È morta Anna Laura Braghetti, ex Br del rapimento Moro
È morta a 72 anni Anna Laura Braghetti, ex componente delle Br coinvolta nel rapimento di Aldo Moro. La carceriera del presidente della Dc (a lei era intestato l’appartamento di via Montalcini a Roma considerato una delle prigioni del presidente della Dc). E l’assassina di Vittorio Bachelet. Partecipò all’irruzione nella sede della Democrazia cristiana nel 1979: sotto il fuoco delle Br morirono due agenti.
Era malata da circa tre mesi. La sua doppia vita, tra terrorismo e lavoro in ufficio, racchiude un pezzo degli anni Settanta. È stata autrice di due libri: Il prigioniero da cui è stato tratto il film ‘Buongiorno, notte’ di Marco Bellocchio, e Nel cerchio della prigione scritto assieme alla ex Nar Francesca Mambro. “Laura Braghetti ci ha lasciato la sua umanità e intelligenza”. Gli ultimi anni della sua vita “sono stati per gli invisibili, i dimenticati. In questi 30 anni ha dato speranza ai detenuti e agli ex detenuti. Alle donne e ai loro figli rifugiati nelle case di accoglienza. Laura ha incarnato e seminato la speranza”, dice a LaPresse Mambro. Nell’ultimo periodo, Braghetti è stata impegnata infatti nel sociale con particolare attenzione ai detenuti e alle persone in difficoltà.
A dare notizia della sua scomparsa è stata la famiglia: “Ci ha lasciati la nostra cara Anna Laura circondata dall’amore dei famigliari e degli amici. I funerali si svolgeranno in forma strettamente riservata. La sua comunità degli affetti”. Su Facebook il ricordo del fratello Gianluca Peciola, attivista ed ex consigliere comunale: “È troppo dispari questo mondo, hai detto qualche giorno fa, mentre la malattia correva veloce. Eri sempre con il pensiero a cercare di risolvere i problemi degli altri. A trovare un posto protetto per chi non aveva protezione. Diranno e scriveranno di te all’indietro. Dove già non eri da tanto tempo. Perché stavi dove l’umanità chiamava. Ciao Lalla, ti voglio bene”.
La carceriera di Aldo Moro
L’ex militante della colonna romana delle Brigate rosse è stata protagonista di uno dei capitoli più drammatici e simbolici della storia italiana: il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro. Fu lei, infatti, la donna che affittò e visse nell’appartamento di via Montalcini, a Roma, che divenne la prigione del presidente della Democrazia cristiana durante i 55 giorni del suo rapimento, dal 16 marzo al 9 maggio 1978.
Nata a Roma il 3 agosto 1953, figlia della piccola borghesia cittadina, Anna Laura Braghetti lavorava come impiegata quando, all’inizio degli anni Settanta, si avvicinò alla sinistra extraparlamentare. Poi, passo dopo passo, come lei stessa racconterà anni dopo, entrò nelle Brigate rosse. “La mia scelta di entrare in un’organizzazione armata – racconterà – è stata il frutto di un lungo, lento corteggiamento, un avvicinamento graduale, come un meccanismo che scatta clic dopo clic, fino al momento finale in cui la macchina è avviata in tutta la sua potenza”.
Nel 1978, ancora incensurata, Braghetti era una militante attiva della colonna romana del gruppo terrorista guidato da Mario Moretti. A lei fu intestato l’appartamento di via Montalcini 8, nel quartiere della Magliana, dove si ritiene che Moro venne tenuto prigioniero per tutto il tempo del sequestro. In quell’appartamento, la giovane donna fungeva da copertura per gli altri brigatisti che vi si alternavano: Germano Maccari – il cosiddetto “ingegner Altobelli” – e gli altri membri dell’organizzazione terroristica. Braghetti interpretava il ruolo della padrona di casa, fingendo di essere la fidanzata di Maccari, per sviare eventuali sospetti.
L’irruzione nella sede Dc
Dopo la tragica conclusione del sequestro, con l’uccisione di Moro il 9 maggio 1978, Braghetti scelse la clandestinità. Da quel momento prese parte attiva ad alcune delle azioni più cruente della colonna romana delle Brigate rosse. Il 3 maggio 1979, durante l’irruzione alla sede della Democrazia cristiana in piazza Nicosia, aprì il fuoco insieme a Francesco Piccioni contro una volante della polizia accorsa sul posto: morirono i due agenti Antonio Mea e Piero Ollanu.
L’omicidio Bachelet
Pochi mesi più tardi, il 12 febbraio 1980, Braghetti partecipò con Bruno Seghetti all’assassinio del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Vittorio Bachelet, all’Università La Sapienza di Roma. Fu lei a sparare per prima, colpendo a morte il docente ed ex vicepresidente dell’Azione cattolica. Quell’omicidio segnò uno dei punti più alti della violenza brigatista. Arrestata il 27 maggio 1980, Braghetti venne processata e condannata all’ergastolo. Nel 1981 sposò in carcere Prospero Gallinari, uno dei dirigenti storici delle Brigate rosse, dal quale in seguito si separò.
Durante la lunga detenzione non chiese mai benefici né sconti di pena. Solo nel 2002, dopo ventidue anni di carcere, ottenne la libertà condizionale.
La vita dopo il carcere
Negli anni successivi Braghetti si dedicò a un intenso lavoro nel sociale, coordinando un servizio rivolto ai detenuti, agli ex detenuti e alle loro famiglie. Cercò così di trasformare il proprio passato in un impegno di restituzione e di ascolto. La sua figura, rimasta a lungo controversa, fu spesso al centro di riflessioni pubbliche sul tema del perdono, della colpa e del cambiamento.
I libri
Scrisse due libri: “Nel cerchio della prigione” (1995, Sperling & Kupfer), scritto con Francesca Mambro, ex militante dei Nuclei armati rivoluzionari, e “Il prigioniero” (1998, Mondadori), in collaborazione con la giornalista Paola Tavella. Proprio quest’ultimo libro, ristampato negli anni da Feltrinelli, è considerato una testimonianza unica sull’esperienza del sequestro Moro. Vi racconta la quotidianità, i rapporti umani e le tensioni che segnarono quei 55 giorni di convivenza forzata nell’appartamento di via Montalcini. Dal libro fu tratto liberamente il film “Buongiorno, notte” di Marco Bellocchio, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2003, dove la vicenda fu rielaborata in chiave simbolica e intima, restituendo la figura di una giovane donna divisa tra ideologia e coscienza.
Negli ultimi anni Braghetti aveva scelto il silenzio. Viveva a Roma, lontana dai riflettori, dedicandosi alla sua attività nel volontariato e mantenendo un profilo riservato. Non aveva mai rinnegato completamente il suo passato, ma lo aveva raccontato, nei suoi scritti e nei pochi interventi pubblici, come una ferita profonda e irrimediabile. “Cercavo un modo per cambiare il mondo – ha scritto – e tentavo di capire se le Brigate Rosse fossero lo strumento per far diventare realtà il sogno rivoluzionario. Ma quel sogno si è trasformato in incubo”.
Le reazioni
Anna Laura Braghetti “non è certamente la crocerossina apparsa nel film di Bellocchio, ma è una delle figure centrali delle Brigate Rosse degli anni 80′”, commenta parlando con l’Agi, l’avvocato Valter Biscotti, legale dei familiari della scorta di Moro, commentando la notizia della morte della brigatista. “Partecipò all’omicidio di Vittorio Bachelet e ha avuto un ruolo importante nel rapimento di Aldo Moro, perché non solo era l’intestataria dell’appartamento di via Montalcini, ma è una delle tre persone che hanno ascoltato la voce del presidente Dc all’interno della prigione del popolo. Lei e Prospero Gallinari furono incaricati di trascrivere le registrazioni di Moro”, ricorda. E che fine abbiano fatto quelle cassette, “resta uno dei misteri”, conclude.
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