Priante (Enit): “Gestire meglio i flussi per creare stabilità e occupazione”
È stata un’estate inquieta per il turismo italiano, con immagini di spiagge vuote e allarmi per le presenze in calo, ma anche di conferme, a partire dal successo della gestione di grandi eventi come il Giubileo. Eppure, Alessandra Priante, presidente di Enit, non sembra essere sorpresa, neppure di quella che lei definisce “una giungla di dati”.
Numeri contrastanti e previsioni disattese, qual è il reale stato di salute del turismo italiano?
“Ci sono alcune certezze, come essersi lasciati alle spalle la crisi post Covid, e il fatto che il nostro Paese è ormai una destinazione scelta prevalentemente da stranieri, arrivati a essere il 51,2% del totale. Ma stanno anche cambiando le nostre abitudini: da almeno due anni andiamo meno in vacanza e meno nei soliti periodi. La verità è che in corso, a livello internazionale, una generale trasformazione dei modelli di consumo, fermo restando che viaggiare e andare in vacanza è ormai considerato un bene primario”.
Quello a cui assistiamo è quindi “solo” una conseguenza di questa trasformazione?
“È inutile negare che crisi internazionali, guerre, dazi, hanno un effetto sul reddito delle persone. E, considerato che il turismo è un settore molto elastico, ovvero risponde facilmente, in positivo o in negativo, alle variazioni di prezzi, inasprirli non paga. Tanto più che le alternative ci sono e, almeno per noi, sono vicine. Osservando i trend poi, ci accorgiamo che c’è una domanda crescente di nuove esperienze, di minibreak e vacanze attive per i giovani, e un aumento di richieste di mete enogastronomiche. Certo, questo non toglie che ad alcune mete, da Venezia a Roma, non si rinuncia”.
E l’overtourism è un fenomeno che tocca particolarmente il nostro Paese.
“Più che di overtourism parlerei di cattiva gestione dei flussi: se siamo passivi finiamo con il subire, mentre sapendo cosa ci aspetta, potremmo organizzare meglio l’accoglienza. Ecco perché penso che l’Intelligenza artificiale possa diventare uno strumento essenziale per analizzare e capire i dati più velocemente e costruire modelli predittivi”.
Secondo i dati Enit, nel 2024 il contributo del turismo all’economia italiana è stato il 10,8% del Pil, generando il 13% di occupazione. Possiamo fare qualche previsione?
“Sicuramente i grandi eventi come il Giubileo o le Olimpiadi di Milano-Cortina daranno il loro apporto: gli effetti si vedranno nel 2026. Il vero traguardo per un contributo al Pil stabile però, lo avremo quando il reddito si tradurrà in occupazione costante, in un’industria che dà lavoro dodici mesi l’anno e non solo durante i picchi stagionali o gli eventi. Dare stabilità al settore è prioritario e per questo sarebbe utile uscire dalla stagionalità, progettare un’offerta turistica a lungo termine in cui convergano pubblico e privato”.
E l’Italia sta andando in questa direzione? Sarebbe anche una risposta all’impatto non sempre positivo che il turismo ha su territori e comunità.
“Stiamo dimostrando di adattarci bene ai cambiamenti, anche se è quasi sempre il turista a orientare le scelte quando, in un modello astratto, dovrebbe essere l’industria turistica a costruire il proprio cliente ideale. L’impatto ambivalente di questo settore su luoghi e abitanti è un tema internazionale, e l’Italia, in quanto destinazione turistica di eccellenza, deve tenerne conto. Il rischio di perdere di autenticità, diventando così meno attrattivi mentre ci si piega alle richieste dei turisti, o di impoverire le comunità insieme al patrimonio immobiliare, esiste. È una questione per cui serve, auspicabilmente il prima possibile, una strategia nazionale e regionale”.
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