Mercati privati, investitori ottimisti. E il 43% prevede di aumentare gli impegni di capitale
Gli investitori nei mercati privati mostrano un generale ottimismo, prevedendo opportunità di performance stabili o migliori per il prossimo anno, dalle infrastrutture al real estate. Ma non sottovalutano i rischi legati alle questioni geopolitiche e ai dazi, che sono le fonti di maggior preoccupazione. Sono alcuni dei risultati del Private Markets Diagnostic Survey del 2025 di Goldman Sachs Asset Management, che analizza le opinioni degli investitori sui mercati privati, le prospettive macro e le principali tendenze che caratterizzano il settore. Più nel dettaglio, lo studio sottolinea che il sentiment generale risulta stabile o in miglioramento rispetto al 2024 in tutte le asset class, con un aumento più marcato dell’ottimismo verso le strategie real asset.
Sentiment e prospettive di mercato
L’indagine dal titolo “Turning the Corner?” si basa sulle risposte di oltre 250 Limited Partners (investitori) e General Partners (fund manager) a livello globale, facendo notare che gli investitori nei mercati privati mostrano maggiori aspettative legate alla generazione di liquidità attraverso diverse modalità di exit. Tra gli LP, un numero maggiore risulta avere una sottoesposizione agli alternativi piuttosto che una sovraesposizione e sta espandendo i propri programmi verso nuove strategie e strutture innovative. Per quanto riguarda i settori, in maggioranza stimano andamenti stabili o in miglioramento per il 2026 nel segmento delle Infrastrutture (93%), del Private equity (82%), del Real estate (81%) e del Private credit (70%)
In particolare, per le infrastrutture, i forti venti di coda strutturali derivanti da investimenti pubblici e privati sostengono la crescita, con opportunità legate a intelligenza artificiale, digitalizzazione, energia e commercio globale. Ancora, nel real estate, dopo tre anni di disruption, il mercato mostra segnali di stabilizzazione nelle valutazioni e nei volumi; il potenziale di reddito resta attrattivo, ma la selezione dei settori e dei singoli asset immobiliari rimane determinante.
Valutazioni e generazione di liquidità
I GP indicano le valutazioni come principale sfida per i nuovi investimenti, con il 63% che le ritiene centrali. Per quanto riguarda le exit, il 60% dei partecipanti allo studio cita ancora le valutazioni come principale sfida, subito dopo l’incertezza macroeconomica. I General Partners prevedono un forte aumento delle modalità di exit tradizionali, tra cui disinvestimenti strategici (80% rispetto al 56% nel 2024), Sponsor sale (70% rispetto al 42% nel 2024) e IPO (63% rispetto al 35% nel 2024). Questi stanno inoltre ampliando l’uso di strumenti alternativi di liquidità, come i continuation vehicle: il 30% prevede di utilizzarli (rispetto a meno del 20% lo scorso anno). Mentre il 17% degli LP ha dichiarato di aver venduto partecipazioni sui mercati secondari quest’anno, rispetto all’11% dell’anno precedente.
Allocazioni e posizionamento degli investitori
La maggior parte degli LP presenta livelli di allocation inferiori o in linea con i target, continuando a espandere e diversificare i programmi di investimento. Ecco il dettaglio per asset class:
• Infrastrutture: 45% sottoesposti vs 9% sovraesposti
• Private credit: 43% sottoesposti vs 12% sovraesposti
• Private equity: 35% sottoesposti vs 21% sovraesposti
• Real estate: 26% sottoesposti vs 25% sovraesposti
Le aree di maggiore sottoesposizione sono i co-investimenti (62%) e i secondari (45%)
Mercato secondario e strumenti di liquidità
La partecipazione degli LP al mercato secondario è in aumento: 53% come investitori in fondi (rispetto al 50% nel 2024), 23% come acquirenti diretti (rispetto al 21% nel 2024), 17% come venditori diretti (rispetto all’11% nel 2024).
Ritmo degli investimenti
Pur in un contesto di rallentamento delle distribuzioni, la maggior parte degli LP prevede di mantenere o aumentare gli impegni di capitale nei mercati privati. Tra i principali fattori che incidono sui piani di investimento vi sono: scarsità di distribuzioni (31%), rallentamento del ritmo o riduzione degli importi impegnati (45%), modifica dei target di allocazione (30%), strutture di fondi differenti (13%), aumento delle esigenze di liquidità (11%).
Per il 2025, 83% degli LP prevede di impiegare lo stesso o più capitale rispetto al 2024, il 43% intende aumentare gli investimenti (rispetto al 39% nel 2024), il 17% prevede di ridurli (rispetto al 21% nel 2024) e il 40% manterrà il ritmo dell’anno precedente. Gli allocatori rafforzano le relazioni con i GP esistenti ma continuano a cercare nuovi GP per generare alpha, specializzazione e diversificazione, con oltre la metà degli impegni destinata a nuovi gestori. Il 41% degli intervistati infine individua nell’intelligenza artificiale il principale fattore di evoluzione del settore.
Crescente interesse per i veicoli evergreen
L’interesse per le strutture evergreen si estende oltre il canale wealth: più del 30% degli investitori istituzionali le considera per private equity e infrastrutture; oltre il 50% per il private credit e più del 40% per il real estate. Oltre l’80% dei grandi GP offre o valuta strutture evergreen, contro circa uno su quattro tra i gestori con meno di 10 miliardi di dollari di AUM (asset under management).
Rischi e prospettive geopolitiche
Le questioni geopolitiche restano per il secondo anno consecutivo la principale fonte di rischio, con le preoccupazioni degli investitori concentrate su conflitti e incertezza politica. Seguono instabilità politica e dazi, terzo e quarto rischio più citato. I rispondenti delle Americhe, soprattutto i GP, si dichiarano più preoccupati per le valutazioni gonfiate, considerate il rischio principale.
Meno di un terzo degli intervistati cita il rischio di recessione (era il primo nel 2023 e il terzo nel 2024). Le preoccupazioni sui tassi di interesse si sono ridotte, in un contesto di tagli o prospettive di taglio dei tassi nei principali mercati. Diminuisce sensibilmente anche la preoccupazione per costo e disponibilità dei finanziamenti.
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