Bedin: “Che duelli con Sivori e Juliano. Vi racconto Oriali, taciturno e vincente”
Gianfranco Bedin dubbi non ne ha: «Napoli-Inter è una sfida tra big del calcio italiano, tra due grandi in assoluto, perché gli azzurri sono sempre stati un club importante e ora hanno aggiunto alla loro storia vittorie pesanti». Il mediano della Grande Inter, 3 scudetti, una Coppa Campioni, 1 Coppa Intercontinentale, oggi, a 80 anni compiuti a fine luglio, è un attento osservatore del mondo di cui è stato protagonista: «Con il cuore nerazzurro, sempre», ci tiene a precisare.
Bedin, giochiamo il big match del Maradona, è bravo nei pronostici?
«E come si fa? C’è un tale equilibrio che può finire in ogni modo. In casa o fuori sarà sempre una partita aperta. Di certo, chi la vince ne trarrà vantaggio morale non indifferente, sono risultati che possono indirizzare una stagione».

Quali sono i due giocatori di Napoli e Inter che le piacciono di più?
«Qualcuno rimarrà stupito ma per me il più forte degli azzurri è Buongiorno. Difensore strepitoso, implacabile in marcatura ma anche con piedi educati che sanno trattare la palla e impostare. Dell’Inter è semplice dire Lautaro, leader assoluto, capitano vero».
C’è un Bedin nelle due squadre?
«Il calcio è cambiato. Io spesso marcavo fisso a uomo il migliore avversario, che fosse Pelè, Rivera o Eusebio. E poi, quando occorreva, sapevo anche giocare la palla e arrivare alla conclusione e qualche gol di valore lo ho anche segnato. Oggi a uomo non gioca più nessuno. In ogni caso vedo qualche mia caratteristica in Barella nell’Inter e nello scozzese McTominay nel Napoli. Gente di qualità ma che sa anche faticare per la squadra quando serve».
Nello scorso campionato Napoli e Inter si contesero lo scudetto sino all’ultimo minuto.
«E il Napoli lo vinse meritatamente, ma è anche vero che l’Inter un po’ di colpe le ha perché sprecò situazioni favorevoli. Sono certo che i milanesi hanno imparato la lezione».
I suoi Napoli-Inter…
«Ah, ricordi bellissimi. Sempre partite incerte con protagonisti fantastici. Nella mia mente ho ancora l’immagine delle magie di Sivori, che fatica contenere quell’argentino indemoniato. E poi la classe di Totonno, cioè Antonio Juliano, che in mezzo al campo sapeva fare di tutto e di più. Ma c’è un incontro tra i tanti che rammento piacevolmente. Una sconfitta, le sembrerà strano…».
Un ko con gli azzurri le ha lasciato belle sensazioni?
«Proprio così. Correva la stagione 1970-1971 e io ero appena rientrato in squadra dopo essere stato fatto fuori dall’altro Herrera, non il Mago Helenio, un grandissimo, ma da Heriberto. Visti gli scarsi risultati però la società lo aveva esonerato chiamando in panchina Gianni Invernizzi e io ero stato nuovamente convocato. Giocammo al San Paolo, allora si chiamava così, una gara bella e sfortunata che perdemmo per 2-1, immeritatamente. Ma da quel ko nacque la grande rimonta che ci avrebbe portato alla conquista dell’undicesimo scudetto. Già, perché ci rendemmo conto della nostra forza e ripartimmo da Napoli con straordinaria convinzione. Eravamo dietro al Milan di 7 punti, Mazzola e Facchetti in aereo stilarono la famosa tabella-rimonta e conquistammo il tricolore con quattro punti di vantaggio sui rossoneri. Ecco perché quella sconfitta resta un bel ricordo…».
Nel 1971, il suo ultimo scudetto, tenne a battesimo un esordiente, interista: tal Gabriele Oriali…
«Ragazzo e ora uomo di grandi valori. Parla poco in pubblico, non gli piace apparire troppo, ma sa tenere unito un gruppo e motivarlo. In campo, nel suo ruolo, è stato un fuoriclasse e nel suo nuovo compito, ora, è una figura indispensabile per ogni club. E poi Lele è un vincente, taciturno ma vincente e sono lieto che a Napoli si trovi benissimo».
In panchina, un top allenatore e un esordiente.
«Per Conte parla il suo stratosferico curriculum. Di Chivu, che conosco, posso dire solo bene: ha dna interista e vi sorprenderà, scommetto che farà una bellissima carriera anche in panchina e sono curioso di vederlo adesso alla prova nel primo vero snodo del campionato; perché, ripeto, Napoli-Inter è una sfida tra top club, ormai una classica del calcio italiano».
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