Diritti tv del calcio, niente monopolio (e novità sul betting)
Nessun monopolio, non cambiano le regole d’ingaggio: anche in futuro, quando ci sarà il nuovo contratto tv del calcio, nessuna emittente potrà acquisire tutte le partite in esclusiva, su tutte le piattaforme. Rimarrà valido infatti anche nel nuovo (lungo) ciclo, il principio del “no single buyer”. Ci vorranno almeno due operatori in concorrenza fra loro, come adesso. Si era parlato di abolire questo principio, prevedendo che una sola emittente potesse comprare tutto (e chissà quanto ci avrebbe guadagnato il calcio…). Faceva parte del progetto di riforma della Legge Melandri cui ha lavorato, per anni, il ministro Andrea Abodi. Non si è fatto nulla, sino al 2034 si va avanti con le regole attuali poi chissà. Per qualche emittente l’abolizione del “no single buyer” sarebbe stata forse troppo penalizzante e avrebbe potuto creare grossi problemi aziendali.
La Lega di A, ovviamente, si augura che ci siano molti competitors anche stavolta, quando dovrà vendere i suoi diritti: attualmente porta in cassa circa un miliardo e 250 milioni a stagione, una bella cifra soprattutto in questi tempi non facili. E quel miliardo e oltre, serve anche di mutualità per tutto il calcio: quindi, più guadagna la Lega di A, maggiore beneficio ne hanno anche i club di serie C…
Le linee guida ora sono pronte, via libera dall’Agcm. La Lega sta lavorando adesso al bando che sarà pronto a fine anno: poi, siccome le cifre saranno alte, è probabile, come da consuetudine, che il bando vada deserto e che si passi dunque a una lunga trattativa privata. L’ad della Lega, Luigi De Siervo, è un esperto di diritti tv: sta a lui spuntare la cifra migliore in un mercato pieno di novità.

Le linee guida prevedono differenti configurazioni dei pacchetti, per piattaforma, per prodotto oppure attraverso formule miste, con l’obiettivo di mantenere appunto una pluralità di possibili acquirenti e di modelli distributivi. Saranno in vendita nel prossimo bando i diritti dal 2029 al 2034, periodo lunghissimo. Il testo delle linee guida non riguarda soltanto la tv: tra gli asset che la Serie A si riserva di commercializzare compaiono anche diritti sulle scommesse, dati delle competizioni e diritti connessi ai prediction market. Al punto 25 la Lega Serie A si riserva la possibilità di commercializzare i diritti betting, i dati relativi alle competizioni “in ogni modo acquisiti”, i diritti connessi ai prediction market, le loro successive evoluzioni e quelli collegati a tecnologie di futura invenzione. Una evoluzione continua del prodotto calcio. In futuro non conteranno solo le immagini delle partite. Basta pensare alla recente vicenda del “True Data”.
A fine agosto la Lega di Serie A ha lanciato la campagna rivolta anche agli operatori del betting, sostenendo che il dato ufficiale delle proprie competizioni rappresenta un asset strategico e che il suo sfruttamento commerciale deve passare attraverso le licenze dei dati ufficiali della Lega (solo quelli, non altri perché solo la Lega ha le telecamere negli stadi). L’iniziativa ha provocato subito la reazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm), che il 31 agosto ha contestato l’iniziativa, diffidando la Lega: ora ci sono trattative in corso, non facili. Se ne sta occupando, per la Lega, De Siervo. I presidenti dei club comunque non vogliono rinunciare a quei soldi, e a quel principio…
Condividi questo contenuto:



