Juventus, ultima chiamata: è Spalletti l’uomo anticrisi

Torino – È servita ancora una giornata di riflessioni, ma a sera Luciano Spalletti ha ricevuto la notizia: sarà l’allenatore della Juventus, fino a giugno come minimo ma per un altro anno ancora se traghetterà i bianconeri nella prossima Champions League. Guadagnerà tre milioni più bonus a stagione, gli ultimi dettagli verranno definiti in giornata e domani l’ex ct potrà dirigere il primo allenamento. Stasera guarderà con occhi diversi Juventus-Udinese, forse addirittura dal vivo, poi si butterà in quest’avventura che non lo spaventa, anche per via dell’età, dell’esperienza e dei calli che ha. Nei mesi scorsi ha detto no a Fenerbahce, Nottingham Forest e Arabia Saudita: voleva rimanere in Italia e voleva un’occasione così, perciò l’ha presa al volo senza farne una questione né di soldi né di durata del contratto, mettendo da parte i rischi che comporta addentrarsi in quel ginepraio tecnico che la Juve è diventata.

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Un martedì bianconero non proprio scontato

Il martedì bianconero è stato in ogni caso lungo e non scontato come si immaginava il giorno prima. Mentre Chiellini — rientrato all’alba da un viaggio istituzionale a Riad — teneva i contatti con Spalletti, il dt Modesto ha rilanciato quelli con Palladino, che a un certo punto ha sperato di diventare il prescelto. È stato il dg Comolli a voler tenere aperte le due possibilità, per soppesarle con calma prima di fare la sintesi tra la candidatura di due specialisti volutamente molto diversi, e non soltanto perché uno ha 25 anni più dell’altro. Dopo il “le faremo sapere” del primo colloquio, è stato poi Spalletti a ricevere la convocazione definitiva.

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Una parte della squadra faceva il tifo per Palladino

La crisi acuta della Juventus ha dunque trovato uno sbocco, anche se il momento resta tra i più delicati: non era mai successo che i bianconeri esonerassero l’allenatore a campionato in corso per tre anni di fila (prima di Tudor, era successo ad Allegri e Thiago Motta) ed è senz’altro insolito che un club così conservatore sia stato il primo della stagione a far saltare una panchina di serie A, cosa che in genere accade alle squadre di bassa classifica. Spalletti non avrà un compito facile, anche perché una parte dei giocatori faceva il tifo non per lui bensì per Palladino, ma si diceva dei calli: Lucio conosce gli spogliatoi come pochi altri e sa come gestire le eventuali correnti contrarie.

La mancanza di un regista

Più complicato sarà il lavoro meramente tecnico con una rosa non certamente costruita su misura per lui ma forse per nessun tipo di allenatore, viste le lacune e le incongruenze che ha. Più di ogni altra cosa gli mancherà un regista come quelli che ha sempre messo al centro della sua architettura (Pizarro, Lobotka, il Brozovic convertito alla geometria): Locatelli ha caratteristiche diverse, oltre alla memoria di certe frizioni avute ai tempi in cui Spalletti guidava l’Italia ed escluse il capitano juventino da Euro 2024.

Due moduli su cui lavorare

L’ex ct lavorerà su due moduli possibili, il 4-2-3-1 e il 4-3-3: nel primo, punterebbe sul doppio mediano (Thuram più Locatelli o Koopmeiners) e metterebbe Yildiz al centro dell’animazione offensiva (il tridente dietro la punta potrebbe essere completato da un giocatore più tattico, tipo McKennie o Koopmeiners), nel secondo il giovane turco farebbe l’ala sinistra come con Montella in nazionale, dove sta rendendo molto di più che nel club, e il centrocampo avrebbe un vertice basso (Locatelli) e due mezzali, Thuram e Koopmeiners. A Tudor la società contestava lo scarso utilizzo dei nuovi, Spalletti potrebbe puntare con decisione su David, evitando l’ossessivo turnover dei centravanti che aveva finito per frustrarli tutti e tre. Il materiale grezzo c’è, magari mancano un po’ di alternative ai titolari, se si vuole puntare su un modulo definito, e diversi gradi di personalità. Quella di Spalletti basterà a compensare?

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