Addormentarsi (e svegliarsi) a ore regolari protegge il cuore dallo scompenso

Non riuscite a prendere sonno sempre alla stessa ora e il risveglio è irregolare? Andate frequentemente incontri a pause nel sonno che, spesso, vi fanno svegliare, per poi riappisolarvi? Parlatene con il medico, specie se soffrite di scompenso cardiaco. Perché il sonno irregolare potrebbe diventare una sorta di barometro del rischio di andare incontro a nuovi eventi clinici nei sei mesi successivi per chi fa i conti con l’insufficienza cardiaca.

A sancire l’importanza del controllo del ritmo e della qualità del riposo notturno in questi pazienti è una ricerca coordinata da Brooke Shafer, professore dell’Oregon Health & Science University, condotta su persone con scompenso in fase di recupero. Lo studio, pubblicato su JACC (Journal of American College of Cardiology) Advances, dimostra che un sonno anche solo moderatamente irregolare raddoppia il rischio di un altro evento clinico come accesso al pronto soccorso, ricovero in ospedale o addirittura decesso entro sei mesi.

Insomma, che siate gufi che si coricano tardi o allodole che si svegliano presto, non rompete i ritmi. E aiuterete il cuore.

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Quando dormire male aumenta il rischio

La ricerca va considerata preliminare. Ma accende, comunque, un faro sull’importanza del sonno nella gestione dei pazienti con scompenso cardiaco. Sono stati valutati 32 soggetti che, dopo la dimissione dall’ospedale, per una settimana hanno utilizzato diari del sonno per registrare l’ora in cui si addormentavano la notte, si svegliavano al mattino e la frequenza dei riposini durante il giorno. In base a queste valutazioni si sono definiti profili di dormienti regolari o dormienti moderatamente irregolari, in base ai loro ritmi del sonno.

Dopo la dimissione dall’ospedale, 21 partecipanti hanno manifestato un evento clinico nel corso di sei mesi. Di questo gruppo, 13 sono stati classificati come dormienti moderatamente irregolari, rispetto agli otto classificati come aventi un ritmo del sonno regolare. Attenzione: dall’indagine emerge che le persone classificate con dormienti irregolari presentavano un rischio più che doppio di un evento nell’arco di sei mesi. Il tutto, anche considerando la presenza di insonnia e altre condizioni mediche che potrebbero influire sulla situazione.

“Andare a letto e svegliarsi a orari costanti è importante per la salute generale – commenta in una nota dell’ateneo Shafer. Il nostro studio suggerisce che la regolarità degli orari del sonno può essere particolarmente importante per gli adulti con insufficienza cardiaca”.

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Obiettivo sonno regolare

Puntare sull’igiene del sonno, regolando al meglio l’orologio che regola le palpebre che si chiudono e gli occhi che si aprono la mattina, potrebbe quindi consentire di disporre di un rimedio non farmacologico di grande importanza per chi fa i conti con l’insufficienza cardiaca. “Quando dormiamo e siamo a riposo, la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca diminuiscono rispetto ai livelli diurni – riprende l’esperta -. Ma la variabilità nei ritmi del sonno può alterare i meccanismi coinvolti nella regolazione del sistema cardiovascolare. Un sonno irregolare può contribuire a esiti avversi, soprattutto per le persone già affette da insufficienza cardiaca”.

Oggi, peraltro, lo scompenso rappresenta una delle principali cause di ricovero negli over-65. E va affrontato, nelle sue diverse forme, prima possibile, sia per contenere i costi ospedalieri e le ospedalizzazioni sia per migliorare la prognosi. All’inizio lo scompenso non si presenta con l’affanno o con le gambe gonfie, ma può provocare stanchezza e astenia che la persona di una certa età tende a considerare fisiologici. Importante è ricordare che lo scompenso cardiaco viene classificato in diverse categorie in base alla frazione di eiezione, che è un indice di capacità contrattile, del ventricolo sinistro: circa la metà dei pazienti con scompenso cardiaco presenta una frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata.

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Come comportarsi

“Il sonno fa bene soprattutto se si tratta di riposo regolare e non interrotto – commenta Stefano Carugo, Direttore del Dipartimento Cardio-toraco-vascolare presso l’Irccs Policlinico di Milano – Università di Milano. Questa ricerca consiglia di riconsiderare l’importanza del nostro sonno soprattutto se malati di cuore. A volte noi trascuriamo questo aspetto che invece dovrebbe essere rivalutato. specifichiamo: non è dormire “tanto” ma come si dorme: il nostro cuore ne può beneficiare in modo significativo grazie alla modulazione del nostro sistema simpatico e dello stress che ci attanaglia tutti i giorni”.

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