Contro il cancro anche un batterio può essere utile
Che il nostro intestino ospiti miliardi di batteri è ormai noto. Meno noto — ma sempre più evidente — è che alcuni di questi microrganismi possono dialogare con il sistema immunitario, influenzando persino l’efficacia delle terapie oncologiche più avanzate. È il caso dell’immunoterapia a checkpoint, che sfrutta anticorpi anti-PD-1 per “riattivare” le cellule T contro le cellule tumorali. Funziona bene, ma non per tutti. E qui entra in scena un batterio con un nome complicato e un potenziale enorme: Hominenteromicrobium YB328.
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In uno studio pubblicato su Nature, i ricercatori giapponesi hanno isolato questo ceppo batterico dalle feci di pazienti oncologici che avevano risposto positivamente all’immunoterapia. Poi lo hanno testato su modelli murini, con risultati sorprendenti: YB328 è riuscito ad amplificare la risposta antitumorale stimolando un particolare tipo di cellule dendritiche — le CD103+CD11b? — che, dopo essere state attivate nell’intestino, migrano fino al tumore. Lì, come sentinelle addestrate, presentano gli antigeni tumorali alle cellule CD8+, “accendendole” in modo mirato ed efficace.
La risposta dopo trapianto fecale
Il risultato? Tumori più esposti, sistema immunitario più reattivo e una maggiore efficacia della terapia anti-PD-1. Ancora più impressionante: quando i topi ricevevano trapianti fecali da pazienti non responder (che normalmente non beneficiano della terapia), ma con l’aggiunta di YB328, la risposta immunitaria migliorava lo stesso. Il batterio, dunque, agisce in modo dominante, migliorando un ecosistema intestinale altrimenti sfavorevole.
Il microbiota può essere modulato
Nei pazienti umani, la presenza naturale di questo microrganismo si associa a un’infiltrazione più alta di cellule dendritiche “buone” nei tumori e a un miglioramento generalizzato della risposta terapeutica, in vari tipi di cancro. Anche se siamo ancora lontani da un’applicazione clinica immediata, questa scoperta indica una direzione concreta: la composizione del microbiota potrebbe essere modulata (tramite dieta, prebiotici o futuri probiotici personalizzati) per potenziare l’efficacia dell’immunoterapia.
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Non basta più “avere un sistema immunitario forte”: serve anche un terreno fertile perché funzioni. E questo terreno passa, ancora una volta, per l’intestino.
E allora cosa possiamo fare, nell’attesa che YB328 diventi un probiotico di nuova generazione? La strada, per ora, è quella della cura quotidiana del microbiota: aumentare il consumo di fibre vegetali, preferire alimenti fermentati (come yogurt, kefir, miso, crauti), limitare zuccheri semplici e cibi ultraprocessati, evitare antibiotici non necessari. È anche utile variare la dieta per alimentare una biodiversità batterica più ricca e resiliente. In fondo, come ci sta insegnando la ricerca, coltivare i batteri giusti può diventare un tassello in più nella lotta al cancro.
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Take home messages
– Il batterio YB328 può potenziare l’efficacia dell’immunoterapia anti-PD-1.Lo fa attivando cellule dendritiche specializzate che guidano le cellule T contro il tumore.
– Una dieta ricca di fibre e alimenti fermentati può favorire un microbiota più reattivo alle terapie.
– Coltivare un microbiota sano è una strategia attiva per sostenere il nostro sistema immunitario, anche in oncologia.
REF:
https://www.nature.com/articles/s41586-025-09249-8
Aureliano Stingi, dottore in biologia molecolare, lavora nell’ambito dell’oncologia di precisione e longevità
Instagram: Aureliano _Stingi X: @AurelianoStingi
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