Turismo, trasformare lo slancio in sviluppo strutturale

C’è ancora chi la chiama estate. Tra allarmismi ed entusiasmi, la penisola italiana resta meta sognata da milioni di villeggianti (circa 18 solo nel mese di agosto, secondo le ultime stime di Federturismo) che, tra città d’arte, borghi, mare e montagna, hanno trascorso qui la bella stagione. Quella appena finita ha, però, illuminato anche nuove tendenze e dibattiti tra gli addetti ai lavori. Come sottolinea Federalberghi in un testo intitolato il “Petrolio d’Italia”, chi accoglie si trova a riflettere ancora una volta sul fatto che, se il settore turistico contribuisce per il 10% al Pil nazionale, è pur vero che “la bellezza non basta e l’Italia non si vende da sola”.

Secondo Massimiliano Schiavon, vicepresidente Federalberghi nazionale e presidente Federalberghi Veneto, il quadro è positivo, ma “mostra un nuovo volto del turismo”. Gli italiani che sono partiti per le vacanze sono stati oltre 36 milioni, generando 41 miliardi di euro di spesa. La domanda internazionale, spiega Schiavon, “continua a crescere a ritmi elevati, trainata in particolare dai mercati di Germania, Francia, Usa, Svizzera e Canada”. Emergono però nuove esigenze per chi accoglie: “Da un lato, la destagionalizzazione più marcata in corrispondenza di maggiori flussi di clienti provenienti dall’estero. Dall’altro la necessità di sostenere le imprese, chiamate a gestire costi elevati per l’energia e difficoltà di reperimento del personale. Per il futuro servono politiche stabili, accesso al credito e investimenti in sostenibilità e innovazione. A ciò si affianca la necessità di favorire un miglioramento qualitativo delle strutture e di consolidare un modello culturale di riferimento capace di rafforzare l’identità e la competitività del sistema turistico”, conclude.

Ripercorrendo i mesi “caldi” dell’estate, luglio sembra essere stato quello più critico per il turismo balneare. Il calo di presenze registrate negli stabilimenti, secondo i dati diffusi da Assobalneari, avrebbe sfiorato quasi il 25% rispetto all’anno precedente. Affollamento a singhiozzo, con spiagge piene solo nei fine settimana: questa la fotografia scattata più di frequente lungo la Penisola. Di segno opposto è però la fotografia scattata dall’Osservatorio di Federturismo. Secondo l’associazione gli italiani in vacanza nel mese di luglio sono stati oltre 16 milioni. Complice le temperature italiane, molte famiglie avrebbero infatti preferito anticipare le ferie e optare per vacanze più lunghe prima di agosto. Prezzi più contenuti, clima più favorevole e minor affollamento rendono ambito anche il mese di settembre, periodo sempre più ricercato, tanto che i tour operator stimano una crescita media dei ricavi del 5%.

“Nel secondo trimestre le presenze hanno superato i livelli del 2024 e ad agosto sono stati oltre 18 milioni gli italiani in viaggio, mentre dall’estero continuano ad arrivare flussi in crescita. È un risultato che dimostra l’attrattività del nostro Paese e la capacità delle imprese di rispondere a nuove esigenze di mercato”, commenta la presidente di Federturismo, Marina Lalli, evidenziando come la sfida vera sia “trasformare questo slancio in sviluppo strutturale, con investimenti in infrastrutture, formazione e innovazione per destagionalizzare l’offerta”.

Uno slancio che si ritrova nel turismo all’aria aperta: dal 2019 – stima l’Osservatorio di Human Company – il numero delle presenze complessive è cresciuto di oltre il 13%, raggiungendo circa 37 milioni di turisti l’anno mentre cresce anche l’interesse verso un turismo “lento” e sostenibile. “Chi alloggia nelle nostre strutture vuole vivere esperienze diverse e tornare a casa arricchito. La nostra sfida è quella di offrire servizi polivalenti, dove l’ambiente è sempre protagonista”, spiega Alberto Granzotto, presidente di Faita, l’associazione che rappresenta campeggi e villaggi turistici. Anche quest’anno, “abbiamo avuto un posizionamento positivo, con alcune differenze. I campeggi in alta quota hanno avuto la crescita più importante, quasi del 5%. Il comparto “mare” (il principale) aumenta del 3%, mentre flette di un punto il ‘lago’”.

Secondo Granzotto, si sta diffondendo una nuova “filosofia” di vacanza nata soprattutto con i turisti dal nord Europa per poi trascinare, dopo la pandemia, anche gli italiani. “Negli ultimi dieci anni abbiamo lavorato molto in termini di qualità delle strutture, servizi ed esperienze da offrire agli ospiti, coinvolgendo le nuove generazioni e in particolare le famiglie”. Infine, per quanto riguarda il dilemma mare o montagna, guardando al tasso medio di occupazione delle camere analizzato da Confindustria Alberghi, le località di mare, ancora una volta, si confermano le più performanti, seppur stabili. Nonostante l’allarme lanciato a luglio, è ancora “stessa spiaggia, stesso mare”.

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