino dei materiali. Per i blue collar l’AI entra soprattutto nelle operazioni di magazzino e trasporto.

L’81% delle aziende che ha adottato soluzioni di AI dichiara benefici concreti, dalla qualità del servizio alla riduzione dei costi, fino al miglioramento della sostenibilità operativa grazie a processi più efficienti. Ma l’innovazione richiede dati affidabili, competenze e una governance chiara. “Non basta comprare tecnologia: serve ripensare i processi”, sottolinea Damiano Frosi, direttore dell’Osservatorio. La sostenibilità resta una priorità, ma procede con passo più cauto. Il 68% delle aziende sta investendo nella misurazione accurata delle proprie emissioni e prestazioni ambientali: un prerequisito per qualunque strategia credibile di decarbonizzazione. Tuttavia, il 78% ha messo in standby i progetti più innovativi perché richiedono investimenti consistenti e ritorni di lungo periodo.
Il packaging è l’area su cui si concentrano gli sforzi, spinti dal nuovo regolamento europeo sugli imballaggi: materiali a minor impatto, più cicli di utilizzo e reverse logistics strutturate per ridurre sprechi e CO2. Anche la tracciabilità avanza, con sistemi digitali che monitorano l’intero ciclo di vita degli imballaggi. La volatilità dei prezzi ha spinto imprese e fornitori a rivedere i contratti: il 74% degli accordi di trasporto e il 68% di quelli di magazzino include oggi elementi indicizzati (carburante, Istat, minimi salariali). Crescono anche clausole di tutela reciproca, polizze assicurative e pratiche di miglioramento continuo formalizzate nei contratti. La collaborazione aumenta: la condivisione dati tra committenti e fornitori è ormai al 77%.
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