Cuore matto, chi si muove poco invecchiando è più a rischio di aritmie
Poca attività fisica più l’età che avanza. Fate la somma, negli adulti sani, e avrete una sommatoria di fattori di rischio importanti e indipendenti per le irregolarità del battito cardiaco che coinvolgono l’atrio. Anche oltre la fibrillazione atriale.
A indicare la massima attenzione a questi fattori, consigliando anche uno screening per gli over-50 e consentire un intervento precoce prima che si manifestino i sintomi, modificando la traiettoria di una malattia futura, è la ricerca presentata al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC2025) a Madrid. Lo studio rivela un’associazione particolarmente forte tra una minore forma fisica aerobica e il rischio di aritmie atriali frequenti e complesse, evidenziando il ruolo fondamentale della forma fisica nel preservare la stabilità elettrica del cuore.
La ricerca è stata condotta su persone sane di età tra 40 e 60 anni, senza sintomi cardiaci. L’attenzione si è concentrata sulle aritmie atriali e ventricolari comunemente osservate in individui sani e spesso considerate innocue, caratterizzate da un carico maggiore di battiti cardiaci irregolari (la cosiddetta ectopia). Oggi questa condizione viene considerata un potenziale precursore di patologie cardiache e, quindi, appare fondamentale determinare i fattori di rischio negli individui sani per interventi preventivi che abbiano effetti a lungo termine.
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Giocare d’anticipo
Gli esperti, coordinati da Amit Moses, del Chaim Sheba Medical Center in Israele, hanno scoperto che specifiche aritmie atriali risultano strettamente associate all’età avanzata e ai livelli di forma fisica. In particolare, i partecipanti con livelli di forma fisica inferiori presentano un rischio significativamente più elevato di aritmie atriali frequenti e complesse. L’età avanzata, peraltro, pesa anche nel rischio di aritmie ventricolari.
I risultati supportano lo screening delle aritmie basato sull’età dopo i 50 anni per prevenire le malattie cardiache e sottolineano l’importante ruolo protettivo dell’attività fisica nel ridurre il rischio di aritmie, anche per individui sani che non presentano ancora sintomi cardiaci. “Questi risultati sono un potente promemoria del fatto che il cuore spesso sussurra prima di urlare – segnala l’esperto -. Segnali impercettibili, come frequenti battiti cardiaci irregolari e aritmie complesse, ci forniscono un segnale precoce di rischio futuro prima che si manifestino i sintomi. Questo potrebbe consentire un intervento precoce per modificare la traiettoria della malattia, aprendoci la strada a una nuova era di medicina cardiaca preventiva”.
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Come si è svolta la ricerca
Lo studio, che mostra il valore dell’esercizio fisico aerobico adattato all’età e alle capacità individuali e basato su attività semplici ed economiche come camminare, correre, andare in bicicletta o altre attività aerobiche svolte con costanza, ha preso in esame oltre 1.150 persone sane, di età compresa tra 40 e 65 anni, in maggioranza maschi e senza sintomi di natura cardiaca o cardiopatie strutturali. Grazie a test da sforzo e a controlli Holter per registrare l’attività elettrica del cuore nel tempo si è analizzata in dettaglio la salute cardiaca dei partecipanti, in particolare per rilevare battiti cardiaci irregolari, o aritmie, e identificare se fossero correlati ad atri o ventricoli.
I ricercatori hanno raggruppato i partecipanti in base al loro “carico giornaliero di ectopia mediano”, ovvero la percentuale media di battiti cardiaci prematuri o precoci al giorno. Hanno classificato i partecipanti in base al carico di ectopia (battito cardiaco irregolare) basso o alto. Hanno scoperto che il 32% dei partecipanti presentava tachicardia sopraventricolare, il 4% fibrillazione atriale e il 6% tachicardia ventricolare non sostenuta, tutte aritmie complesse.
Attenzione: un “elevato carico ectopico atriale” è risultato associato ad età avanzata, sesso maschile, bassi livelli di fitness, ipertensione e ridotta salute renale. Un elevato carico ectopico ventricolare era associato a età avanzata e a una misura di ridotta salute renale, ma non era correlato ai livelli di fitness. L’analisi multivariata ha confermato che età avanzata e bassi livelli di fitness erano forti fattori di rischio indipendenti per possibili disturbi del ritmo atriali.
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