I nuovi farmaci anti-obesità proteggono il cuore (e non solo perché fanno dimagrire)

Per chi soffre di obesità o sovrappeso dimagrire è una strategia di prevenzione cardiovascolare fondamentale. Non stupisce quindi che i farmaci dimagranti di nuova generazione, gli analoghi del Glp-1, si siano rivelati efficaci anche nel ridurre le complicanze cardio-metaboliche dell’eccesso ponderale. Un nuovo studio suggerisce che potrebbero fare di più: i risultati del trial Select, appena pubblicati sull’European Heart Journal, rivelano infatti che l’utilizzo del semaglutide è in grado di ridurre del 20% il rischio di eventi cardiovascolari. Una percentuale che non può essere spiegata solo in termini di riduzione del peso corporeo e del girovita, e che secondo gliautori indica che il farmaco potrebbe essere considerato a tutti gli effetti come un presidio per la prevenzione cardiovascolare, e non esclusivamente un trattamento dimagrante.

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Lo studio

Lo studio Select ha coinvolto 17.604 pazienti con sovrappeso o obesità non diabetici, che sono stati suddivisi in due gruppi e trattati con semaglutide o un placebo. Nel lavoro di rianalisi guidato da Helen Colhoun, dell’Università di Edimburgo, i ricercatori hanno tracciato per un periodo di due anni l’evoluzione di diversi parametri fisiologici che rappresentano fattori di rischio cardiovascolare noti: massa corporea, circonferenza della vita, pressione arteriosa, livelli di colesterolo, indicatori di infiammazione, funzione renale e segni di diabete nei campioni ematici.

L’obiettivo era verificare se la diminuzione del 20% degli eventi cardiovascolari maggiori (come infarti, ictus o morti per cause cardiache) riscontrata nei soggetti trattati con semaglutide potesse essere interamente spiegata dal miglioramento di questi indicatori. Così non è stato: l’esito dell’analisi ha mostrato che l’insieme di questi fattori riesce a giustificare al massimo la metà della riduzione del rischio osservata. Il rimanente – ragionano gli autori – deve dipendere da altri meccanismi con cui gli analoghi di Glp-1 agiscono direttamente sul rischio cardiovascolare.

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Effetti antinfiammatori e protezione dei tessuti

Al momento, i ricercatori non sono in grado di spiegare in che modo i nuovi farmaci anti-obesità potrebbero proteggere il cuore e i vasi. “Non sappiamo cos’altro permetta al semaglutide di prevenire le malattie cardiache, ma sono stati proposti molti altri meccanismi”, spiega Colhoun. “Tra questi figurano effetti antinfiammatori non del tutto rilevati dai fattori di rischio misurati nello studio, e altri effetti diretti sul muscolo cardiaco o sul rivestimento dei vasi sanguigni. Occorrono ulteriori ricerche per esplorare appieno gli altri potenziali meccanismi attraverso cui il semaglutide riduce le malattie cardiovascolari”.

Pur trattandosi di uno studio di ampie dimensioni, i ricercatori avvertono che i risultati si basano su stime del rischio, e che la sperimentazione ha coinvolto pazienti trattati durante la pandemia, un particolare che ha inevitabilmente avuto un impatto sulla raccolta dei dati. Sottolineano inoltre che alcuni pazienti inclusi nello studio potrebbero aver perso peso per motivi diversi dall’assunzione di semaglutide, come ad esempio per fragilità, condizione che può aumentare anziché ridurre il rischio di gravi patologie cardiovascolari. Al netto di questi limiti, i risultati sono ritenuti comunque estremamente interessanti, e verranno certamente approfonditi con nuove ricerche nei prossimi anni.

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